di Redazione PMI-Dome |
26 gennaio 2012

I buoni propositi dell’
Unione Europea per il 2012 gravitano attorno al ripristino delle economie nazionali e il rinforzo del mercato comunitario, non potrebbe essere altrimenti.
Per raggiungere tale traguardo la
Corte di Giustizia sta prevedendo di introdurre una legislazione forte contro chi non rispetterà il
pareggio in bilancio o chi non si atterrà agli scostamenti eventulmente previsti dagli obiettivi concordati. Si tratterà di un patto intergovernativo che dovrà essere ratificato da almeno 9 Paesi prima di divenire operativo a tutti gli effetti. In sostanza ciascuna nazione aderente accetterà di pagare una sanzione pari allo 0,1% del Pil ne caso in cui i buoni propositi non fossero coronati. Per quanto concerne invece la dinamica che sottostà all’entrata in vigore (ovvero la regola dei 9 Paesi firmatari), potrebbe essere materia di modifiche e ulteriori accordi differenti, fanno sapere i vertici di Bruxelles.
Dal patto dovrebbe tenersi fuori la Gran Bretagna, che però presenzierà in veste di osservatore. Si conta di ultimare il documento ufficiale già entro fine del mese, per poi attendere il recepimento da parte degli Stati aderenti già a marzo.
Come da quanto riportato da “Il Sole 24 Ore”, i Paesi dovranno puntare all'equilibrio di bilancio: “
si parla di un deficit strutturale, cioé al netto del servizio del debito e degli effetti del ciclo economico, pari allo 0,5% del Pil. I paesi che hanno un debito significativamente inferiore al 60% del Pil potranno avere un margine più ampio. Saranno tenute in considerazione le circostanze economiche eccezionali (cioé eventi al di fuori del controllo dei governi). Quando il debito/Pil supera il 60% i paesi devono assicurare che sarà ridotto a un ritmo medio di un ventesimo l'anno".
Sembra però che sia previsto un margine abbastanza abbondante per sottrarsi dal pagamento della sanzione. Le raccomandazioni della Commissione Europea, dovrebbe infatti essere seguito alla lettera solo qualora il rapporto deficit/Pil dovesse superare il 3%. Rimane da convincere i Paesi dell’Eurozona a sottoporsi a questa regola di rigore per poi estendere il regolamento anche all’Europa allargata.