L’allarme credit crunch è tutt’altro che passato. Le piccole e medie imprese in particolare sono costrette a lottare verso una stretta del credito che si è fatta nell’ultimo periodo allarmante. Il periodo peggiore si è registrato negli ultimi mesi del 2011, quando le banche hanno completamente chiuso i rubinetti dei finanziamenti e prestiti. Sembra che ora qualcosa stia cambiando, ma molto lentamente...E’ oltre il 56% delle pmi ad aver chiesto nell’ultimo anno un ampliamento degli affidamenti. Solo il 36% è riuscito a far accogliere la propria richiesta. Il 19% è stato costretto ad incassare un rifiuto con esiti disastrosi (talvolta procurando la chiusura dell’attività ). I dati sono stati raccolti da Confapi Milano e sono stati recentemente presentati alla tavola rotonda “Recessione economica e credit crunch, imprenditori e istituzioni a confrontoâ€.
Nel rapporto stilato si apprendono quali sono le principali criticità per le imprese. Tra essi si evidenziano lo scarso rating assegnato da parte delle banche, nella maggior parte dei casi (46%) nemmeno reso noto. La trasparenza degli isitituti di credito è dunque scarsa, così come la comunicazione poco efficace. Nell’81% dei casi il rifiuto non viene comunicato in forma scritta. Paolo Galassi, presidente di Confapi, osserva che “il 49% degli imprenditori prevede di non dar vita, nel 2012, a investimenti. La recessione economica comprime gli utili delle aziende e alimenta il circolo vizioso dei mancati o ritardati pagamenti che fanno vernir meno la liquidità per affrontare l'ordinaria gestioneâ€.
Ulteriore criticità , come noto, è il grave ritardo nei pagamenti soprattutto da parte della pubbica amministrazione. Galassi sottolinea come il problema non sia solo legato al settore bancario, ma anche politico. “Diamo sempre e solo la colpa alle banche, ma non è solo così. E' colpa di un sistema politico nazionale. O questo governo si mette in testa di puntare sul pil o noi l'Italia non la tiriamo fuori dalla crisi e non avremo neanche i soldi per pagare i debiti che abbiamo fatto. Inoltre, il 60% delle piccole e medie imprese pensa di ridurre il personale e quindi anche in questo campo il segnale è negativoâ€.
Gianfranco Torriero, rappresentante di Abi, ritiene che “il mondo bancario sta studiando tutta una serie di misure per intervenire, in una fase negativa come l'attuale, a sostegno delle imprese. Abbiamo sottoscritto nel febbraio scorso un nuovo accordo su nuove misure in favore delle pmi, dove riproponiamo la moratoria, cioè la possibilità di non ripagare la quota capitale dei mutui o poter chiedere in banca l'allungamento dei prestitiâ€.
In merito sono previsti due progetti: la prima “riguarda la gestione del supporto finanziario nei confronti delle imprese che vogliano investire e quindi ipotizzando un apposito plafond che supporti progetti d'investimento. L'altra misura cercherà di risolvere l'annoso problema che è quello della risoluzione dei ritardi di pagamento da parte della pubblica amministrazioneâ€.





