Nelle ore precedenti c’è stata una grande attesa per i dati relativi agli indici PMI nell’Eurozona. Dalle ultime elaborazioni l'indice PMI composito della produzione è rimasto invariato a 46 punti nel mese di giugno. Allontanati i timori relativi ad una nuova caduta si può dunque tirare il fiato di sollievo e guardare avanti con un pizzico di ottimismo in più.Sia ben chiaro che è ancora molta la strada da fare per assistere ad una ripresa anche solo parziale. I dati sono fermi ai minimi da ben 35 mesi. Solo a gennaio si è assistito ad un tiepido incremento seguito da rapide contrazioni nei mesi successivi e in particolar modo nel mese di settembre. Analizzando più da vicino le performance della zona euro si nota come nel secondo trimestre sia continuato ad aumentare il gap produttivo, registrando la contrazione più netta in tre anni.
Un po’ più in salute sembra essere il terziario che è passato da 46,7 punti di maggio a 46,8 maggio sui massimi da 2 mesi. Ancora incerto invece il manifatturiero che è scivolato da 45,1 punti a 44,8 portandosi ai minimi sui 36 mesi. Così come l'indice Pmi della produzione manifatturiera e' leggermente calato a 44,4 punti da 44,6, sui minimi da 37 mesi.
Non brilla nemmeno l’indice composito tedesco sceso a 48,5 punti da 49,3, segnando il secondo calo consecutivo. Trae beneficio invece la Francia in cui lo stesso indice è salito a 46,7 da 44,6, sui massimi da marzo.
A poco da rendere felici notare che l'indicatore del Pmi cinese di giugno è sceso a 48,1 punti dai 48,4 punti di maggio. Il parziale rallentamento del Paese infatti non apporta benefici per la zona Euro, che anzi rischia di perdere alcuni investimenti asiatici importanti.





