Respiro alle Pmi. Una nuova moratoria sui mutui in attesa del recepimento della direttiva Ue sui pagamenti
di Redazione PMI-Dome |
22 febbraio 2012

Si aprono finalmente grandi spiragli di luce per le imprese in difficoltà.
L’ombra del
credit crunch spaventa forse un po’ meno grazie ai
recenti accordi tra rappresentati dell’imprenditoria e l’Abi. L’associazione delle banche nazionali ha annunciato che sta elaborando un piano di azione che permetta alle PMI di respirare un po’ di ossigeno, riproponendo le misure di
moratoria dei mutui, già proposte nel 2009 e riprese nel 2011.
Il testo dell’accordo dovrebbe essere pronto tra due settimane se non meno, ha annunciato
Giovanni Sabatini,
direttore generale di Abi. “
Alla luce delle persistenti difficoltà Confindustria e Abi si stanno confrontando per valutare le iniziative per uscire da questa crisi: la riapertura della moratoria, che è stata tanto utile durante la prima crisi, sarà riproposta per chi non ne ha ancora usufruito” – ha commentato
Ambra Redaelli,
presidente del comitato regionale Piccola Industria e responsabile credito per Confindustria Lombardia.
La moratoria dei mutui prevede nello specifico un
congelamento del mutuo fino ad un massimo di 12 mesi, per quanti non ne abbiano già usufruito in passato. Vi sono anche altre azioni analoghe che dovrebbero portare serenità al comparto produttivo. E’ recente l’annuncio che il
governo Monti abbia
previsto lo smobilizzo di 6 miliardi di euro per diminuire il debito della pubblica amministrazione nei confronti dei privati e previsto l’adozione entro sei mesi dei decreti per attuare la
direttiva Ue sui tempi massimi e relative sanzioni nel caso in cui i ritardi nei pagamenti dovessero essere perpetrati ai danni delle imprese.
Laconico il commento di
Giuseppe Bertolussi, della
Cgia di Mestre: “
Le banche hanno chiuso i rubinetti del credito ed in una fase recessiva, come quella che stiamo vivendo in questo momento, corriamo il rischio che il nostro sistema produttivo, costituito prevalentemente da piccole e piccolissime imprese, collassi. Nel 2011 le insolvenze in capo alle imprese italiane hanno toccato gli 80,6 miliardi di euro, con un incremento rispetto l’anno precedente pari al + 36%”.
Nel frattempo si moltiplicano gli isitituti bancari che offrono prodotti ad hoc per affrontare il lungo periodo che va dalla prestazione del servizio al reale incasso della somma dovuta. Le imprese a causa dei massicci ritardi si vedono spesso costrette ad azzerare ogni tipo di investimento e talvolta perfino a chiudere ai battenti. Una situazione insostenibile, che solo ora sembra iniziare a trovare una risposta concreta.