In un momento storico nel quale cittadini e imprese soffrono profondamente gli effetti della crisi, la nuova misura prodotta dal DPCM del 23 marzo 2012 afferente la limitazione della detassazione sui premi produttività , facendo i dovuti scongiuri, potrebbe avere risvolti devastanti proprio per le Pmi. L’agevolazione, attivata nel 2008 e rivolta ai lavoratori dipendenti del settore privato, riguarda l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 10% sulle quote stipendio al posto dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali, correlate a incrementi di produttività , qualità , redditività , innovazione e efficienza organizzativa in relazione agli utili dell’impresa. In questi ultimi anni le imprese italiane hanno sollecitato i propri dipendenti a una maggiore produttività facendo leva sul riconoscimento di bonus produttività dinnanzi al raggiungimento di determinati obiettivi. Il sistema bonus-produttività ha prodotto notevoli risultati in termini di efficienza e competitività delle aziende dinnanzi alla crisi, in quanto il lavoratore si è dimostrato fortemente orientato alla produttività al fine di ottenere un premio non solo economicamente consistente ma persino detassato.
La beffa giunge della nuova misura restrittiva: sulla base degli stanziamenti fissati, per il periodo dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2012, l’importo massimo di reddito di produttività assoggettabile all’imposta sostitutiva del 10% è ridotto a 2.500 euro contro i precedenti 6.000, così come diminuisce il limite massimo di reddito annuo (da 40.000 euro a 30.000 euro) oltre il quale i lavoratori dipendenti non possono usufruire della detassazione. Ciò significa che i datori di lavoro potranno apportare correzioni in sede di conguaglio di fine anno o di fine rapporto, nel caso in cui avessero già corrisposto il premio produttività ai propri dipendenti applicando i vecchi criteri di detassazione.
In sostanza, la misura di riduzione dell’ammontare dell’agevolazione limita considerevolmente il numero dei soggetti aventi diritto e suscita una notevole insoddisfazione nei confronti del governo per non aver individuato soluzioni diverse di spending review al fine di mantenere i limiti dell’agevolazione allineati con quelli applicati nel 2011.





