Nome
Cognome
Email
Password
Ho letto e accetto l'informativa sulla privacy
Desidero ricevere la Newsletter di PMI-dome.com
FacebookTwitterRSS
PMI Dome

Scienziati italiani: geni fuggitivi

L’Italia è al top nelle classifiche. Purtroppo, pochi restano in patria. La ricerca sulla fuga dei cervelli. Tutti i dettagli
di Mirko Zago | 27 giugno 2012
Mirko Zago è laureato in scienze della comunicazione all'università di Bologna e appassionato di editoria online. Da sempre attratto dal mondo della Rete e del business, scrive per diverse realtà, trattando di imprenditoria, nuove tecnologie e IT
"La ricerca e l'innovazione sono tra le priorità dell'agenda dell'UE per la crescita e l'occupazione. I paesi membri dovranno investire, entro il 2020, il 3% del PIL in R&S (1% di finanziamenti pubblici, 2% di investimenti privati) con l'obiettivo di creare 3,7 milioni di posti di lavoro e di realizzare un aumento annuo del PIL di circa 800 miliardi di euro" – questo l’incipit del portale dell’Unione Europea alla sezione Ricerca e Innovazione.
Il progetto di crescita con cui l’Ue intende potenziare le attività di ricerca si basa essenzialmente sull’elevazione della competizione tra i singoli Paesi che comparteciperanno a creare nuove opportunità di crescita d’innanzi al mercato globale sfidando le potenze estere e cercando di giocare d’anticipo. "L'Ue occupa una posizione di primissimo piano per molte tecnologie, ma è esposta sempre più alla concorrenza, non solo dei partner tradizionali, ma anche delle economie emergenti" – si legge ancora nel sito.

Fuga di cervelli
Entro il 2014 si punta a realizzare uno spazio unico europeo della ricerca per agevolare i ricercatori a lavorare in qualsiasi paese beneficiando di un’accresciuta cooperazione internazionale. Sono centinaia i milioni di euro che ogni anno il Consiglio europeo della ricerca mette a disposizione per finanziare le attività degli scienziati europei. I prossimi bandi partiranno tra luglio e novembre ed entro il 2013 ci saranno ben 1,7 miliardi di euro sul piatto. L’Italia ancora una volta deve cogliere la sfida e cercare di accaparrarsi quante più risorse possibili, solitamente il nostro posizionamento è buono ma con delle riserve.
Mediamente riusciamo a piazzarci entro i primi 5 posti con gran soddisfazione. Il maggior problema è però la necessità dei ricercatori premiati di andarsene all’estero a condurre le loro ricerche. Per gli ultimi bandi su 3mila premiati, 256 erano italiani e ben 107 hanno scelto di operare in laboratori all’estero. Il nostro paese ha catalizzato appena 16 ricercatori che hanno usufruito di borse che in alcuni casi arrivano a raggiungere la cifra di 3,5 milioni di euro.
Il consiglio della presidente del Cer (Consiglio europeo della ricerca), Helga Nowotny, è chiaro: “L'Italia deve puntare ad essere più internazionale per poter attrarre ricercatori stranieri, aprendo le sue strutture grandi e le università ai borsisti stranieri†– e prosegue – “Vedo molti ricercatori italiani brillanti andare all'estero e pochi venire da voi, la Gran Bretagna e la Svizzera come Paesi associati, hanno molti più borsisti stranieriâ€.

Gli istituti di ricerca europei
“Il Consiglio europeo della ricerca (CER) sostiene la "ricerca di frontiera" (una nuova concezione della ricerca di base che, da un lato, sottolinea l'importanza cruciale della ricerca scientifica e tecnologica di base per il benessere economico e sociale e, dall'altro, riconosce che la ricerca alle frontiere della conoscenza e oltre è un'avventura intrinsecamente rischiosa, che esplora aree di ricerca nuove e più esaltanti), incoraggiando i migliori scienziati, studiosi ed ingegneri veramente creativi a superare le frontiere consolidate della conoscenza e i confini tra le varie discipline. L'approccio dal basso seguito dal CER, sposta l'iniziativa al livello dei ricercatori stessi, che possono individuare nuove opportunità e direzioni in qualsiasi campo della ricerca, anziché doversi attenere a priorità fissate dai politiciâ€.
Oltre al Cer vi sono il Centro Comune di Ricerca (CCR) che si articola in una rete di sette istituti di ricerca in vari paesi europei. Tra le sue competenze vi sono lo studio sull’energia nucleare e di ricerca sulla sicurezza nucleare ma ha da poco sviluppato anche una tecnologia di telerilevamento per individuare l'insorgere di crisi alimentari nei paesi del terzo mondo in cui l’Europa è chiamata ad intervenire.
Altro soggetto importante è l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia che si occupa di trasformare la ricerca in applicazioni commerciali coinvolgendo l’università, gli enti di ricerca, le imprese, le fondazioni e altri soggetti. cambiamenti climatici, le fonti energetiche rinnovabili e le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione risultano essere le priorità.

Teniamoci stretti i ricercatori
Il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, propone una soluzione per incentivare i ricercatori a rimanere o venire in Italia a far ricerca. La soluzione potrebbe arrivare dallo stabilizzare i ricercatori che hanno già superato valutazioni internazionali. “Questo è previsto anche nella proposta di legge sulla valorizzazione delle capacità e dell'impegno del merito che verrà presentato in Consiglio dei ministri presto, penso prima dell'estate†– ricorda Profumo.
Il ministro propone inoltre che i vincitori di borse internazionali non debbano più sostenere un concorso per essere assunti come ricercatori potendo essere chiamati direttamente. Si tratta di una novità che sarà contenuta nel Ddl sul merito a breve presentata al Governo. “Potremmo creare una sorta di albo per i vincitori di borse dell'Erc che contenga anche le informazioni e i curricula dei vincitoriâ€, che sono stati 255 italiani finora, su 25mila domande inoltrate.
Dello stesso parere è il ministro dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture Corrado Passera che chiede maggior impegno negli investimenti in ricerca e sviluppo da parte del Governo. Il discorso del ministro è legato in particolare al tessuto imprenditoriale: “In termini di innovazione è chiaro che dobbiamo fare di piùâ€. “È chiaro che è un passo avanti il credito di imposta per le assunzioni che può portare all'assunzione di migliaia di giovani laureati specializzati, ma manca un pezzo che è quello del credito di imposta per ricerca e innovazione†– e prosegue – “Non metteremo mai a rischio l'equilibrio di bilancio, ma - assicura Passera - man mano che troveremo nuove risorse le metteremo a disposizione per le aziende perchè facciano innovazione e ricercaâ€.
L’Europa crede nell’Italia e le potenzialità sono forti. Menti brillanti ed aiuti sostanziosi da parte della Comunità Europea ci sono, ciò che manca è maggior sinergia tra centri ricerca, università, laboratori e mondo dell’impresa. Due binari spesso separati che dovrebbero convergere per catalizzare investimenti proficui e attirare l’interessamento dei paesi stranieri.


Il programma quadro per la ricerca
Il Settimo programma quadro - 7°PQ prevede una dotazione complessiva di 50,5 miliardi ed è strutturato in quattro capitoli:
Cooperazione
– ricerca in collaborazione nei seguenti campi: salute, alimenti, agricoltura, pesca, biotecnologie, tecnologie dell'informazione e della comunicazione, energia, ambiente (compresi i cambiamenti climatici), trasporti (inclusa l'aeronautica), scienze socioeconomiche, scienze umane, spazio e sicurezza. Sono compresi anche le nanoscienze, le nanotecnologie, i materiali e le nuove tecnologie di produzione.
Idee
– l'elemento fondamentale di questo capitolo è l'istituzione di un Consiglio europeo della ricerca, per sostenere la ricerca di frontiera.
Persone
– questo capitolo riguarda le risorse umane e comprende le borse di studio per giovani ricercatori, le borse di studio per azioni di formazione permanente e di sviluppo della carriera, collaborazioni tra industrie e università e premi di eccellenza.
Capacità
– finanziamento delle infrastrutture di ricerca, delle attività di ricerca e sviluppo delle piccole imprese, di poli scientifici e della conoscenza e promozione delle conoscenze scientifiche in generale.
L’Italia ha le carte in regola per trionfare nel campo della ricerca su tutti i fronti. E’ di questi giorni la scoperta dei ricercatori dell'Istituto superiore di sanità (Iss) di un cocktail di farmaci in grado di educare il sistema immunitario dell'organismo a controllare il virus dell’Aids in assenza di trattamento farmacologico. Una scoperta sensazionale condotta in Italia da un team nostrano che chiede nuovi sostegni finanziari per poter proseguire con la sperimentazione. Il resto d’Europa e del mondo ci osserva dall’alto con ammirazione, pronto ad offrire interessanti incentivi per acquisire la paternità della ricerca. L’Italia deve mettere in moto un meccanismo tale da garantire il trionfo dello studio in patria in maniera tale da giocare un ruolo di attrazione di investimenti esteri. Una nuova fuga di cervelli sarebbe imperdonabile.


Condividi

Lascia un commento

Nome:

Mail:

Oggetto:

Commento:

CAPTCHA

Codice controllo:






Inserisci il codice dell'immagine

CAPTCHA
  
Ho letto e accetto l'informativa sulla privacy



A Milano si riunisce Alfresco

Una visione dall'interno di tutto il sistema dell'azienda e le prospettive di sviluppo nei prossimi anni

SE UN IMPIEGATO APRE UN E-SHOP, MEGLIO L'APPOGGIO DI UN COMMERCIALISTA

Come calcolare l'IMU

Due nuove aliquote e uno strumento per semplificare il calcolo

BIT 2012

La Borsa internazionale del Turismo riapre i battenti con tante importanti novità
Accesso rapido