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PMI Dome

L’export italiano cala. Anzi no, aumenta

L’Istat rivede i parametri statistici e l’export sale al +17%
di Redazione PMI-Dome | 02 gennaio 2012
Secondo l’ultimo documento presentato dall’Istat circa l’andamento dell’export italiano sembra che il pessimismo latente e puntualmente esternato nei momenti di crisi debba scontare la sua pena.

L’Italia non sarebbe così arretrata come molti studi e molti maldicenti sosterrebbero. Dal 2000 in poi molte cose sono cambiate e il mercato ha dovuto sapersi adattare a richieste e condizioni poco favorevoli (vedi ad esempio la grande concorrenza asiatica) ma per l’Italia ce l’ha saputa fare, conquistando mercati anche difficili grazie al Made in Italy. Sono calati i volumi, ma questo non significa che siano calati gli utili, le imprese italiane puntano maggiormente su prodotti di qualità che mantengano elevato il prestigio della nostra produzione all’estero. Moda, arredo-casa ed alimentari, settori che tipicamente riconducono all’export italiano lasciano in realtà ampio spazio alla meccanica. I macchinari prodotti in Italia sono la vera forza trainante nel mercato internazionale.  

Se precedentemente si riteneva che dal 2003 al 2008 l'export italiano di beni in volume fosse aumentato solo del 12% contro incrementi del 16% delle esportazioni di Francia e Gran Bretagna e una crescita del 49% dell'export di beni tedesco, l’attenzione per i reali prezzi deflazionati all’export eleverebbero tali stime: si raggiungere quota +27% tra 2003 e 2008 (superando Francia e Uk). Le vecchie stime per quanto riguarda il periodo 2003-2010 davano l’Italia in recessione per quanto riguarda l’export (-0,5%), niente di più falso. Anche considerando gli effetti della recessione del 2009, tra il 2003 e il 2010 l'export di beni del nostro Paese risulta comunque cresciuto del 17% contro aumenti del 12% delle esportazioni di Francia e Gran Bretagna.

Diciamo la verità: l’Istat con questi adeguamenti dimostra che le statistiche sono sempre molto labili, la loro affidabilità deve scontrarsi con l’esigenza di una puntuale contestualizzaione. Comunque sia, le nuove stime portano all’Italia una sferzata di ottimismo. L’Italia non sarebbe più in declino, la competitività sarebbe elevata (addirittura di molto superiore a quella degli altri Paesi), la credibilità all’estero sarebbe crescente. Speriamo che tale ottimismo non sia viziato dagli eccessi delle festività e che con l’anno nuovo non ci si debba scontrare con una realtà ben pù dura.


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