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PMI Dome

Decreto editoria: la sfida è il passaggio al digitale

Approvato dall’Aula del Senato il decreto legge editoria che ridisegna i requisiti d’accesso ai contributi pubblici e semplifica l’editoria digitale
di Flavio Calcagno | 29 giugno 2012

NovitĂ  importanti giungono dal mondo dell’editoria: la riforma del settore è stata approvata in Senato e si appresta dunque a rivoluzionare il settore dell’informazione. QualitĂ , trasparenza, valorizzazione dell’occupazione e passaggio al digitale sono le caratteristiche principali della riorganizzazione, oltre alla necessaria rimodulazione dei parametri per l’erogazione dei contributi alle imprese editrici dettata  dall’esigenza di rigore e di trasparenza. Il principale criterio scelto è la correlazione tra contributi e vendite effettive delle testate, con un salto di qualitĂ  notevole rispetto al requisito della legislazione precedente ed ai livelli di occupazione professionale.


Novità anche nel settore dell'editoria digitale, che viene “delegificato” per quanto riguarda i periodici web e i blog o siti di piccole dimensioni, con un emendamento che stabilisce che “le testate periodiche realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse unicamente per via telematica, ovvero on line, i cui editori non abbiano fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100 mila euro non sono soggetti agli obblighi di legge previste per la stampa del mondo analogico”.


Lo stesso emendamento precisa inoltre che per ricavi annui da attivitĂ  editoriale si intendono i ricavi ''derivanti da abbonamenti e vendita in qualsiasi forma, ivi compresa l'offerta di singoli contenuti a pagamento, da pubblicitĂ  e sponsorizzazioni, da contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati''.


“L’approvazione del decreto legge - ha commentato il senatore Alessio Butti del Popolo della LibertĂ  - consentirĂ  all’editoria tradizionale di affrontare la sfida digitale e l’evoluzione del mercato” aggiungendo che l’azione di riforma garantirĂ  i contributi solo ai giornali seri, caratterizzati da un elevato numero di copie vendute in edicola e da una  valorizzazione professionale delle proprie risorse.


In un periodo storico caratterizzato da una profonda crisi dell’editoria e dalla diminuzione degli introiti pubblicitari, la riforma rappresenta, secondo Butti, un obbligo morale e un sostegno intelligente al settore. Proseguendo su questa strada, un ulteriore passo in avanti, secondo Butti, sarà rimpinguare il Fondo per l’editoria che a fronte di uno stanziamento minimo richiesto di 160 milioni di euro, si trova ancora oggi al di sotto della soglia di sopravvivenza nonostante i nuovi criteri introdotti che segnano il passaggio netto dai contributi a pioggia alla selezione attraverso il merito.


Il mondo dell’editoria digitale ha così lanciato la sfida a quello analogico, oggi più che mai costretto a confrontarsi con il web e a ripensare al più presto le strategie adottate fino ad ora.


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