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PMI Dome

Le imprese italiane? Tutte sotto stress

I risultati di un test sono allarmanti
di Mirko Zago | 11 novembre 2011
Cerved Group, gruppo leader in Italia nel campo della Business Information ha condotto uno stress test sulle imprese italiane simile a  quello a cui vengono sottoposte le banche per valutare il loro grado di solidità patrimoniale.

Dai dati elaborati da Cerved, l’indice di rischio medio di insolvenza per le imprese ipoteticamente “stressate” salirebbe a quota 69,7 su una scala che va da uno a cento, superiore anche a quello del 2009, in piena crisi economica.

Il tasso di decadimento ovvero il rapporto tra nuove “difficoltà” del periodo e stock degli impieghi bancari potrebbe toccare quota al 2,74%, anche in questo caso il livello più alto di sempre.

Nel biennio 2011 e 2012 le aziende che sono ricorse a prestiti e che si trovano in difficoltà a saldare i debiti arriverebbero a quota 34 mila (+5,4% rispetto al normale). Le imprese maggiormente colpite risulterebbero quelle operanti nel terziario, il 27% le manifatturirere, 19% le imprese di costruzione e le rimanenti sarebbero perlopiù aziende agricole. Il rischio maggiore verrebbe accollato alle aziende fino a un milione di euro di ricavi il cui grado di rischio salirebbe a quota 76,2, superando il record negativo del 2009.

Gianandrea De Bernardis, ad di Cerved spiega: “Il numero delle sofferenze aggiuntive non sarebbe elevatissimo, anche perché in un momento di crisi, dimuinuendo i prestiti, si riducono comunque le occasioni di difficoltà”. La simulazione ha voluto sollecitare diversi tasti dolenti del sistema economico italiano tra i quali un calo del Pil dello 0,1% nel 2011 e 1% nel 2012, tassi Euribor in Euribor in crescita dal 2,8% al 3,1 per cento.

Chi resisterebbe e chi crollerebbe?
Mezzi di trasporto, sistema moda e sistema casa rischierebbero molto con punte che riguarderebbero l’hi-tech e la meccanica. Più solidi sarebbero invece chimica, metalli ed energia. Michele Tronconi, presidente di Sistema Moda Italia commenta: “Il problema delle microimprese è reale e occorre agire per salvaguardare questa parte cruciale della filiera. I piccoli saltano anche perché da parte del sistema bancario nei loro confronti vi è un'attenzione minore. Quando è in gioco un prestito rilevante, dunque legato ad un'azienda di maggiori dimensioni, la banca è in genere disposta a trattare, concedendo dilazioni ed eccezioni. Quando a non pagare è una microimpresa l'atteggiamento è diverso. Le regole di Basilea  sono pro-cicliche e vanno temperate con interventi di sistema perché è fondamentale in questa fase tutelare il nostro patrimonio manifatturiero”.
Il Nord Est conferma il minor rischio di insolvenza, con un indice stabile nel 2012 a quota 61. Al Sud il rischio di insolvenza risulterebbe del 73,1.

Il presidente di Anima, Sandro Bonomi, in merito aggiunge: “Le difficoltà del mondo della meccanica sono aumentate in particolare per le imprese minori, quelle meno presenti all'estero e che contano soprattutto sul mercato interno. Ora, dopo un altro anno difficile, la sopravvivenza per molti è legata all'autonomia finanziaria, messa però a dura prova dai pagamenti ritardati e dal credito difficile”.


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