Il decreto sulle liberalizzazioni favorisce la nascita di un tribunale
delle imprese che si occuperà specificatamente di tutti i contenziosi
riguardanti le attività societarie
di Andrea Chirichelli |
31 gennaio 2012

Che uno dei problemi storici che affligge il nostro Paese sia la
lentezza della giustizia, è un dato acclarato. Più di 1.500 giorni per una
sentenza. Oltre quattro anni - in media - per una causa davanti alla
Corte d'appello. 3.324 giorni per discutere un fallimento; 1.021 per un processo di previdenza; 1.039 per una causa di lavoro privato, 740 per il pubblico impiego; 113 giorni per una separazione consensuale e 740 per la giudiziale. Quasi tre anni per recuperare un credito!
Di fronte a questo sfacelo, il
Governo Monti ha elaborato il
Decreto Legge numero 1/2012, recante “
Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”, meglio noto come decreto sulle “
liberalizzazioni”, che ha introdotto una rilevantissima novità in materia di giustizia, l'istituzione di quello che è stato ribattezzato il
Tribunale delle imprese.
A che cosa dovrebbe servire e quali cause dovrebbero essere ricomprese nelle competenze di questo nuovo organo? Si tratta in pratica di una corsia preferenziale con l'ampliamento della competenza delle sezioni istituite già nei tribunali che diventeranno sezioni speciali per occuparsi anche di materie controversie per concorrenza sleale, diritto d'autore, class action, cause tra soci. Nella specie, il citato art. 2 del D.L. 1/2012, ha integralmente riscritto l’art. 3 del D.lgs. 168/2003, prevedendo che le sezioni specializzate saranno competenti per tutto il contenzioso relativo alle attività economiche.
Le sezioni specializzate in materia di proprietà industriale e intellettuale (13 in tutto) diventano «specializzate in materia di impresa» per permettere di accelerare la risoluzione delle controversie. Alle competenze già proprie di queste sezioni si aggiungono ora le cause tra soci di una Spa o in accomandita per azioni, compresi quelli la cui stessa qualità di socio è oggetto della controversia.
Rientrano tra le competenze anche le impugnazioni delle delibere e delle decisioni degli organi sociali, le cause tra soci e società e quelli sui patti di sindacato. I tribunali dovranno anche occuparsi delle liti contro i componenti degli organi amministrativi o di controllo, il liquidatore, il direttore generale oppure il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari. Le disposizioni relative ai tribunali delle imprese di applicano solo ai giudizi instaurati dopo 90 giorni dall'entrata in vigore del provvedimento.
Seguire la strada dei tribunali diventa poi molto più costoso che in passato. L’esecutivo ha quadruplicato il contributo unificato che tutti i cittadini devono pagare per accedere alle sezioni del tribunale delle imprese. Un rincaro, che secondo le stime contenute nella relazione illustrativa al decreto legge liberalizzazioni, dovrebbe portare un extragettito nelle casse dello Stato, pari a oltre 7,7 mln di euro. La moltiplicazione di oneri, riguarderà in particolare il secondo grado di giudizio, che passa da un gettito ordinario di 337.500 euro a uno stimato di 1.350.000 euro.
Un boom di costi, evidentemente voluto per scoraggiare il più possibile la litigiosità in tribunale e dirottare la risoluzione delle controversie su binari alternativi come la conciliazione e l’arbitrato. E che trova riscontri nell’evidenza dei fatti. Due per tutti. Da giugno 2011 a oggi è il terzo rincaro deciso per il contributo unificato. E dal primo gennaio 2012, per effetto della legge di stabilità, anche le domande riconvenzionali sono soggette a pagamento del contributo unificato. Si segnala, in chiusura, che le nuove regole contenute nel D.L. 1/2012, si applicheranno ai giudizi instaurati dopo 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto stesso, quindi, a partire dal 25 gennaio 2012.
Dal punto di vista tecnico si tratta di una corte «specializzata, modulata in sezioni specialistiche che da una parte garantisce maggiore celerità nei processi che vedono come protagoniste le aziende», dall’altra permette di alleggerire la giustizia ordinaria di un pesante fardello. «È una misura utile all’economia - chiosa il
Guardasigilli - perché avere una giustizia celere è una grande attrattiva per le imprese, specie per quelle straniere». Lo scoglio sul quale si infrangono sovente gli interessi per l’Italia da parte delle aziende d’oltreconfine è rappresentato sempre più spesso da «incertezza del diritto e lentezza dei procedimenti». Basteranno queste misure per far ripartire il Paese?