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Knowledge management, il valore strategico della conoscenza - (Parte I).

Come gli strumenti informatici possono valorizzare tale patrimonio aziendale.
di Emanuela Pasino | 13 dicembre 2001
Anche tra le imprese del nostro paese inizia a diffondersi la coscienza del valore strategico di quella che viene definita conoscenza aziendale. Il termine knowledge management (l'insieme degli strumenti informatici per la gestione delle informazioni) riassume la risposta alla necessità di sfruttare e gestire efficacemente tale patrimonio.

Ma cosa si intende per gestire la conoscenza?

Innanzi tutto acquisirla, memorizzarla, ma soprattutto essere in grado di organizzarla e diffonderla perché sia utile per tutti i comparti di un'azienda.
Anche se tali operazioni possono apparire all'apparenza banali, occorre non dimenticare che le informazioni, i dati che un'azienda raccoglie e possiede non hanno tanto un valore in senso assoluto quanto rapportate all'esigenza dell'impresa stessa. A cosa servirebbero infatti le informazioni se poi non fossero utilizzabili al momento opportuno?

Nonostante i molti cambiamenti intercorsi nel mondo aziendale, spesso la conoscenza viene ancora diffusa e trasferita all'interno dell'impresa in modo inconsapevole, quasi casuale. Tale sistema può essere molto dannoso per un'impresa che si misuri, ad esempio, coi nuovi modelli di business dati dalla new economy; i cambiamenti sono molto più rapidi ed anche il modo di lavorare è cambiato, di conseguenza deve mutare anche la gestione e il valore dato alle conoscenze che sono un prezioso strumento per essere maggiormente competitivi.

Quando si parla di conoscenza aziendale, non si intendono le sole competenze tecniche; spesso, di questi tempi, si tende a dare agli strumenti tecnologici un potere che in realtà non hanno: la tecnologia aiuta senza dubbio un'azienda ad essere maggiormente competitiva, ma prima di tutto occorrono risorse e capacità umane, persone in grado di servirsene nel modo giusto ed al momento giusto. Perché ciò avvenga occorre valorizzare l'esperienza (e quindi le conoscenze) di tutti coloro che partecipano alle attività aziendali. Solo grazie a tale sinergia gli strumenti informatici a disposizione aggiungeranno valore alle risorse dell'impresa.

Il modo di lavorare è mutato, spesso non si lavora più sulla base delle ore svolte ma in base agli obiettivi preventivati da raggiungere; è un'importante cambiamento di prospettiva anche se in molte aziende nostrane tale rivoluzione fatica ad affermarsi.
Per raggiungere degli obiettivi precisi nei tempi prefissati, è facile comprendere quanto informazioni efficaci siano fondamentali.
È di certo vero che acquisire e saper gestire informazioni davvero utili per il business aziendale, non è oggi facilitato dalla quantità di dati acquisiti ogni giorno con cui un'impresa si deve confrontare; in mancanza di un buon progetto di knowledge management, tale stato di iper-informazione può portare solo ad una maggiore dispersione dei dati davvero fondamentali e, di conseguenza, ad affrontare costi aggiuntivi dovuti, ad esempio, al tempo sprecato dai propri collaboratori per raggiugere le informazioni necessarie.

Costi in termini di produttività, di mancanza di competitività e di necessità di rivolgersi spesso a professionalità esterne per risolvere problemi che potrebbero, invece, essere gestiti all'interno dell'azienda stessa.

Perché un progetto di KM funzioni, tuttavia, occorre che sia ben calibrato sulle reali caratteristiche ed obiettivi dell'azienda coinvolta; in caso contrario anziché rappresentare una strategia vincente, sarebbe destinato a fallire ed a generare ulteriori perdite.

Nel prossimo articolo verranno evidenziati alcuni aspetti di cui tenere conto per creare un efficace progetto di knowledge management.

di Emanuela Pasino

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