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PMI Dome

Imprese italiane alle prese con la rivoluzione mobile

Malgrado i dati positivi sulla penetrazione di smartphone, un rapporto realizzato dal Gruppo Mediarete coglie gli aspetti deludenti nella partecipazione al mobile delle aziende italiane
di Roberta Barbiero
Roberta Barbiero, laureata in Scienze della Comunicazione e specializzata in Editoria e Comunicazione multimediale, lavora presso la casa editrice Hyper e da sempre è attratta dal mondo della scrittura e dallo studio delle dinamiche linguistiche e relazionali implicate da qualsiasi apparato comunicativo
Tempo fa vi avevamo presentato i risultati di uno studio condotto da Equation Research per conto di Compuware e intitolato What Users Want from Mobile, “Cosa vogliono gli utenti dalla mobilità”: la riflessione suscitata dall’esposizione di quei risultati ruotava attorno alle difficoltà, che le aziende di tutto il mondo sembrano avere, a cogliere l’importanza della rivoluzione mobile, per capitalizzarne la reale portata.

Nell’intento di restringere la prospettiva e calare simili considerazioni nella particolarità del contesto italiano, abbiamo scelto di proporvi un ulteriore rapporto dal titolo Mobile Revolution: le PMI a che punto sono?, realizzato dal Gruppo Mediarete al fine di cogliere “la presenza del canale mobile nel marketing mix delle aziende veronesi” e presentato dalla dott.ssa Federica Festi – Responsabile marketing del Gruppo – in occasione dell’evento di apertura della seconda edizione di Conoscere per Competere (rassegna di incontri gratuiti, da maggio a novembre 2011, organizzati da Unimatica e Apindustria Verona e patrocinato dalla C.C.I.A.A. di Verona, con l'obiettivo di “aiutare le PMI ad essere più competitive grazie all'uso della nuova tecnologia”).

Gli esiti cui tale rapporto conduce non sembrano delineare una situazione maggiormente rassicurante rispetto a quella di dimensione globale tracciata qualche giorno fa, decretando, di fatto, uno scarto notevole tra ciò che la tecnologia potenzialmente offre e ciò che le imprese italiane sperimentano quotidianamente, un divario tra clienti e prospect sempre più tecnologici e un’azione aziendale spesso legata a logiche poco innovative.

Si è scelto, innanzitutto, di basare le stime sullo Speciale Bilanci pubblicato dal quotidiano l’Arena il giorno 30 dicembre 2010, il quale analizzava un campione di 654 imprese veronesi con oltre 10 milioni di euro di fatturato, al fine di valutarne la reazione alla crisi: il campione è pari al 4,4% delle 1.4687 società complessivamente analizzabili e ha prodotto nel 2009 un fatturato di 38.158 milioni di euro, corrispondente al 76% circa del fatturato complessivo.

L’analisi di Mediarete si è concentrata, allora, su quei distretti che hanno al loro interno almeno 10 società al di sopra dei 10 milioni di fatturato nel 2009: alimentare, calzaturiero, marmo, grafico-cartaio, vino, logistica, termomeccanica, abbigliamento, macchinari e alberghiero. Ad essere oggetto di analisi sono state 188 delle 654 aziende tratte dallo Speciale Bilanci e i parametri usati per definire – prima settore per settore, poi in forma generale – la diffusione di soluzioni mobile nelle politiche aziendali sono stati: possesso del sito internet aziendale, ottimizzazione accesso mobile, presenza su google places, Foursquare, Facebook, Facebook places.

Andiamo con ordine: il 40% delle prime 10 aziende appartenenti al settore delle costruzioni di edifici possiede un sito internet (visibile ma non ottimizzato per il mobile), il 70% e? presente su google places e addirittura il 100% non utilizza applicazioni, Forsquare e Facebook; con simili stime, questo settore si rivela il peggiore in fatto di capacità di cogliere i cambiamenti mobile in atto. Le top 10 del settore ingrosso ferramenta risultano tutte presenti su internet con Google places e con un proprio sito, anche se solo il 20% possiede un sito ottimizzato per il mobile; il 30% è presente su Facebook, il 20% su Facebook places, nessuna utilizza le applicazioni, solo il 10% e? presente su Foursquare. Tutte le 8 migliori aziende del settore strutture di metallo possiedono un sito internet (il 50% dei siti è ottimizzato per il mobile) e sono presenti su Google places. Applicazioni, Facebook e Facebook places non sono presi in considerazione e solo il 12,5% è presente su Foursquare.

Le top 10 dell’ingrosso ortofrutta possiedono per l’80% un sito internet, seppur nessuno di questi risulti ottimizzato per mobile e sono tutte presenti su Google places; al contrario non si risconta alcuna adesione a Foursquare, Facebook places e alle applicazioni. Veniamo al settore di alimentari e bevande all’ingrosso: il 60% dei siti riconducibili alle prime 10 aziende è visibile su mobile e di questi solo il 30% è ottimizzato, l’80% è presente su Google places, mentre solo il 10% ha aderito a Foursquare; a Facebook corrisponde un 20%, a Facebook places il 10%.

Con riferimento, invece, al commercio al dettaglio di alimentari e bevande, solo il 30% delle top 10 ha un sito visibile e solo il 10% ne possiede uno ottimizzato per mobile; tutte le aziende sono presenti su Google places, il 30% su Facebook places, mentre pplicazioni, Facebook e Foursquare non sono presenti. Tra le top 10 del settore dei prodotti farmaceutici all’ingrosso, troviamo un 50% di siti sui mobile, anche se solo il 20% ottimizzato, un 50% di presenze su Facebook, un 20% su Facebook, un 80% su Google places e un 10% su Foursquare. Il settore del commercio auto è quello risultato migliore in fatto di appoggio alla rivoluzione mobile, non tanto con riferimento al sito (presente il 60% delle top 10, di cui un 20% può contare su ottimizzazione mobile), quanto piuttosto per la presenza su canali sociali, per l’aver puntato sulla geolocalizzazione e sulle applicazioni: il 30% possiede delle applicazioni, il 90%, il 60% e il 40% è localizzato rispettivamente su Google places, Facebook places e Foursquare e il 50% possiede una fanpage su Facebook.

Nel commercio dei combustibili, il 40% delle prime 10 aziende possiede un sito internet, il 10% è ottimizzato, il 90% è localizzabile su Google places, il 30% su Facebook places, il 20% Foursquare, mentre applicazioni e Facebook non sono considerati. Top 10 settore vino: 70% non ha siti ottimizzati per mobile ma comunque visibili, il 100% è presente su Google Places, il 50% su Facebook places, il 10% su Foursquare, il 20% ha una fanpage di Facebook e nessuno ha applicazioni. Settore tessile-abbigliamento: il 60% possiede un sito, per 20% ottimizzato per mobile, mentre un 40% non è visibile; 90% le adesioni a Google places, solo il 10% quelle a Foursquare e Facebook, applicazioni e Facebook non considerati interessanti. Settore termomeccanica: 20% ha sito ottimizzato per mobile, 50% non ottimizzato, 80% riferito a Google places, 30% a Facebook places, 10% poassiedono pagina su Facebook, nessun sviluppo di applicazioni e nessuna partecipazione a Foursquare.

Settore marmo: 60% dei siti è visibile su Mobile ma non ottimizzato, 40% non è visibile, tutte le aziende sono presenti su Google places, mentre applicazioni, Foursquare, Facebook e Facebook places non hanno riscontrato alcun interesse. Settore macchinari: 70% dei siti visibile su mobile ma non ottimizzato, 20% ottimizzato, 80% iscritto a Google places, applicazioni, Foursquare, Facebook places non presi in considerazione. Logistica: solo il 10% è ottimizzato per mobile, il 60% è visibile ma non ottimizzato, il 90% è presente su Google places, il 40% è su Facebook places, il 10% su Foursquare, il 30% possiede una fanpage di Facebook e nessuna percentuale riferita a sviluppo di applicazioni. Settore grafico-cartario: 50% possiede siti visibili ma non ottimizzati, il 10% ha invece siti ottimizzati, tutte le aziende sono presenti su Google places, solo il 10% è su Foursquare, Facebook places e Facebook.

Calzaturiero: 40% siti ottimizzati per mobile, 40% visibili ma non ottimizzati, tutte le aziende sono presenti su Google places, ma nessuna delle altre variabili è considerata di interesse. Settore alimentare: 30% possiede un sito ottimizzato, 20% non è ottimizzato, tutte sono presenti su Google places, il 60% su Fourquare, il 40% su Facebook e il 30% su Facebook places. Infine settore alberghiero: i primi 10 migliori hotel sono presenti per il 50% con siti ottimizzati per mobile e per il 30% non ottimizzati; tutti sono presenti su Google places e Foursquare, il 60% è presente su Facebook, il 70% su Facebook places, mentre le applicazioni non sono utilizzate.

Si è passati poi all’analisi puntuale e trasversale delle singole variabili di valutazione. Complessivamente il 19,15% delle aziende veronesi possiede un sito ottimizzato, mentre il 47,34% ne possiede uno visibile sul mobile ma non ottimizzato; di conseguenza il 33,51% non è visibile in assoluto sui dispositivi mobili.



È presente su Google places il 92,02% delle aziende, mentre solo il 7,98% ha deciso di non aderire o non conosce le potenzialità offerte da questo strumento.



Solo un misero 1,6% delle imprese scaligere ha intrapreso la via delle applicazioni mobile, seppur, c’è da dire, molte di esse ne sembrano avere in programma la realizzazione di app nei prossimi mesi.



Delle 188 aziende analizzate, solo il 15,96% è iscritto a Foursquare, la restante parte o non conosce o non è interessata a questo strumento di geolocalizzazione.



Infine, solo il 19,15% delle aziende possiede una pagina su Facebook e solo il 22,34% è presente su Facebook Places.








Eppure il mobile web e le applicazioni mobile rappresentano ormai una realtà diffusa anche in Italia (dove la penetrazione del broadband mobile è pari al 35%, come ha sottolineato la School of Management del Politecnico di Milano) e il cellulare è utilizzato dall’85% della popolazione italiana, secondo solo alla televisione: importante sarebbe, allora, riuscire a non perdere la leadership che, a livello internazionale, storicamente contraddistingue il contesto mobile italiano, leadership che dovrebbe fungere, al contrario, da leva per superare il digital devide infrastrutturale e culturale.

La diffusione stessa degli smartphone, i cosiddetti “cellulari intelligenti”, costituisce un fenomeno in forte crescita ed essi vengono utilizzati per comunicare, come estensioni dei computer desktop, in multi-tasking o per il consumo di altri media; più in particolare, secondo una recente indagine elaborata da Ipsos MediaCT in occasione di Think Mobile (il primo evento dedicato al settore nel nostro paese organizzato a Milano da Google), gli italiani che a fine marzo 2011 possedevano uno smartphone sarebbero addirittura 20 milioni, con un incremento del 52% rispetto allo scorso anno, mentre le ricerche online effettuate da dispositivi mobili sarebbero in crescita del 224% (Il 53% degli intervistati effettua quotidianamente ricerche dal proprio smartphone) e la percentuale di utenti che ha già effettuato almeno un acquisto in mobilità risulterebbe del 23%. Più della metà di questi 20 milioni di utilizzatori, il 60%, si separa difficilmente dal proprio smartphone e lo utilizza ovunque: in casa (98% dei casi), fuori casa (88%), in ufficio (77%).

La fruizione non è in via esclusiva, ma spesso avviene in parallelo con altri media: mentre si ascolta musica (47%),  si guarda la tv (32%), mentre si naviga sulla rete con un altro dispositivo (30%). Il 45% degli intervistati utilizza lo smartphone per recuperare velocemente informazioni sul web, il 53% per sfruttare pause e tempi morti, il 77% guarda video sul proprio smartphone (il 25% lo fa ogni giorno), il 66% fa sharing di video (il 23% quotidianamente); i possessori di smartphone, infine, possiedono in media 19 applicazioni, di cui 4 sono state acquistate e 7 vengono usate con una certa frequenza mensile.

Quella degli smartphone e dei dispositivi simili non rappresenta, allora, solo una rivoluzione di costume, ma influenza la filiera stessa della comunicazione utente-azienda, ne modifica le regole e le etichette e, in quanto tale, non deve sfuggire all’occhio delle piccole, medie e grandi realtà imprenditoriali italiane, le quali possono beneficiare di nuove opportunità e far crescere, di questo passo, l’intero Paese.


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Tags (4)

mobile, pmi, business, ricerca
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