Giornalismo 2.0, fine di una professione o rinascita? Il dibattito iniziato ormai deiversi anni fa, fin dall’approdo dei giornali cartacei sul Web, sembra non aver ancora trovato una risposta univoca.Quel che è certo è che ormai la mera trasposizione sul Web della carta è qualcosa di ampiamente superato. Il Web ha permesso di aprire nuove frontiere all’informazione incrementando in particolar modo l’aspetto della comunicazione bidirezionale tra utilizzatore e newsmaker. Il newswgathering (il filtro rappresentato da chi seleziona le notizie e le propone al pubblico) si è fatto sempre più sottile, fino a contemplare che questa funzione sia affidata addirittura al lettore finale.
Gli strumenti social, Twitter in primis, svolgono un ruolo fondamentale in questo senso. Dopo essere stato promosso a mezzo (quasi) giornalistico, come canale per diffondere notizie provenienti da quelle parti del mondo in cui la stampa non può accedere, se non stretto “controllo”, Twitter è ora integrato da tutti i giornali che ne fanno un uso talvolta ridondante (replicando notizie) a volte invece trasformandolo in un canale privilegiato per avere informazioni dell’ultimo momento, in diretta garantendo un coinvolgimento unico.
Le parole chiave su cui si basa l’interazione permessa da Twitter sono confronto tra utenti e blogger/giornalisti così come la conversazione, garantita dalla semplicità di utilizzo e dalla forte replicabilità dei messaggi che in pcohi minuti possono fare letteralmente il giro del mondo.
Molti giornalisti tradizionali, che non hanno saputo adeguarsi, si vedono costretti a replicare i messaggi tratti dal network e costruirci sopra la notizia. Altri hanno intuito invece la vera nuova sfida, ovvero quella di recuperare le funzioni di newsgathering, di arbitro dell’imparzialità che spetta al giornalista serio. Ad essi sono affidati infatti il controllo, la garanzia di veridicità . E’ qui che il lavoro di giornalista supera il mero copia e incolla e si tramuta in professione importante e necessaria.
Il microblogging, come Twitter, non ha ancora risolto questi aspetti delicati. In parte la geolocalizzazione sta aiutando a definire in modo veritiero se i messaggi partono realmente dal luogo “caldo” da cui si dichiara di scrivere. Ma l’anonimato e l’impossibilità di risalire in modo certo alle fonti rappresenta ancora una parziale minaccia alla veridicità della notizia.
Per il bene dei lettori e degli utenti ben vengano dunque i nuovi prodotti sociali che stimolano la conoscenza e il dibattito, ma intervengano anche i giornalisti, quelli veri in carne ed ossa, a dare il loro reale contributo con passione.





