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PMI Dome

Silicon Valley in Italia?

Può l’Italia replicare sul proprio territorio l’esempio virtuoso della Silicon Valley? Ecco perché è possibile
di Flavio Calcagno | 22 giugno 2012
Questa è la domanda che si sono posti i dirigenti del MIUR e gli esperti di Working Capital di Telecom Italia, da sempre attenti nel cercare, raccogliere e far diventare realtĂ  nuove idee capaci di costruire l’Italia del domani.  L’evento “Italia Rainforest”, organizzato il 15 giugno presso l’Opificio Telecom Italia, rientra dunque nell’ambito di una serie di iniziative finalizzate ad avviare nel nostro paese un percorso di innovazione.

L’intento è quello di passare ad un modello di sviluppo del territorio basato sul  sistema di abbondanza digitale, simile a quello che, dagli Stati Uniti, ha esportato per anni la Silicon Valley, fucina di progetti e aziende innovative. L’idea, che come ogni cosa ha la difficoltĂ  di dover essere adattata  con le dovute varianti nel contesto territoriale in cui si cerca questo sviluppo, nasce dal modello Rainforest, proposto da Greg Horowitt e Victor Hwang volto a indicare una via nuova ed efficace per fare esplodere il potenziale innovativo inespresso. Il progetto di Horwitt, biochimico ed economista, ha come punto di partenza la necessitĂ  di produrre una descrizione quanto piĂą dettagliata della realtĂ , per far sì che vengano individuati e separati i punti di forza del sistema da quelli di debolezza, per poi creare uno schema capace di analizzare i funzionamenti e le dinamiche che lo governano. In sostanza, partendo da un’analisi settoriale si cerca di far emergere le variabili sulle quali è prioritario intervenire. Horowitt, venture capitalist e finanziatore di nuove imprese innovative – il cui libro “Rainforest: the secret to building the next Silicon Valley”, scritto insieme a Victor Hwang, è diventato un bestseller – afferma che per replicare in Italia il successo della Silicon Valley bisogna considerare che  “in una SocietĂ  della Conoscenza come quella attuale, un’economia creativa sorge da una forte dose – al limite dello spreco – di risorse conoscitive in grado di proliferare, meglio se condivise e immerse in un ambiente di relazioni spontanee ed orizzontali”. Secondo la tesi dell’economista infatti, “la crescita è il prodotto di una condivisione della conoscenza che circola in uno scambio continuo”, pertanto il modello della Silicon Valley ha funzionato “perchĂ© simile ad una foresta pluviale (rainforest), caratterizzata da un struttura disordinata e caotica, in grado di crescere abbondantemente grazie ad alcuni ingredienti fondamentali (cultura, sistemi normativi, startupper ecc.) mixati però in modo da determinare il successo”.

Protagonista per un giorno di Working Capital, acceleratore di impresa di Telecom Italia che investe nelle migliori start-up italiane della Digital Economy, Horowitt ha illustrato come il modello della rainforest non ha bisogno di essere rigidamente controllato, ma basta che sia connesso su una base di fiducia per abbattere i costi di transazione (o barriere sociali) non rimovibili da un regolatore, in quanto causate da irrazionalità. In un paese come l’Italia, dove il sistema di reti sociali è ricchissimo, strumenti come Facebook, Twitter e blog rappresentano una base solida per sfruttare il capitale di fiducia esistente consentendo la circolazione delle idee. Secondo Horowitt dunque, è possibile intraprendere queste nuove strade per favorire l’innovazione in Italia ricreando i presupposti per la nascita di realtà simili alla Silicon Valley negli Stati Uniti.



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