Un tema certo difficilissimo da trattare, di recente salito alla ribalta dei mezzi di informazione grazie alla forza dirompente dell’accusa. Una questione spesso liquidata in un rapporto di causa-effetto che, oltre a nascondere una scarsa capacità di analisi, banalizza, a mio avviso, delle dinamiche in realtà molto complesse e a volte impenetrabili. Le cronache dei molti suicidi in queste ultime settimane ci stanno forse aiutando a salutare definitivamente anche l’ultimo tabù rimasto nella nostra società, quello della morte. L’idea perversa di autoinfliggersi una pena così estrema non può sicuramente essere compresa in pieno e tantomeno spiegata, la stessa Chiesa si è dimostrata inadeguata nel darne una connotazione morale, la stessa legislazione (o almeno quella italiana) ha rinunciato a punire chi, alla fine dei conti, tenta di attivare un processo socialmente scorretto, il cui scopo è togliere la vita ad un cittadino; per contro punisce, giustamente, chi istiga o agevola il suicidio di qualcun altro. I titoli dei principali quotidiani italiani sembrano, allora, voler scatenare un vero e proprio processo mediatico contro chi ha istigato, appunto, questi aspiranti (e non solo) suicidi. Imputato: la crisi economica.
La Cgia (l’Associazione Artigiani e Piccole Imprese) di Mestre ha tentato – strategicamente sostiene qualcuno – di tradurre la questione in numeri, quasi a voler offrire una dimostrazione empirica degli effetti distruttivi procurati dall’attuale congiuntura economica negativa. Il quadro delineato appare inevitabilmente allarmante. Stando ai dati diffusi lunedì 7 maggio dalla Cgia, infatti, sarebbe salito a 34 il numero di suicidi tra gli imprenditori italiani avvenuti in questa prima parte del 2012.
Il numero sale addirittura a 36, se si contano anche i due casi avvenuti in seguito al conteggio fatto dall’associazione: il commerciante 48enne di Bologna impiccatosi lunedì nel retrobottega del negozio di articoli casalinghi del quale era co-titolare, probabilmente a causa – si è detto dalla questura e hanno ripetuto i giornali – delle pendenze fiscali con Equitalia; poi l’imprenditore 60enne titolare a Cesate, al confine tra le province di Milano e Varese, di un’azienda a conduzione familiare in crisi (organizzava corsi di formazione professionale per società di telecomunicazioni), trovato martedì senza vita da alcuni passanti nel parco delle Groane, con un biglietto in cui motivava il gesto con le difficoltà a pagare i debiti.
Tra questi 36 casi, ben 12 (pari a circa il 33,3% del totale) hanno riguardato i titolari d’azienda del Veneto. Da gennaio 2009, dunque dall’inizio di questa ondata di crisi, sono stati ben 37, stima ancora la Cgia, i suicidi per motivi economici registrati nel solo Veneto tra i piccoli imprenditori.

Difficile comprendere pienamente le cause di queste tragedie, tuttavia esse, prosegue l’associazione mestrina, rivelano tutte un comune denominatore, il grande senso di ingiustizia, cioè, che questi imprenditori stanno subendo, “vuoi per il mancato pagamento da parte dei committenti, siano essi amministrazioni pubbliche o imprese private, vuoi per la mancanza di liquidità, visto che molti istituti di credito, anche se l’azienda risulta essere sana e solvente, si vedono chiudere inaspettatamente i rubinetti del credito”, come sottolinea il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi.
Da qui la richiesta di porre rimedio, a livello nazionale, a “questa escalation” che “sembra non aver fine”, attraverso un fondo di solidarietà per l’erogazione di mutui in favore di piccoli e medi imprenditori “in chiara situazione di difficoltà economica e finanziaria e privi di accesso al credito bancario o ai quali siano stati revocati affidamenti da parte di banche o intermediari creditizi”.
“Chiediamo – esorta Bortolussi – al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di intervenire facendo capire che le istituzioni sono vicine a chi quotidianamente è chiamato, tra mille difficoltà, a fare impresa”.
La stessa sollecitazione, mossa un paio di mesi fa alla Regione Veneto, aveva condotto la giunta ad approvare, lo scorso 17 aprile, l’istituzione di un fondo soprannominato “fondo anti-suicidi”, su proposta dell’assessore allo Sviluppo economico Isi Coppola (Pdl). Con tale piano sono state, di fatto, estese le finalità del fondo di rotazione istituito presso Veneto Sviluppo S.p.A. (destinato in origine alle sole aziende interessate ad investire) anche a quelle imprese che possono dimostrare di avanzare crediti dalla pubblica amministrazione o da altre aziende private. Esso prevede finanziamenti agevolati da 25 a 500 mila euro (300 mila euro per le imprese artigiane non manifatturiere): con questi fondi regionali si interviene fornendo il 50% del finanziamento (l'altro 50% dalla banca) e riducendo della metà gli interessi passivi.
Molte stime ufficiali – l’abbiamo visto – hanno dimostrato come sia particolarmente difficile l’attuale situazione dell’imprenditoria italiana, in particolare per quelle realtà di dimensione più piccola e appartenenti al settore artigianale; al di là dei numeri, chiunque se ne sarà concretamente reso conto nell’ambito delle relazioni professionali che quotidianamente allaccia. Posta questa oggettiva considerazione, trovo che la trattazione della tematica “suicidio” non possa ridursi, come molti hanno cercato di fare, ad una semplice questione di azione-reazione. Ognuno di quei 36 imprenditori e delle molte altre persone giunte alla medesima disperata conclusione merita di riappropriarsi della propria dignità di singolo, dietro vi sono delle individualità che per giorni, mesi, anni hanno respirato la tensione e la preoccupazione di una vita percepita come sgretolata. Difficile mantenere il sorriso quando le cose vanno storte, impensabile controllare le emozioni quando i problemi si fanno insormontabili, impossibile ammettere di essere fragili come e più degli altri. Non so se sia la paura o al contrario il coraggio a spingere verso una decisione così insopportabilmente estrema, non è questa la sede migliore per stabilirlo, ma certamente ciò che va detto è che “la crisi” non può essere additata come unica e incontrastata causa del fenomeno. Almeno non con le stime attualmente a disposizione, eccessivamente semplicistiche.
Gli ultimi dati statistici diffusi un paio di mesi fa dall’Istat, riferiti ai suicidi e ai tentativi di suicidio denunciati alle forze dell’ordine italiane, relativamente all’anno 2010, distinguono, tra gli altri, anche i cosiddetti “suicidi per motivi economici”. Tali dati non permettono di riconoscere la professione svolta da queste persone, dunque di capire quando si tratta di imprenditori, tuttavia offrono una testimonianza importante del fenomeno considerato e valgono, per questo, la pena di essere riportati. Secondo l’Istat, allora, i gesti estremi per motivi economici nel 2010 (ultimo anno disponibile) sono stati 187 (182 uomini e 5 donne), mentre i tentativi di suicidio 245 (191 uomini e 54 donne).
La Cgia sottolinea, a questo punto, l’aumento dei numeri rispetto al 2008, quando i suicidi di questo tipo sono stati 150 (141 uomini e 9 donne, il che significa un aumento di 24,6 punti percentuali nel 2010) e i tentativi di suicidio 204 (154 uomini e 50 donne, con un +20% nel 2010). Tuttavia l’associazione dimentica si riportare i dati riferiti al 2009: 198 suicidi per motivi economici (188 uomini e 10 donne) e 245 tentativi (198 uomini e 47 donne). Se si analizza, dunque, la tendenza in corso, in base agli ultimi (pur non aggiornatissimi) dati disponibili, i suicidi per motivi economici sembrano, seppur lievemente, essere in diminuzione.
Nel criticare l’attuale morboso attaccamento mediatico alla tematica del suicidio, molti si concentrano sul cosiddetto “effetto Werther”, il fenomeno di emulazione per il quale la notizia di un suicidio pubblicata nei media provocherebbe una catena di altri suicidi. Non sono molto d’accordo, il compito dei mezzi di informazione dovrebbe essere, appunto, quello di informare, non trovo ci sia nulla di sbagliato nel registrare dei fenomeni che si considerano di rilevanza sociale. Credo però sia necessario prestare una particolare attenzione quando si decide di affrontare un tema così delicato che mette in gioco non una ma moltissime variabili, attenzione che spesso la retorica giornalistica sembra aver dimenticato.


Roberta Barbiero, laureata in Scienze della Comunicazione e specializzata in Editoria e Comunicazione multimediale, lavora presso la casa editrice Hyper e da sempre è attratta dal mondo della scrittura e dallo studio delle dinamiche linguistiche e relazionali implicate da qualsiasi apparato comunicativo




COMUNICATO PER I COMPONENTI LA COMMISSIONE FINANZE e BILANCIO della CAMERA .
COMUNICATO PER I COMPONENTI LA COMMISSIONE FINANZE e BILANCIO della CAMERA . Esimii PRESIDENTI , Onorevoli COMPONENTI FERMATE I SUICIDI, SALVATE LE PICCOLE IMPRESE, RICOMPONETE LA SERENITA’ nelle FAMIGLIE ITALIANE. con la convinzione nella conoscenza circa le cause che stanno determinano le difficoltà che stanno aggravando queste negatività all’interno di una società Civile ed Avanzata come la nostra , che ci permettiamo di esortarVi a valutare le RAGIONI VERE, che non sono i TRIBUTI EVASI e non DICHIARATI, che condanniamo ed insieme a Voi perseguiamo, quanto invece quelli DICHIARATI ed oggi impossibilitati ad essere ONORATI per le ragioni, che in parte ci permettiamo di porre alla Vostra capace attenzione. Esse formano il bagaglio dell’Indebitamento dal quale è difficile uscirne. Ancora più grave ed anche perché se ne fa fatica d’informazione nell’affettuoso ambiente familiare, da come è anche emerso durante commenti di cronaca , perché sono diventati elementi di vergogna tanto da non farlo diventare l’Oggetto del Dibattito di Causa . Questa Proposta che inciderebbe positivamente sui rapporti Cittadino Istituzioni, darebbe l’opportunità di far riprendere un dialogo produttivo nell’essenza dei ruoli per un PERCORSO di RISANAMENTO il quale produrrebbe nuova fiducia nelle Istituzioni positivizzando le ATTIVITA’ per far riprendere la PRODUZIONE del REDDITO. Non sottovalutate questo Documento, racchiude in se la chiave di volta a quanto sta avvenendo. Intervenire sui DEBITI vuol dire INPS, INAIL, ENTI ASSISTENZIALI E BILATERALI, EQUITALIA. Questo produrrebbe anche il ripristino ed il CONCEPIMENTO di un nuovo PATTO SOCIALE STATO-ISTITUZIONI CITTADINO-CONTRIBUENTE. Vi ringraziamo per averci voluto leggere augurandoVi buon lavoro. PdL n° 3804 On. Polledri, Stucchi, Reguzzoni Pionati MANIFESTO “ LIBERA l’IMPRESA ” MANOVRA PER LO SVILUPPO A COSTO ZERO Premessa La Crescita è il sinonimo della Produzione, la Produzione è il sinonimo di Creazione di Reddito, Creazione di Reddito è il sinonimo di PIL, PIL è il sinonimo di abbassamento del DEBITO PUBBLICO, ABBASSAMENTO del DEBITO è il sinonimo di PAGARE MENO INTERESSI, pagare meno interessi è il sinonimo di mettere a disposizione CIFRE IMPORTANTI derivanti dagli interessi risparmiati per CREARE INVESTIMENTI nel tessuto SOCIALE, il tessuto sociale è il sinonimo dell'ECONOMIA DIFFUSA, quindi che investe tutti i CETI SOCIALI. Ma tutti questi SINONIMI resteranno tali se non si passerà agli investimenti nel RISANAMENTO DEL TESSUTO PRODUTTIVO CARTA D’IDENTITA’ DEL DEBITO. (CASISTICHE ) · L’assenza di norme STRUTTURALI, le quali obbligano e regolamentano il rapporto dare -avere o come committente – esecutore, diventano elementi penalizzanti delle REDDITUALITA’ e degli ADEMPIMENTI. · L’inefficienza del sistema GIUSTIZIA CIVILE non consente di poter RECUPERARE i CREDITI da PRODUZIONE . Un Credito non riscosso comporta una pianificazione da tre a cinque anni per gli adempimenti omessi dovendo produrre nuovo reddito con il quale poter pagare. · Le Pubbliche Amministrazioni non PAGANO i Fornitori e gli Operatori nei tempi derivanti dai CONTRATTI tra le parti . · Il PATTO DI STABILITA’ lo hanno dovuto sopportare i BILANCI delle AZIENDE. · Ed ancora , come se non bastasse , l’impossibilita di essere regolari per ottenere il DURC (documento unico di regolarità contributiva) vietando così la possibilità di LAVORARE. · AMMINISTRAZIONI PRIVATE senza stato di RESPONSABILITA’ con gli OPERATORI alla MERCE’ di RICATTATORII sistemi COMPORTAMENTALI . Il sistema della Riqualificazione e Ristrutturazione del Patrimonio Abitativo Privato genera il 65% del PIL dell’intero settore Edile, · Come se non bastasse, EQUITALIA con un sistema Sanzionatorio, frutto di Norme di derivazione Parlamentare, la quale crea pregiudizio per ottenere linee di CREDITO e difficoltà di RIENTRARE DALLO STATO DEBITORIO DICHIARATO E’ NON EVASO. · Non ultimo il binomio DIRITTO – DOVERE che dovrebbe essere determinato dall’efficienza delle LEGGI delle TUTELE ma che non trova nelle stesse il parallelismo necessario per la pariteticità del risultato e del rapporto. Alcune , non TUTTE le CAUSE. I punti QUALIFICANTI della PdL n° 3804 QUESTO NON E' UN CONDONO, MA UN PROGETTO PER LO SVILUPPO Vantaggi per il CONTRIBUENTE · Pagamento dello stato originario del Debito · Eliminazione delle Sanzioni , Interessi ed Aggi · Pagamento del 10% di sopratasse sul Debito Originario · Ripresa della possibilità di poter accedere alle Linee di Credito (oggi impossibile per il perdurare dello stato delle pregiudiziali inibitorie, è causa di USURA). · Ripresa della produzione con costituzione di nuova redditualità Riassunzione delle figure qualificanti l’attività (dipendenti) · Recupero del Contribuente del suo Valore Sociale e Morale Vantaggi per lo STATO · Recupero del 90% dello stato di credito vantato in tempi ragionevoli con l’immediatezza di introitare capitali senza che l’Ente preposto alla riscossione e di conseguenza anche lo Stato fossero gravati da spese e procedure ( in 20 anni non più del 50% oggi la media del recupero del pregresso si aggira intorno al 2,5% su base annua ) · Recupero del 10% come stato sanzionatorio · Risparmio degli importi da sostenere per finanziare gli Ammortizzatori Sociali (CIG e DISOCCUPAZIONE, MOBILITA’ (mediamente lo Stato ne finanzia il triennio di legge) · Ripresa Economica per la nuova Redditualità del Sistema Produttivo · Ripresa dei Consumi e Beni Strumentali quindi con ripresa dell’industria manifatturiera pari a quella generata dalla Legge 449 sulle ristrutturazioni · Introito IVA sui consumi e acquisti · Ripresa del Mercato Interno dal quale è risultante il 75% del PIL · Assenza di cancellazioni e fallimenti delle Imprese · Le imprese che si cancellano dagli elenchi camerali diventano Lavoratori in Nero perché con l’eventuale assunzione rischierebbero il 1/5 dello stipendio · Le cancellazioni diventano l’iscrizione di nuova azienda con la quale operare per togliere i debiti della precedente attività , conseguenza che dopo tre anni va in crisi la nuova attività · I punti qualificanti di questa proposta interessano il 75% delle partite IVA , con particolare incidenza in quelle con Storia e con Dipendenti. REGOLAMENTO di DIFFERENZIALE APPLICATIVO · IL 10% per importi dichiarati · IL 20% per importi derivanti DA EVASIONE ACCERTATA ed ACCLARATA. Documento Elaborato da Giovanni Bevacqua Presidente Regionale Calabria Confartigianato Edilizia e Coordinatore Nazionale Gruppi di Proposta Eventuale contatto 366 3017413 337 871541 0961 794426 http://www.clubpanterarosa.com/dblog/articolo.asp?articolo=258 http://www.camera.it/_dati/lavori/stampati/pdf/16PDL0048990.pdf
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