Le imprese nei prossimi mesi saranno tenute ad uno sforzo di cassa notevole. Tra Imu e bollette dovranno prelevare dai fondi dal 15 al 18% in più secondo le elaborazioni de Il Sole 24 Ore. Tra gli incrementi più sostanziosi figurano le spese per gestire la produzione che potrebbero aumentare anche di 15 mila euro. Gli esempi mettono in luce tutta la prepotenza della nuova pressione fiscale di cui le imprese dovranno farsi carico. Secondo il rapporto sulle tariffe dei servizi pubblici locali di Unioncamere-Indis e Ref, “un ristorante che consuma 1.800 metri cubi d'acqua all'anno può spendere da 1.352 a 8.307 euro, a seconda della città”.A penalizzare maggiormente è la bolletta energetica e l’Imu. Un ulteriore esempio citato da Il Sole 24 Ore è un piccolo salone di parrucchiere (70 metri quadri): “pagherà 1.269 euro solo di imposta municipale, che significa oltre il 75% in più di quanto gli costava l'Ici nel 2011. In pratica, i più piccoli subiranno il rincaro maggiore sotto questo fronte”.
All’orizzonte c’è anche un aumento del prelievo sui fabbricati produttivi, in quanto i sindaci stanno elevando la tariffa standard per rimpinguare le casse comunali. Andrea Sammarco di Indis commenta: “La nuova Tares che entrerà in vigore nel 2013 imporrà la copertura integrale dei costi del servizio con il gettito del tributo, e comporterà un aggravio maggiore per i circa 6.900 Comuni oggi a regime Tarsu, per lo più piccoli e medi centri del Mezzogiorno”.
Donato Berardi di Ref afferma: “La principale criticità è la poca trasparenza sui corrispettivi e sul modo in cui sono determinati. Non di rado per le imprese più piccole è difficile orientarsi tra le opportunità di sconti che richiedono però diversi comportamenti produttivi e gestionali – e aggiunge – Negli ultimi dieci anni le tariffe dei servizi pubblici locali sono aumentate considerevolmente. Anche le differenze si sono accresciute influenzando pesantemente la competitività”.





