Il problema di molti siti è oggi la sopravvivenza.
Il business model
basato sugli introiti generati dalla vendita dei banner non basta più da diversi
mesi, e non sto dicendo certo una novità...anzi.
Molti siti stanno chiudendo, altri si stanno ridimensionando (vedi Virgilio
o Kataweb), altri ancora si stanno fondendo ( vedi Volendo e SpesaClick).
Il problema che
angustia la maggior parte dei responsabili dei siti, soprattutto informativi,
è quello di trovare nuovi sistemi per fare revenues attraverso la vendita di
contenuti o servizi ai piccoli consumatori che sono quelli che rappresentano
la maggior parte del traffico di un portale informativo.
Da ricerche di mercato, è emerso come il grande pubblico non sia disposto a
pagare abbonamenti annuali per accedere a siti informativi anche specializzati
( come potrebber essere lo stesso webmasterpoint.org ); d'altre parte, invece,
sempre gli stessi utenti hanno risposto che sarebbero disposti a pagare a singolo
articolo, approfondimento o servizio, spendendo una cifra di circa 5.000-10.000
al massimo.
Ma, come venire
incontro a queta nuova "domanda" del pubblico, senza "cadere" sui costi amministrativi
delle transazioni e della fatturazione, senza dimenticare che nessuno farebbe
un bonifico per 10.000 lire e relativamente pochi italiani usano ancora la carta
di credito ( e comunque i circuiti interbancari "mangiano" alte percentuali
su ogni transazione).
Quanto rimarebbe di ricavo netto al portale delle famose 5.000-10.000???
Le soluzioni proposte,
finora, rigurdanti i micropagamenti, sembrano non aver ancora avuto successo.
Le carte prepagate e i pagamenti attraverso i cellulari, per esempio, sono ostacolati
dalle diverse divisioni fra istituti bancari e società telefoniche, non permettendo
di raggiungere ancora uno standard unico sul mercato.
Ancora una volta, la soluzione, potrebbe venire dai siti porno, che da sempre
anticipano i "normali" siti web.
Non bisogna dimenticare che proprio dai siti porno, sono stai ideati i siti civetta, i pop-up, i pop-under....tutti strumenti di webmarketing passati in un momento successivo ai circuiti di advertising tradizionali. La soluzione potrebbe essere rappresentata dal dial-up: connettersi al web, con un numero telefonico a pagamento al minuto per quei due-tre minuti che servirebbero per scaricare l'artciolo o il programma che più interessano.
Ovviamente, dovrebbe
essere fatto tutto alla luce del sole, spiegando bene all'utente che sta per
connetersi ad una connessiona a pagamento, per esempio di 2.000 lire al minuto.
Una prova, con grande successo, è già stata fatta dalle società di loghi e suonerie
che permettono di scaricarle via web con le modalità sopra descritte.
In questo ultimo
mese c'è stata una vera e propria corsa a questi programmi, che si possono ritrovare
su tutti i principali siti web italiani.
L'unica nota stonata è che alcuni di essi, non avvisano per nulla, l'utente
del fatto che sta pagando la connessione al minuto, creando, immagino, gravi
problemi alla bolletta familiare.
Ma, a livello di
webmarketing e di business model, il dial-up è sicuramente un sistema interessante:
costi di fatturazione nulli ( si fattura alla società telefonica ), che è la
stessa che fattura ai singoli utenti che hanno usfruito del servizio; sicurezza
assoluta nei pagamenti; sistema, al contrario della carta di credito, disponibile
per tutti inavigatori ( tutti coloro che navigano hanno un modem ovviamente
).
Rimane, comunque, un problema da risolvere: quali contenuti offire, davvero
appettibili, per i quali gli utenti siano disposti a pagare?
Ecco ritornare l'importanza, sempre detta, di contenuti originali, interessante,
non scopiazzati e creati da professionisti del settore.
di Marcello Tansini
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