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PMI Dome

PMI italiane e globalizzazione

Yoshihito Wakamatsu racconta i punti di forza del Toyota Production System: "bisogna pensare al futuro"
di Mirko Zago | 30 novembre 2011
Al Zanhotel di Bentivoglio, in provincia di Bologna, si è tenuto il 28 novembre un convegno dedicato alla sfida delle Pmi di fronte ai processi di globalizzazione. Ospite d’onore dell’evento è stato Yoshihito Wakamatsu, ultimo erede vivente del Tps (Toyota Production System) che ha raccontato il successo dell’azienda grazie a sapienti politiche di contenimento dei costi, massimizzazione dell’efficienza, miglioramento delle performance e con esse della competitività. Si tratta di un trionfo quello della Toyota condiviso anche con aziende di casa come Cesab e Btc Cesab (produzione di carrelli elevatori) che hanno saputo sfruttare a proprio vantaggio l’asse con Toyota Material Handling Italia (TMHI) passando in dieci anni da 200 dipendenti a circa 600.

Wakamatsu ha spiegato che “il Tps è uno stile che ricerca l'ottimizzazione totale e globale di tutte le componenti dell'impresa. Non è solo un sistema produttivo, ma una filosofia che spinge le aziende ad operare in buona salute, pensando al futuro e non alla propria fine”.

L’ ad di Toyota Material Handling Italia Leonardo Salcerini spiega: “Rincorrere sempre il luogo del mondo dove la manodopera costa meno è una strategia che si basa su facili compromessi che frutta situazioni contingenti di Paesi in via di sviluppo che non sono neanche bacini di domanda per la produzione delle aziende”. “L’impatto del costo della manodopera è del 10%: puoi lavorarci finché vuoi, ma darà effetti limitati, perché giochi solo sull’arretratezza del Paese in cui delocalizzi. Finisce che insegui solo il costo del lavoro più basso, ma senza risultati di lungo periodo” – ha proseguito.

Aderendo invece al modello Tps, il costo del lavoro - ha precisato Ambrogio Bollini, ad di Cesab - risulta una minima frazione del costo finale di produzione”.

Secondo il responsabile di Cesab è fondamentale essere competitivi in Patria e farlo si rendono necessarie protezioni della proprietà intellettuale, anche con interventi dal punto di vista normativo. “Non è possibile – aggiunge – che vi siano importazioni in Europa da parte di aziende che non rispettano alcuna regola e nessuno dice nulla. In questo modo si perdono sia competenze, sia posti di lavoro”.

A livello globale c’è una crescita economica, ma la competitività è scesa - ha ammesso Wakamatsu - quindi anche Toyota dovrà impegnarsi per migliorare la propria competitività”. Come? Riscoprendo ad esempio la necessità di eliminare eventuali problemi in modo definitivo e non ricorrendo a  soluzioni provvisorie che finiscono con il procrastinare nel tempo le incertezze di partenza. Toyota insegna con il suo modello a prestare attenzione alle risorse, al cliente, ai metodi e alle risorse umane, unite dall’efficienza e dal coinvolgimento di tutte le parti. Un modello di successo esportabile anche in Italia, già partendo dalle nostre Pmi.

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