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Workshop UE-USA: nuovi scenari per le PMI

Quali sono le condizioni principali per favorire uno slancio delle PMI a livello transnazionale? Questo il tema del dibattito nel workshop UE-USA 
di Flavio Calcagno | 17 luglio 2012
Flavio Calcagno è junior project manager e si occupa principamente di project planning e opportunitĂ  di investimento. Laureato in Scienze Politiche e specializzato in Governo dell’Unione Europea e Politica Internazionale è da sempre affascinato dal mondo dell’editoria e dell’informazione digitale. Scrive per conto di diverse realtĂ  in ambito sociale e imprenditoriale. 
L’asse UE-USA ha gli occhi puntati sulle PMI. Lo dimostra il Workshop EU-US WORKSHOP ON SMALL AND MEDIUM-SIZED ENTERPRISES (SMES), coordinato la scorsa settimana dalla Commissione Europea  insieme al  governo degli Stati Uniti, ed organizzato dal Ministero degli Affari Esteri e da Confindustria. Tema principale? Il nuovo slancio delle PMI nel contesto transatlantico. Nonostante infatti il ruolo delle PMI sia di primaria importanza per l’economia dei due paesi, a livello transnazionale esse stentano a decollare a causa delle difficoltĂ  che incontrano soprattutto per avere sedi all'estero. L’aspetto rilevante dell’iniziativa è stato così quello di approfondire le prioritĂ  dell’integrazione economica e commerciale tra le piccole e medie imprese europee e statunitensi analizzando alcune aree di interesse comune a livello finanziario, di innovazione e la ricerca e di strumenti a sostegno dell’imprenditoria. Il Workshop nasce nel contesto del TEC (Transatlantic Economic Council)  in seguito alla riunione svoltasi lo scorso 29 novembre a margine dell’annuale Vertice UE-USA. In quell’occasione venne riaffermato il carattere strategico delle relazioni economiche transatlantiche e l’importanza di promuovere fori di dialogo quali il TEC, utili a rafforzare la collaborazione tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea nei settori dell’industria, del commercio e dello scambio di tecnologia. L’evento, presieduto da Marta DassĂą, Sottosegretario agli Affari Esteri, ha visto le partecipazioni illustri dell’ On. Antonio Tajani, Vice Presidente della Commissione Europea, dell’Ambasciatore Miriam Sapiro, Deputy US Trade Representative, dell’Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, David Thorne, nonchĂ© del Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi e di  Riccardo Monti, Presidente dell'Agenzia per la promozione all'estero (ex Ice). Luogo dell’incontro inevitabilmente l’Italia, patria delle piccole e medie imprese, che può vantare un volume di investimenti diretti reciproci delle pmi pari a 1.200 miliardi di euro. Tanti i temi sollevati e tutti di grande interesse, dalla possibilitĂ  di un maggiore accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese alla riduzione dei dazi doganali statunitensi sulle esportazioni delle PMI, e poi l'internazionalizzazione delle PMI europee e americane, la semplificazione per l’accesso ai mercati dei paesi terzi, la difesa della  proprietĂ  intellettuale, fino ad arrivare a toccare l’argomento del ruolo dei nuovi mezzi tecnologici nello sviluppo industriale. La necessitĂ   di un'azione congiunta, gli interessi in comune e i tanti e reciproci  investimenti  intrapresi dalle piccole e medie imprese  europee e statunitensi sono stati messi in rilievo soprattutto da Antonio Tajani, Vice Presidente della Commissione Europea, che ha sottolineato come oltre il 50% del Pil globale viene dall'interscambio tra pmi  europee e  statunitensi, e quasi 50 milioni di posti di lavoro dipendono da questo interscambio.  â€śI vantaggi di una maggiore integrazione possono essere enormi” ha sostenuto Tajani, convintissimo che â€śrimuovendo, per esempio, i residui dazi doganali  gli scambi potrebbero aumentare di un altro  7% e  solo negli Stati Uniti  si potrebbero creare  altri 400.000 posti di lavoro”.

Il problema dei dazi 
Il tema dei dazi è stato addirittura approfondito nel corso del workshop attraverso lo svolgimento di una tavola rotonda moderata da Maurizio Melani, Direttore Generale del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri, alla quale  hanno preso la parola  rappresentanti europei e americani del mondo imprenditoriale. A mettere l'accento sul problema dei dazi doganali ancora esistenti nel mercato statunitense è stato Daniel Calleja Crespo, Direttore Generale  del Directorate General for Enterprise and Industry, European Commission and EU SME Envoy, secondo il quale l’eliminazione delle barriere avrĂ  come duplice effetto quello di migliorare i flussi di scambio delle pmi favorendo al contempo la crescita.
Tra gli interventi, Andrea Benassi, Segretario Generale dell'UEAMPE, ha auspicato un miglioramento della situazione doganale statunitense per assicurare alle micro imprese l'accesso al credito e ai finanziamenti, ricordando a tutti i presenti che attualmente le barriere tariffarie nel mercato statunitense sono ben 57,  contro 30 del mercato cinese e 4 di quello ucraino. 
“Il nostro obiettivo – ha detto Squinzi - è raggiungere un'integrazione sempre piĂą profonda, una piĂą ampia partnership, una condivisione delle responsabilitĂ  e una riduzione delle barriere  doganali per gli scambi per evitare un ritorno al protezionismo”. Eliminare i dazi tuttavia, non è abbastanza per Squinzi, secondo cui necessita oltre a questa misura anche l’eliminazione degli ostacoli tecnici e normativi, per avere così accesso anche agli appalti pubblici e arrivare a costruire un mercato realmente aperto.

La lentezza della burocrazia
Il Vicepresidente Tajani ha posto l'accento sui due grandi problemi delle PMI: l'accesso al credito e l'accesso ai mercati dei paesi terzi. “Il 26% delle pmi non lavora all'estero, solo il 13% lavora al di fuori dell'Unione Europea e solo 1 su 4 esporta  a est. Per favorire la loro internazionalizzazione, bisogna ridurre gli oneri amministrativi ed introdurre nuove regole. Ci vuole una rivoluzione burocratica e una riforma fiscale”. Sulla stessa lunghezza d’onda è parso David Thorne, Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, che ha constatato che l'Italia è all' 87° posto per quanto riguarda le facilitazioni per le attivitĂ  imprenditoriale, a causa della cronica lentezza delle amministrazioni, della burocrazia e della giustizia che incidono pesantemente nello sviluppo del paese. La ripresa economica secondo l’ambasciatore parte dallo sviluppo delle PMI e a tal proposito ha elogiato il governo Obama per aver istituito un fondo di 30 miliardi per le PMI, che ha contribuito, lo scorso anno, a far si che circa il 65% dei nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti venisse creato proprio dalle piccole imprese. Thorne ha poi concluso il suo intervento auspicando una crescita del settore digitale in Italia, l’unico in grado di poter offrire alle imprese italiane grandi vantaggi in termini di e-commerce e internazionalizzazione e di una maggiore partecipazione nelle PMI delle donne, la cui presenza è ormai sinonimo di crescita, e dei giovani, le categorie meno rappresentante dalle PMI italiane rispetto a quelle degli altri paesi europei. 

La proposta di uno sportello unico
Tra i relatori del workshop anche l’Ambasciatore Miriam Sapiro, Deputy US Trade Representative, ha sottolineato l'importanza degli accordi commerciali tra l'area americana e quella europea, i cui scambi producono oltre 1.000 miliardi di dollari l'anno, con un tasso di occupazione delle PMI che cresce ogni volta che aumenta il volume delle esportazioni. L’idea dell’ambasciatore è quella di aiutare le PMI procedendo verso una standardizzazione delle procedure: “E’ nostra intenzione istituire uno sportello  unico per le pmi che operano all'estero.  D'altra parte è importante ricordare che il 18% del valore del nostro export, circa 118 miliardi, deriva proprio dalle PMI.. Una percentuale che rispetto allo scorso anno è aumentata del 24% e che può crescere ancora,” ha affermato Sapiro, ricordando i  18 recenti tagli fiscali che il governo americano ha introdotto a favore delle PMI. 

Sulla proprietĂ  intellettuale
Sulla mancanza di una disciplina comune in tema di proprietĂ  intellettuale, il problema principale, secondo Arnaldo Abruzzini, Secretary General of Eurochambers, è da ricercare nei certificati d'origine emessi dall'Europa che non sono ancora pienamente riconosciuti dalle autoritĂ  americane e sulla mancanza di adozione di standard comuni per quanto riguarda la sicurezza e la salute. “In questo campo non esistono  le stesse modalitĂ  e questo non agevola l'internazionalizzazione,” ha precisato Abruzzini nel corso del suo intervento, sottolineando che quello delle proprietĂ  intellettuale è un problema che è giĂ  stato risolto negli Stati Uniti ma che deve ancora trovare giuste soluzioni in Europa.

Il settore dei servizi e l’export
La riduzione degli oneri amministrativi, una collaborazione EU-USA  per  una semplificazione delle  modalitĂ  normative e la crescita delle PMI che operano nei servizi sono stati invece i temi affrontati  da  Peter H.Chase, Senior European Representative  all'US Chamber of Commerce a Bruxelles.
Mentre Pat Ivory,  Presidente di “US Network” Business Europe, ha parlato dell’export dei servizi sottolineando come il volume di affari sia ormai vicino a quello dei beni. “Grande è stato l'impatto di internet nello sviluppo di questo settore. A questo punto  bisogna evitare di adottare un approccio rigido. E' invece  necessaria una maggiore libertĂ  di circolazione di servizi che può essere promossa attraverso diversi strumenti come la firma elettrica e l'e-commerce” ha affermato Ivory  sottolineando anche l'importanza di collaborare a livello normativo per adottare ordinamenti comuni anche a difesa della proprietĂ  intellettuale.
Strategie diverse per aiutare l’export delle PMI sono state invece suggerite da Kimberly Benson, Vice President Cange International  e Member of ITAC: “In questo momento di crisi, molte PMI decidono di ridurre il numero di distributori in Europa e per limitare  costi e i rischi di finanziamento cercano distributori piĂą grandi.  Io credo che bisognerebbe procedere al contrario ovvero aumentare il numero di distributori  servendosi anche dei piĂą piccoli. Le PMI che hanno fatto queste scelte in Europa  hanno  visto le loro vendite aumentare. E' altrettanto importante fra le imprese interessate allo stesso mercato, anche se lavorano in settori diversi,  impostare  un dialogo, condividere i contatti, creare  una rete solidale, delle alleanze strutturate, una vera e propria collaborazione. Solo un esempio, utilizzando un unico container, si possono ridurre le spese di trasporto.  Questa è la strada per aumentare la redditivitĂ  e ridurre il rischio d'impresa”.
Riccardo Monti, Presidente dell'Agenzia per la promozione all'estero (ex Ice) ha rilevato come oggi sono 70.000 le PMI italiane che potrebbero esportare e che invece non lo fanno. “Il nostro ruolo è adottare delle misure pragmatiche per aiutarle nel processo d'internazionalizzazione.  In primo luogo dobbiamo fornire loro  un sistema di accesso alle informazioni agevolando così il loro reperimento. Dobbiamo poi coinvolgere la grande distribuzione, come quella cinese, potenziando i rapporti. Abbiamo inoltre realizzato una piattaforma di e-commerce  dove ogni impresa avrĂ  il suo sito attraverso il quale potrĂ  vendere i suoi prodotti”.

Potrebbero aprirsi dunque nuovi scenari a favore delle PMI nel quadro del rinnovato interesse per le relazioni economiche transatlantiche e delle iniziative congiunte fra Stati Uniti e Unione Europea. L’obiettivo è adesso – come ha affermato Dassù, Sottosegretario agli Affari Esteri - quello di rafforzare i legami transatlantici attraverso scambi commerciali e grande determinazione politica, al fine di scongiurare il pericolo sempre più reale che gli Stati Uniti rivolgano la loro attenzione verso altri mercati, come ad esempio quello asiatico.

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