Stando ai dati resi noti dall'ISTAT, nel rapporto "La povertà in Italia", nel nostro paese è cresciuto considerevolmente nell'ultimo anno il numero di famiglie povere. Si tratta dell'11% per un totale di oltre 8 milioni di persone. Di questi il 5.2% dichiara un reddito nettamente inferiore alla soglia di povertà, che è pari a 1.011,03 euro, e pertanto è da considerarsi povero in termini assoluti.
L'incidenza della povertà è aumentata considerevolmente soprattutto tra la popolazione anziana passando da un 4.5% a un 5.5%.
La situazione ha subito un netto peggioramento nell'ultimo anno a causa dell'aggravarsi delle condizioni economiche non solo delle famiglie in cui non vi sono redditi da lavoro, ma anche delle famiglie con dirigenti e impiegati. L'incidenza della povertà relativa è aumentata dal 40.2% al 50.7% nelle famiglie senza occupati, e dal 8.3% al 9.6% nelle famiglie con tutti i componenti ritirati dal lavoro, essenzialmente anziani soli o in coppia.
A risentirne maggiormente sono le famiglie i cui componenti hanno profili professionali e/o titoli di studio bassi: per le famiglie di operai l'incidenza è aumentata dal 6.4% al 7.5% mentre per le famiglie con componenti il cui titolo di studio massimo è la licenza elementare l'incidenza è aumentata da 8.3% al 9.4%, con licenza media dal 5.1% al 6.2%.
Fortemente colpite dalla crisi anche le famiglie con almeno un figlio minore a carico sia in termini di povertà relativa (dall'11,6% al 13,5%) sia i termini di povertà assoluta (dal 3,9% al 5,7%).
Questi dati confermano ancor più il divario da sempre esistito tra le famiglie del nord e quelle del sud. Sono quest'ultime ad avere la peggio in quanto si osserva un aumento dell'intensità della povertà relativa dal 21,5% al 22,3%. Il 23,3% delle famiglie che risiedono nel Mezzogiorno sono povere si tratta quasi una famiglia su quattro. La povertà più diffusa riguarda le regioni di Calabria e Sicilia rispettivamente con il 27.3% e il 26.2%.





