di Redazione PMI-Dome |
21 dicembre 2011

Le
esportazioni, tocca sana per la nostra eonomia e da sempre ai primi posti come fattore di crescita, sembrano lamentare una certa fiacchezza. I dati evidenziano come l’aumento rispetto allo scorso anno sia solo del 4,5% (al di sotto delle aspettative), avvicinandosi al dato negativo del -0,4% risalente a gennaio 2010. Se si confronta il dato con settembre i sintomi della crisi sono ancora più evidenti con un -3,2% (non era più accaduto di vedere dati così negativi dall’inizio del 2009).
La domanda estera viene a mancare con forti ripercussioni su quei settori che finora hanno “tirato avanti” proprio grazie all’export. A fare retro marcia sono proprio quei Paesi che finora hanno trainato maggiormente la domanda, ovvero i Paesi Extra Ue: -5,3% contro il -1,4% del mercato unico rispetto a settembre. La recessione a livello mondiale ora è palese. Non sono più solo l’Europa e gli Usa a pagare pegno, ma anche le economie asiatiche, che seppur in crescita devono rinunciare a qualche investimento all’estero per sopravvivere ai ritmi voluti.
Le importazioni sembrano salvarsi calando di poco. Si tratta di un calo dell'1,1% rispetto al mese precedente (-0,3% sull'anno) in questo caso imputabile ai Paesi Ue (-2,4%) riducendo il disavanzo a 1,1 miliardi di euro contro il deficit di 2,6 miliardi dello stesso mese 2010. A pesare fortemente è l’energia. Senza questa voce la bilancia commerciale dei primi 10 mesi del 2011 diventerebbe positiva (25,5 miliardi rispetto ai 18,4 dello scorso anno ma così non è, il saldo infatti è negativo per 24,2 miliardi, in lieve peggioramento rispetto ai 23,6 dello scorso anno).
Qualche nota positiva? Esportiamo più oro verso la Francia che incide per mezzo punto percentuale sulla crescita tendenziale delle vendite all'estero complessive, trend positivo anche verso la Svizzera. Bene anche articoli farmaceutici, chimico-medicinali, botanici, articoli in pelle e prodotti agroalimentari. Serve un ulteriore rafforzamento del marchio Made in Italy, vero punto di forza della nostra industria all’estero.