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PMI Dome

Cresce il factoring, ma non è un bene...

Lo strumento di credito raggiunge i 167 miliardi, +22% in un anno ...la "colpa" è dei ritardi nei pagamenti
di Redazione PMI-Dome | 12 aprile 2012
Le imprese italiane nel corso dell’ultimo anno si sono rivolte in modo quasi esagerato al factoring. Se questa formula può essere una soluzione interessante per riscuotere crediti senza dover ricorrere a risorse ingenti, è anche il sintomo di un malessere che in Italia si sta facendo cronico. La difficoltà di riscuotere crediti, aggravata dalla difficoltà di avere accesso al credito danneggia il tessuto imprenditoriale dall’interno, indebolendo le nostre imprese.

La crescita del factoring è quantitativamente importante: l'ammontare dei crediti gestiti delle principali societĂ  di factoring italiane ha superato del 22% le richieste di un anno prima, salendo a quota 167 miliardi. Solo in parte il successo può essere giustifcato dalla crescita del settore e all’imporsi di questo modello.  Parte della causa è da imputare proprio alle difficoltĂ  oggettive di riscuotere i crediti specialmente dalla pubblica amministrazione. I debiti non onorati dagli enti pubblici sono ormai il 30% del total, come viene ricordato da Il Sole 24 Ore.

Il segretario di Assifact (Associazione italiana per il factoring), Alessandro Carretta, parlando di factoring afferma: “Si tratta in realtà di un prodotto molto consolidato, presente in Italia da 40 anni. In questi anni non ha mai smesso di crescere, ma abbiamo ancora margini di sviluppo enormi” – e aggiunge – “Il 2011 è stato un anno incredibile, soprattutto se confrontato con il panorama economico nazionale, in termini di volumi. È innegabile, poi, che ormai la pubblica amministrazione rappresenti un comparto importante per il nostro settore: pesa per oltre il 30% dell'attività. Grazie alle caratteristiche peculiari del prodotto che trattiamo, siamo riusciti a sostenere le imprese contenendo anche i rischi, come dimostrano i dati della Banca d'Italia sulle sofferenze: i nostri crediti sono di 3-4 punti percentuali meno rischiosi rispetto ai prestiti bancari”.
 
Uno strumento consolidato dunque, utile alle imprese, ma segnale anche che i gravi problemi legati alla riscossione dei crediti sono lungi dall’essere risolti nel breve periodo.


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