Obiettivi parzialmente sovrapposti, metodi differenti
Le differenze fra usabilità e accessibilità diventano
molto evidenti quando si passa ad analizzarne i rispettivi metodi.
Non vi è infatti nelle norme di accessibilità alcun accenno allo user model
né alla pratica di testing con gli utenti finali per ridefinire procedure e
navigazione. Nella pratica, gli unici strumenti che l'accessibilità propone
sono le linee guida.
E' quindi una disciplina sì molto normata (e per questo gradita ai tecnici molto
più dell'usabilità, perché verificabile in maniera quasi automatica, senza bisogno
di procedure di selezione e testing di utenti, giudicate troppo dipendenti dal
valutatore - poco oggettive), ma questa normatività è anche un tranello. Infatti,
come fare per verificare l'aderenza ai principi di navigabilità e chiarezza
dei testi? Certo, ci sono le linee guida, ma è più facile a dirsi che a farsi.
Le linee guida, in fin dei conti, tracciano una strada, ma non garantiscono
che il singolo progettista sappia scrivere in maniera sintetica e chiara semplicemente
seguendo una norma. Né che l'argomento sia reso effettivamente fruibile agli
utenti o che la navigazione rispecchi il modello concettuale dell'utente.
Le linee guida tracciano una strada, danno una mano. Ma non garantiscono il risultato. Inoltre, i siti sono enormemente differenti fra loro, e non tutti i contenuti o i modelli di navigazione si adattano ai diversi casi.
A riprova, va notato che anche la verifica automatica di accessibilità online sul sito http://www.cast.org/bobby/ si limita ad una compatibilità di codice, non di progettazione del contenuto o del servizio, com'è ovvio. Ci avverte anzi che la verifica dev'essere continuata da valutatori umani, che verifichino proprio se il contenuto è chiaro e comprensibile. La navigabilità riguarda questioni di struttura profonda del sito, e non può essere risolta da una valutazione automatica.
Morale: l'accessibilità indica la meta e inizia a spiegarci come avviarcisi. Non ci offre però tutti gli strumenti per arrivarci. Non solo: lavorare seguendo esclusivamente delle linee guida - senza considerare l'utente finale nello sviluppo del progetto - può portare a trascurare possibili problemi inaspettati, legati soprattutto al modo in cui un utente gradisce utilizzare il servizio o il contenuto e non prevedibili sulla base delle sole linee guida.
L'usabilità come strumento
L'usabilità, al contrario, non è quasi una questione di codice e di compatibilità. Suo obiettivo è che il sito risponda alle esigenze dell'utente. Non necessariamente di tutti gli utenti, ma di quelli per i quali il sito è stato pensato. A meno di non credere che ogni servizio e contenuto presente in internet sia 'per tutti' (e soprattutto per tutti allo stesso modo...) indipendentemente dalle differenti esigenze, motivazioni e caratteristiche individuali, è chiaro che il problema dell'accessibilità può essere uno di quelli che chi fa usabilità si può trovare a dover affrontare, ma non necessariamente: dipende dalla natura del progetto.
Oltre a queste differenze, curiosamente l'usabilità offre però strumenti e metodi che possono essere utilizzati per completare quello che l'accessibilità lascia soltanto indicato. Gli strumenti sono l'osservazione strutturata degli utenti-target, quelli per i quali il sito è stato costruito. Attraverso l'osservazione dell'interazione fra sito e utente, l'usabilità registra errori e fraintendimenti di progettazione. Tramite colloqui con gli utenti indaga sulle ragioni di questi errori, e può così stilare una lista di suggerimenti migliorativi, in un continuo processo di prova/errore.
Un processo evolutivo continuo, l'esatto contrario della prescrittività di cui troppo spesso l'usabilità viene accusata. Solo scovando gli errori e riparandovi, un prodotto può migliorare, solo osservando e parlando con gli utenti possiamo sapere se un contenuto era chiaro, se è stato capito, se il sito è navigabile.
Un problema di metodo, dunque, e non solo di obiettivi.
Il fatto che anche l'usabilità proponga delle linee guida o dei principi di
progettazione deriva da esigenze di praticità ed economia. Tali linee guida
sono infatti il sunto di intense pratiche di test, e derivano (o dovrebbero
derivare...) dall'osservazione sistematica degli utenti. E' solo per facilitare
il lavoro dei progettisti che alcuni dei risultati più ricorrenti nelle fasi
di test vengono riassunti in linee guida: si tratta però di strumenti di secondo
livello, certamente utili, ma non attendibili quanto l'osservazione diretta
di una persona.
Del resto,
è anche vero che l'osservazione di un numero basso di utenti spesso non consente
di identificare tutti i possibili problemi: ecco dunque che le linee guida possono
fungere da liste di controllo.
L'accessibilità è allora sia una questione di compatibilità/portabilità
tecnica, sia una questione di chiarezza di comunicazione e navigazione che mira
ad un accesso universale, standardizzato.
L'usabilità invece si occupa degli utenti finali, può disinteressarsi (entro
certi limiti) del codice, e tenta piuttosto di capire cosa va e cosa non va
nell'interazione, nell'interfaccia. Vi saranno elementi che andranno certamente
standardizzati, ma altri che andranno progettati caso per caso, sulle specifiche
esigenze degli utenti-target.
Così facendo, però, l'usabilità finisce per offrire strumenti precisi anche a chi vuole costruire siti accessibili: testando navigazione e comprensibilità, aiutando nella messa a punto delle procedure meno intuitive: purché scelga il target di utenti più appropriato.
Tuttavia le differenze fra le due discipline non sono tutte qui. Sarebbe troppo bello! Dovrebbe essere ovvio che possa capitare anche che usabilità e accessibilità non si concilino, anzi: che per migliorare l'accessibilità si peggiori l'usabilità e viceversa!
...continua
di Maurizio
Boscarol, autore e fondatore di Usabile.it,
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