di Redazione PMI-Dome |
27 gennaio 2012

L’istituto di ricerca indipendente
Strategy One ha condotto uno studio commissionato da
General Electrics per mostrare qual è il livello di crescita innovativa nelle imprese di tutto il mondo. I risultati sono l’esito di interviste a 3mila dirigenti di azienda sparsi in 22 Paesi. L’
Italia non è stata inclusa nella ricerca, ma la fotografia scattata può a buona ragione essere plausibile anche comparandola con la nostra realtà nazionale. Si è voluto, in particolar modo, evidenziare quali sono gli stimoli innovativi e quali invece i limiti che pregiudicano la riuscita del processo.
E’ emerso che le aziende continuano a reputare l’
innovazione l’elemento chiave per la crescita competitiva e un’arma vincente per la creazione di
nuovi posti di lavoro. Tra i problemi riscontrati vi sono l’
accesso al credito. Secondo l’88% degli intervistati si tratta di un problema grave che pregiudica nel 77% dei casi la propensione al rischio. I governi insomma ancora una volta sono chiamati a sostenere in modo serio le imprese facendo da garanti e agevolando la disponibilità di accesso ai fondi d’investimento. Innovazione e competitività vanno a braccetto, lo testimonia il fatto che i paesi che applicano politiche incentrate sull’innovazione godono di un tasso di crescita più elevato.
E’ il 92% degli intervistati a reputare l’innovazione come fattore principale per incrementare il tasso di competitività mentre per l’86% è fondamentale per creare posti di lavoro. Tra i paesi più contenti delle politiche condotte dai rispettivi governi si trovano Israele, Emirati Arabi Uniti, Svezia e Singapore mentre più scontenti sono Giappone, Russia, Polonia e Francia. Da quanto emerge vi è una relazione tra soddisfazione e crescita del Pil (in media 5,19% contro 2,32% per i paesi insoddisfatti).
Per innovare non serve solo investire in ricerca e sviluppo, ma servono partnership (lo pensano l’86% dei manager) che sappiano valorizzare la creatività delle piccole organizzazioni e dei singoli individui capaci di elaborare soluzioni per la realtà locale. Si prospetta un superamento del modello “chiuso” per l’88% degli intervistati; il 77% riconosce che i professionisti e Pmi hanno potenzialità pari alle grandi imprese mentre per il 73% il contributo principale verrà da singole persone più che dalla ricerca scientifica. Appare però scoraggiante che solo il 21% dei dirigenti preveda di tessere partnership nel breve periodo, a detta loro le priorità attuali sono altre.