Estensione del contributivo pro rata per tutti, aumento dell’età di
pensionamento delle donne e blocco della rivalutazione rispetto
all’inflazione per i trattamenti superiori a tre volte il minimo
di Redazione PMI-Dome |
03 gennaio 2012

Con l’inizio del nuovo anno le novità più importanti arrivano dal
fronte previdenziale.
Entreranno in vigore le nuove norme contenute nel
decreto legge 201/2011 (legge 214). Tra le principali novità è bene ricordare l’aumento dell’età di pensionamento delle donne, l’estensione del metodo contributivo per tutti, pensioni di vecchiaia con requisiti più elevati.
Secondo le regole ante-riforma, la pensione di anzianità poteva essere raggiunta se, sommando età anagrafica e anzianità contributiva, si raggiungeva un coefficiente minimo, chiamato "quota". Tale valore era previsto aumentasse nel corso degli anni, fino a raggiungere nel 2013 quota 97 per i dipendenti e quota 98 per gli autonomi. Unica eccezione, il caso in cui il lavoratore aveva maturato 40 anni di contribuzione.
Cosa cambia con la riforma?
La riforma, voluta dal ministro Fornero, ha abolito il sistema delle “quote” introducendo la pensione anticipata, che permette di andare in pensione prima dell'età di vecchiaia solo se si superano i 41 anni e un mese di contributi (per le donne) e i 42 anni e 1 mese (per gli uomini). Il requisito è destinato a crescere di un mese nel 2013 e nel 2014.
Per chi decide di andare in pensione prima dei 62 anni, l’assegno viene tagliato dell'1% l'anno. Se si opta per andare in pensione prima dei 60 anni, la forbice sarà del 2% l'anno.
Dal 2012 si può andare in pensione di vecchiaia a 66 anni avendo almeno 20 anni di contributi. L’età minima di accesso alla pensione di vecchiaia, compresi gli adeguamenti alla speranza di vita, sale a 67 anni dal 2022.
L’obiettivo è quello di unificare l'età di uscita dal lavoro.