La spending review continua a mietere polemiche. Questa volta ad alzare la voce è il settore farmaceutico nella persona di Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria.
Secondo Scaccabarozzi il decreto ipotizzato “peserebbe per il 40% sull’industria farmaceutica e le darebbe un altro colpo, assolutamente insostenibile, avendo già contribuito alla riduzione della spesa sanitaria per 11miliardi di euro negli ultimi cinque anni”. Inoltre il decreto, continua il presidente ,“costringerebbe alla chiusura di impianti produttivi e alla perdita della capacità di esportare”. Non dimentichiamo che il made in Italy, fiore all’occhiello delle industrie biotech, gode del primato assoluto nell’export che con 15miliardi di euro viaggia al 61% dell’intera produzione.
Se il decreto ipotizzato dovesse essere confermato il settore farmaceutico si troverebbe a dover affrontare una crisi senza precedenti. Negli ultimi cinque anni, a seguito di 11miliardi di tagli, il settore ha già dovuto fronteggiare una riduzione dell’occupazione calata a soli 65mila addetti con una perdita di 10mila posti di lavoro. Un trend che se confermato porterà nei prossimi cinque anni ad una perdita di ulteriori 10mila unità di forza lavoro. Se prima, però, i tagli riguardavano solo l’informazione scientifica, adesso toccheranno anche i centri di ricerca e gli investimenti.
A seguito di queste previsioni, gli investimenti dall’estero di Big pharma verranno sempre più a mancare. Per le case madri “l’Italia è no innovation” spiga Scaccabarozzi e , dunque, le stesse potrebbero decidere di lasciare il Paese, delocalizzando all’estero la produzione con conseguente perdita di posti di lavoro e diminuzione del fatturato dell’export.
Il presidente di Farmindustria si rivolge al governo, in particolare al presidente Mario Monti e al commissario Enrico Bondi affinchè effettuino un piano di rilancio per l’industria farmaceutica, concludendo quasi con tono minaccioso: “Per favore non costringeteci a chiedere la crisi del settore”.





