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PMI Dome

Occupazione giovanile: sono le PMI l'ancora di salvataggio

In uno scenario di crisi economica, la disoccupazione è contrastata dalle politiche di recruitment delle piccole e medie imprese che puntano sui giovani
di Fabrizio Scatena | 23 maggio 2012
Fabrizio Scatena è consulente aziendale e si occupa di marketing, sales management, servizi editoriali per la comunicazione d’impresa e formazione professionale. Laureato in Sociologia, ha conseguito un Master in Marketing, Comunicazione Web e Nuovi Media ed un programma accreditato in Project Management.
Chi tiene in piedi l'occupazione in Italia? Sono le piccole, medie ed in alcuni casi micro-imprese a frenare la disoccupazione diffusa nel mondo giovanile. Il comportamento virtuoso degli imprenditori che le guidano, è confermato dai dati elaborati da Fondazione impresa.

Secondo la Fondazione sono 274 mila i giovani che una anno fa erano disoccupati, mentre ora lavorano in piccole o medie imprese.

Secondo Daniele Nicolai, ricercatore di Fondazione impresa: “Questi dati confermano il ruolo giocato dalle piccole imprese nell'economia italiana e il loro contributo alla creazione di posti di lavoro, specie in un momento di crisi come quello attuale dove il tasso di disoccupazione ha raggiunto quasi la soglia del 10%”.

Se compariamo il livello di assunzione tra una grande impresa  (250 addetti e oltre), ed una piccola impresa (da 16 a 49 addetti) nel nord Italia, notiamo che mentre la prima ha assunto il 6% di giovani, la seconda è arrivata al 27,2%.

Altro dato interessante e la vitalità dimostrata dalle micro, piccole e medie imprese del mezzogiorno che nel IV trimestre del 2011, hanno fatto registrare un tasso di assunzione del 94,6% (dato aggregato) rispetto alle grandi.

E' interessante notare come le piccole imprese, si dimostrano molto attente anche all'assunzione femminile; l'incidenza delle assunzioni di donne giovani supera la media: 47,6% contro il 45,3%.

Questi dati rispecchiano la struttura industriale italiana, tipicamente caratterizzata dalla presenza di una galassia di piccole e medie imprese, ed il loro comportamento innovativo in termini di politiche di recruitment.

Oggi quando parliamo di occupazione giovanile, ci riferiamo ad investimenti in risorse umane di qualità: l'offerta di lavoro è costituita da giovani con un elevato livello di istruzione e specializzazione (molti oltre la laurea vantano master di specializzazione o dottorati di ricerca), che se ben impiegati possono produrre degli impatti positivi sull'organizzazione e produttività aziendale.

Questo scenario legittima le richieste di maggior attenzione rivolte dalle Pmi all'attuale Governo.

I “Tecnici” dovrebbe ascoltare quegli imprenditori che, nonostante un periodo di fortissima crisi, applicano delle exit strategy positive per l'occupazione, vero e proprio problema sociale.


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