di Mirko Zago |
16 gennaio 2012

Le previsioni di
Confindustria per il comparto industriale sono tutt’altro che ottimistiche.
Altro che ripresa economica, la realtà dei fatti è ben più dura di quanto prospettato stando a quanto previsto dal
Centro Studi della confederazione degli industriali. La recessione toccherà quota -2,9%, superando in negativo i dati del 2010 in media del -1%. Nel 2010 i dati grezzi parlavano di un recupero annuo del 6,5%. Il calo più siginificativo si sarebbe registrato a dicembre scorso (-0,7%). La comparazione con il periodo precrisi è d’obbligo. Sale al -20,5% la distanza rispetto ad aprile 2008 e si riduce al +7,5% il recupero dell'attività dai minimi della recessione che si situano nel mese di marzo 2009.
Sarebbe del 2,9% la
riduzione congiunturale del quarto trimestre, nettamente peggiore rispetto al secondo (+0,6%) e il terzo (-0,4%). Da aprile 2011 l’attività industriale, dopo una stagnazione dell’estate 2010, si è ridotta del 4,5%. Il primo trimestre del 2012 dovrebbe così sopportare la ricaduta della fine del 2011 con una variazione del -0,4%.
A preoccupare maggiormente è la caduta della domanda, sia interna che esterna. Proprio l’export che finora si è presentato come ancora di salvezza sembra dare segni di cedimento. Se a icembre gli ordini interni sono calati di due punti, gli ordini esterni rimangono fermi a -29 punti, senza alcun segnale di recupero, dati che in sostanza ricalcano la situazione di un anno e mezzo fa. Le attese di produzione rimangono pari a zero aggravati dall’alta quantità di scorte presenti a cui il mercato attingerà prima di generare nuova domanda a cui seguirà finalmente nuova produzione.
Il rallentamento dell'attività industriale è forte anche nel resto d’Europa. Nel mese di novembre la produzione industriale è scesa nell’eurozona dello 0,1% (percentuale sostanzialmente identica anche nella UE27), dopo settembre e ottobre caratterizzati rispettivamente da -0,2% e -0,3%.