"La
ricerca e l'innovazione sono tra le priorità dell'agenda dell'UE per la
crescita e l'occupazione. I paesi membri dovranno investire, entro il
2020, il 3% del PIL in R&S (1% di finanziamenti pubblici, 2% di
investimenti privati) con l'obiettivo di creare 3,7 milioni di posti di
lavoro e di realizzare un aumento annuo del PIL di circa 800 miliardi di
euro" – questo l’incipit del portale dell’Unione Europea alla sezione
Ricerca e Innovazione.Il progetto di crescita con cui l’Ue intende potenziare le attività di ricerca si basa essenzialmente sull’elevazione della competizione tra i singoli Paesi che comparteciperanno a creare nuove opportunità di crescita d’innanzi al mercato globale sfidando le potenze estere e cercando di giocare d’anticipo. "L'Ue occupa una posizione di primissimo piano per molte tecnologie, ma è esposta sempre più alla concorrenza, non solo dei partner tradizionali, ma anche delle economie emergenti" – si legge ancora nel sito.
Fuga di cervelli
Entro
il 2014 si punta a realizzare uno spazio unico europeo della ricerca
per agevolare i ricercatori a lavorare in qualsiasi paese beneficiando
di un’accresciuta cooperazione internazionale. Sono centinaia i milioni
di euro che ogni anno il Consiglio europeo della ricerca mette a
disposizione per finanziare le attività degli scienziati europei. I
prossimi bandi partiranno tra luglio e novembre ed entro il 2013 ci
saranno ben 1,7 miliardi di euro sul piatto. L’Italia ancora una volta
deve cogliere la sfida e cercare di accaparrarsi quante più risorse
possibili, solitamente il nostro posizionamento è buono ma con delle
riserve.
Mediamente riusciamo a piazzarci entro i primi 5
posti con gran soddisfazione. Il maggior problema è però la necessitÃ
dei ricercatori premiati di andarsene all’estero a condurre le loro
ricerche. Per gli ultimi bandi su 3mila premiati, 256 erano italiani e
ben 107 hanno scelto di operare in laboratori all’estero. Il nostro
paese ha catalizzato appena 16 ricercatori che hanno usufruito di borse
che in alcuni casi arrivano a raggiungere la cifra di 3,5 milioni di
euro.
Il consiglio della presidente del Cer (Consiglio
europeo della ricerca), Helga Nowotny, è chiaro: “L'Italia deve puntare
ad essere più internazionale per poter attrarre ricercatori stranieri,
aprendo le sue strutture grandi e le università ai borsisti stranieri†–
e prosegue – “Vedo molti ricercatori italiani brillanti andare
all'estero e pochi venire da voi, la Gran Bretagna e la Svizzera come
Paesi associati, hanno molti più borsisti stranieriâ€.
Gli istituti di ricerca europei
“Il Consiglio europeo della ricerca
(CER) sostiene la "ricerca di frontiera" (una nuova concezione della
ricerca di base che, da un lato, sottolinea l'importanza cruciale della
ricerca scientifica e tecnologica di base per il benessere economico e
sociale e, dall'altro, riconosce che la ricerca alle frontiere della
conoscenza e oltre è un'avventura intrinsecamente rischiosa, che esplora
aree di ricerca nuove e più esaltanti), incoraggiando i migliori
scienziati, studiosi ed ingegneri veramente creativi a superare le
frontiere consolidate della conoscenza e i confini tra le varie
discipline. L'approccio dal basso seguito dal CER, sposta l'iniziativa
al livello dei ricercatori stessi, che possono individuare nuove
opportunità e direzioni in qualsiasi campo della ricerca, anziché
doversi attenere a priorità fissate dai politiciâ€.
Oltre al Cer vi sono il Centro Comune di Ricerca
(CCR) che si articola in una rete di sette istituti di ricerca in vari
paesi europei. Tra le sue competenze vi sono lo studio sull’energia
nucleare e di ricerca sulla sicurezza nucleare ma ha da poco sviluppato
anche una tecnologia di telerilevamento per individuare l'insorgere di
crisi alimentari nei paesi del terzo mondo in cui l’Europa è chiamata ad
intervenire.
Altro soggetto importante è l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia che
si occupa di trasformare la ricerca in applicazioni commerciali
coinvolgendo l’università , gli enti di ricerca, le imprese, le
fondazioni e altri soggetti. cambiamenti climatici, le fonti energetiche
rinnovabili e le nuove tecnologie dell'informazione e della
comunicazione risultano essere le priorità .
Teniamoci stretti i ricercatori
Il
ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, propone una soluzione per
incentivare i ricercatori a rimanere o venire in Italia a far ricerca.
La soluzione potrebbe arrivare dallo stabilizzare i ricercatori che
hanno già superato valutazioni internazionali. “Questo è previsto anche
nella proposta di legge sulla valorizzazione delle capacità e
dell'impegno del merito che verrà presentato in Consiglio dei ministri
presto, penso prima dell'estate†– ricorda Profumo.
Il
ministro propone inoltre che i vincitori di borse internazionali non
debbano più sostenere un concorso per essere assunti come ricercatori
potendo essere chiamati direttamente. Si tratta di una novità che sarÃ
contenuta nel Ddl sul merito a breve presentata al Governo. “Potremmo
creare una sorta di albo per i vincitori di borse dell'Erc che contenga
anche le informazioni e i curricula dei vincitoriâ€, che sono stati 255
italiani finora, su 25mila domande inoltrate.
Dello
stesso parere è il ministro dello Sviluppo economico e delle
Infrastrutture Corrado Passera che chiede maggior impegno negli
investimenti in ricerca e sviluppo da parte del Governo. Il discorso del
ministro è legato in particolare al tessuto imprenditoriale: “In
termini di innovazione è chiaro che dobbiamo fare di piùâ€. “È chiaro che
è un passo avanti il credito di imposta per le assunzioni che può
portare all'assunzione di migliaia di giovani laureati specializzati, ma
manca un pezzo che è quello del credito di imposta per ricerca e
innovazione†– e prosegue – “Non metteremo mai a rischio l'equilibrio di
bilancio, ma - assicura Passera - man mano che troveremo nuove risorse
le metteremo a disposizione per le aziende perchè facciano innovazione e
ricercaâ€.
L’Europa crede nell’Italia e le potenzialitÃ
sono forti. Menti brillanti ed aiuti sostanziosi da parte della ComunitÃ
Europea ci sono, ciò che manca è maggior sinergia tra centri ricerca,
università , laboratori e mondo dell’impresa. Due binari spesso separati
che dovrebbero convergere per catalizzare investimenti proficui e
attirare l’interessamento dei paesi stranieri.
Il programma quadro per la ricerca
Il Settimo programma quadro - 7°PQ prevede una dotazione complessiva di 50,5 miliardi ed è strutturato in quattro capitoli:
Cooperazione
– ricerca in collaborazione nei seguenti campi: salute, alimenti,
agricoltura, pesca, biotecnologie, tecnologie dell'informazione e della
comunicazione, energia, ambiente (compresi i cambiamenti climatici),
trasporti (inclusa l'aeronautica), scienze socioeconomiche, scienze
umane, spazio e sicurezza. Sono compresi anche le nanoscienze, le
nanotecnologie, i materiali e le nuove tecnologie di produzione.
Idee
– l'elemento fondamentale di questo capitolo è l'istituzione di un
Consiglio europeo della ricerca, per sostenere la ricerca di frontiera.
Persone
– questo capitolo riguarda le risorse umane e comprende le borse di
studio per giovani ricercatori, le borse di studio per azioni di
formazione permanente e di sviluppo della carriera, collaborazioni tra
industrie e università e premi di eccellenza.
CapacitÃ
– finanziamento delle infrastrutture di ricerca, delle attività di
ricerca e sviluppo delle piccole imprese, di poli scientifici e della
conoscenza e promozione delle conoscenze scientifiche in generale.
L’Italia
ha le carte in regola per trionfare nel campo della ricerca su tutti i
fronti. E’ di questi giorni la scoperta dei ricercatori dell'Istituto
superiore di sanità (Iss) di un cocktail di farmaci in grado di educare
il sistema immunitario dell'organismo a controllare il virus dell’Aids
in assenza di trattamento farmacologico. Una scoperta sensazionale
condotta in Italia da un team nostrano che chiede nuovi sostegni
finanziari per poter proseguire con la sperimentazione. Il resto
d’Europa e del mondo ci osserva dall’alto con ammirazione, pronto ad
offrire interessanti incentivi per acquisire la paternità della ricerca.
L’Italia deve mettere in moto un meccanismo tale da garantire il
trionfo dello studio in patria in maniera tale da giocare un ruolo di
attrazione di investimenti esteri. Una nuova fuga di cervelli sarebbe
imperdonabile.


Mirko Zago è laureato in scienze della comunicazione all'università di Bologna e appassionato di editoria online. Da sempre attratto dal mondo della Rete e del business, scrive per diverse realtà , trattando di imprenditoria, nuove tecnologie e IT



