di Redazione PMI-Dome |
10 febbraio 2012

Le numerose critiche al provvedimento di innalzamento dei requisiti patrimoniali per le banche voluto dall’autorità europea per il settore bancario (Eba) ha trovato sfogo tra gli eurodeputati italiani in sede istituzionale. E’ stato chiesto alla Commissione Europea una rivalutazione delle direttive, considerando la difficile situazione che si prospetta per le piccole e medie imprese, sulle quali potrebbe pesare un forte credit crunch, ovvero una stretta sul credito.
I rappresentanti dell’Italia hanno chiesto alla Commissione di “
verificare se la decisione dell’Autorità bancaria europea di anticipare Basilea 3 per il rafforzamento dei requisiti patrimoniali a giugno 2012 sia stata adottata tenendo conto delle conseguenze pro-cicliche e degli effetti sul finanziamento dell’economia reale e se sia stato tenuto in considerazione il tessuto economico italiano, costituito in larga parte di piccole e medie imprese con dimensioni medie inferiori a livello UE, quindi maggiormente dipendenti dal credito bancario e più penalizzate dall’introduzione dei nuovi capital ratios”.
Ad
appoggiare gli eurodeputati vi è anche
Giuseppe Mussari, presidente dell’Abi (Associazione bancaria italia) che non condivide la linea assunta dall’Europa, reputando eccessivi i requisiti previsti da Basilea 3. A fronte di numerosi controlli e stress test condotti la scorsa estate, le nostre banche hanno saputo evidenziare serietà e responsabilità. Per non erodere la credibilità e la fiducia verso le banche da parte delle numerose imprese italiane sarebbe bene rivedere le recenti disposizioni. La maggiore flessibilità richiesta sarebbe dunque l’unica soluzione per permettere agli istituti di credito di poter concedere credito alle pmi italiane e permettere una stabilità economica da tempo rincorsa. Nel concreto di chiedono dunque requisti più “morbidi” e uno slittamento di entrata in vigore di Basilea 3 per permettere alle banche di usufruire di maggior tempo per adeguarsi.