Altro che start-up, progetti di spin-off, la realtà è che la grande maggioranza delle imprese italiane è in mano agli over 70. Una folta schiera di manager anziani che ogni anno miete vittime ai danni dei giovani imprenditori con un trend in crescita.
Stando ai dati di InfoCamere, fra dicembre 2006 e dicembre 2011 le imprese individuali con titolare fra i 50 e i 69 anni sono diminuite dello 0,1%, quelle in mano a imprenditori fra i 30 e i 49 anni sono diminuite del 5,1%. L’aumento di over 70 alla guida delle imprese ha assistito ad un incremento dello 0,7%.
In 5 anni si sono persi 38mila imprenditori under 30.
Se la tendenza dunque all’anzianità delle poltrone aziendali è confermata dai dati, non rimane che rallegrarsi del fatto che il numero delle imprese sta aumentando. Sempre secondo InfoCamere infatti nel 2011 si è assistito ad un incremento di 50mila nuove imprese pari al +0,8%.
I dati confermano un rallentamento rispetto al 2010 ma comunque l’imprenditorialità italiana riesce a resistere. Da un confronto si sarebbe assistito a 20mila aperture in meno e 3mila chiusure in più dello scorso anno, con danni maggiori nel comparto dell’artigianato (-6mila) e successi invece nel commercio e turismo (+23mila unità ).
Il Presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello ha commentato: “L’impresa resta un’à ncora fondamentale per la tenuta del tessuto sociale, oltre che economico, del Paese. Soprattutto in momenti di crisi come quello che stiamo attraversando. A chi fa impresa nel rispetto delle regole e con l’obiettivo di costruire qualcosa di duraturo, deve andare il rispetto e l’incoraggiamento di tutti, a partire dalle istituzioni. Siamo un Paese che ha tutte le carte in regola per mantenere alto il proprio prestigio nel mondo a partire dalle proprie produzioni di qualità , dalla creatività diffusa, dalla capacità di innovare. Tutte doti che si ritrovano nelle nostre imprese, anche le più piccole, a cui bisogna dare fiducia e strumenti per crescere e competere”.
Ritornando al tema della moria degli imprenditori giovani, il motivo è legato al crescente numero di start-up che chiudono i battenti entro i primi 5 anni di vita, come sottolinea la Cgia di Mestre.
La causa è ancora una volta la mancanza di liquidità unita a crescente tassazione e burocrazia.
Gli imprenditori under 30 piĂą forti si trovano nelle regioni meridionali, in particolare in Calabria (9,2% sul complesso delle imprese), Campania (9%) e Sicilia (8,5%). Mentre al Trentino-Alto Adige spetta il primato della regione con la presenza piĂą bassa di imprenditori under 30 (solo il 4,8% del totale) seguito dal Friuli Venezia-Giulia (il 4,9%) e da Veneto ed Emilia Romagna (5,4%).





