Il futuro delle PMI è sempre più “tra le Nuvole”. Il cloud computing, come soluzione infrastrutturale IT in grado di memorizzare/archiviare e/o elaborare dati (tramite CPU o software) grazie all'utilizzo di risorse hardware/software distribuite e virtualizzate in Rete, sta registrando una crescente attenzione non solo a livello di grandi organizzazioni e ad aziende, ma anche e soprattutto nel mondo delle PMI, che iniziano finalmente ad acquisire consapevolezza delle grandi potenzialità offerte dal nuovo paradigma tecnologico.
“Le Pmi italiane sono attratte dalle offerte cloud e, per ora, vi investono una cifra molto modesta”, ha affermato a Nova24 Daniela Rao, analista di Idc. Google Apps e Dropbox, sono attualmente adottati da circa il 70-80 % delle PMI italiane tra i 20 e i 50 addetti, per creare mail, backup dei dati e file sharing. Tuttavia, esistono già molte PMI, che sperimentano strumenti di communication & collaboration più evoluti, capaci di integrare servizi di email, web conferencing, file sharing, backup, in modalità Saas (Software as a service). In particolare, cominciano ad avere un discreto successo anche tra le PMI le videoconferenze, in forma di servizio sul computer e quindi non in sale dedicate, utilizzate ad esempio per mostrare ai clienti un proprio prodotto in tempo reale.
Il passaggio al cloud computing è epocale perché si traduce, oltre che in fonte di risparmio per le aziende, in un fattore di accelerazione tecnologica. Lo è in particolare per le PMI, in quanto nel momento in cui esse decidono di fare leva sul cloud computing hanno la possibilità di dotarsi di una serie di soluzioni IT in maniera rapida ed agevole e a costi accessibili che le consentono di semplificare la gestione ordinaria della propria attività di business. In che modo? Innanzitutto abbattendo i costi. Le aziende pagheranno esclusivamente ciò che si utilizza, segnando la fine delle licenze software da migliaia di Euro. Inoltre, il costo sarà notevolmente inferiore per ciò che riguarda backup e gestione dati, ma anche servizi telefonici e di core business, come l’elaborazione dati.
Il Cloud Computing contribuisce alla flessibilità del lavoro, rendendolo sempre più accessibile da qualsiasi luogo e assecondando di fatto le nuove tendenze come l'uso di smartphone e tablet. In questo modo, verrà facilitata anche la gestione delle pratiche comuni, non più legate a un’infrastruttura fissa ma condivise in rete in tempo reale. Inoltre, non sarà necessario acquistare hardware con leasing e operazioni costose, in quanto il cloud computing non rappresenterà un costo per tutta l’azienda ma potrà essere ripartito sui vari dipartimenti che lo utilizzano. Infine, il cloud consentirà un risparmio del consumo energetico fino al 91% come ha rilevato una ricerca di Nucleus Research del 2010. Questo perché ha un assorbimento di potenza più regolare rispetto ai server o ai data center tradizionali. Inoltre il data center Cloud può essere alimentato principalmente con energie come quella idroelettrica o nucleare: considerando che l’ICT è responsabile del 2% delle emissioni di carbonio in Europa, il vantaggio è evidente anche sul fronte dell’inquinamento.
Quali sono i vantaggi sostanziali della soluzione cloud?
Le PMI traggono un maggiore vantaggio rispetto alle grandi aziende in presenza di costi fissi ridotti. In un paese come l'Italia, dove le piccole e medie imprese costituiscono la struttura produttiva principale, il Cloud Computing può dare una spinta alla competitività, con effetti di riduzione dei prezzi di mercato a vantaggio dei consumatori finali. Come si sa, l’infrastruttura, soprattutto per una piccola impresa, è una spesa grande ed ha un costo di gestione notevolissimo. Circa il 60/80% del budget IT delle aziende è destinato alla manutenzione dei servizi e delle infrastrutture, senza contare le spese per le licenze e l’aggiornamento dei software, l’immagazzinamento e la sicurezza dei dati. ll Cloud Computing permette una notevole riduzione dei costi fissi per hardware e software, grazie alla diminuzione dei server in azienda, alla standardizzazione, al raggruppamento delle risorse e alla semplificazione delle attività di manutenzione. Per le piccole e medie realtà dunque, l'interesse principale è rappresentato dal poter allestire questi servizi senza dover investire risorse su particolari infrastrutture dedicate, ma avvalendosi dei normali strumenti tecnologici (PC, connessione Internet) presenti ormai ovunque. In questo senso, uno dei vantaggi più visibili del cloud è la conversione da CAPEX a OPEX della spesa, ovvero pagare per un servizio invece che immobilizzare dei beni. Il costo del Computing segue il modello pay-as-you-go: paghi per quello che consumi, ovvero per la potenza di calcolo o di archiviazione dei dati effettivamente utilizzata. Ciò significa contrarre o espandere il budget IT a seconda dell'esigenza effettiva.
Il cloud inoltre abbatte drasticamente il rischio frequente di acquistare hardware o software sbagliati che hanno come conseguenza quella di acquistarne dei nuovi a costi esagerati. Infatti, se si sbaglia a configurare un servizio cloud, basta solamente riconfigurarlo o cambiare provider, o in caso di evento disastroso, sarà possibile agire sui singoli punti di guasto, in modo che il fallimento di un nodo del sistema non abbia impatto sulla disponibilità dei dati, riducendo così i tempi di inattività. Il risparmio non è solo monetario, poiché diminuisce anche il tempo necessario per svolgere attività come installazione, aggiornamento dei software e manutenzione delle infrastrutture. A livello di strategia di marketing poi, lanciare una nuova applicazione o soddisfare un cliente che richiede maggiori risorse, è un’azione che avviene in tempo reale, potendo contare sull’assistenza del cloud provider per qualsiasi domanda.
Secondo il Center of Economic and Business Research, il Cloud Computing potrebbe portare all’Italia un beneficio di 150,8 miliardi di euro entro il 2015, di gran lunga superiore rispetto agli altri paesi europei.
Questo perché la spinta all'imprenditorialità del nostro paese è frenata da costi burocratici molto alti che verrebbero ridotti notevolmente (l’Italia è ottantesima su 183 paesi nella classifica Doing Business 2011 della Banca Mondiale).
Si stima che nel medio periodo l’Italia potrebbe creare da 15.000 a 81.000 nuove imprese solamente riducendo i costi d’avvio, di errore e di chiusura e quindi il fattore di rischio, incentivando la sperimentazione e l'innovazione.
L’importanza della virtualizzazione
Il passaggio alla soluzione Cloud non è così facile e scontato per le PMI. Tanto è vero che in questa fase di sperimentazione, gli analisti si stanno soffermando su due aspetti: da una parte capire come le PMI stiano "naturalmente" adottando il cloud, dall'altra creare un vademecum che le possa guidare nelle scelte e nella trasformazione interna verso il nuovo modello. Un’impresa non facile secondo Rao, poiché l’approccio alla soluzione nuvola cambia in base alla grandezza dell’azienda. “Le micro-imprese sono attratte dalle offerte di servizi molto semplici per il backup, la sincronizzazione e la condivisione di documenti, di contatti e di contenuti multimediali. Le stesse offerte sono tipicamente rivolte al mercato dei consumatori privati”, sostiene Rao, mentre per le PMI più grandi (100 addetti in media), la novità è che “stanno iniziando a considerare le offerte di servizi per applicazioni non "core business", in area gestionale e per accedere temporaneamente a risorse Ict che non possiedono internamente”.
La differenza tra le due esigenze risiede fondamentalmente nella fase di preparazione delle PMI in vista dell’approccio cloud. Le aziende con reti strutturate e che hanno affrontato da tempo interventi di virtualizzazione, hanno già fatto il passo obbligato per rendere più efficiente e razionale la propria infrastruttura Ict e quindi sono pronti a migrarla sulle nuvole. Addirittura, secondo una recente ricerca di Acronis-Ponemon, effettuata su 18 Paesi, nel 2012, per la prima volta, la quota di PMI che hanno adottato la virtualizzazione supererà quella delle grandi aziende. La virtualizzazione costituisce l'anticamera del cloud, e l'azienda non può adottare l’innovativa soluzione senza un'adeguata preparazione in questo senso. Ciò significa studio delle offerte, ma anche adattamento dell'organizzazione IT interna. “È inevitabile. Tutte le aziende trasporteranno alcune delle proprie applicazioni al cloud nel medio-lungo periodo. Adesso devono valutare quali e in che modo”, riassume Mariano Corso, docente del Politecnico esperto di questo tema. “Si va verso architetture ibride – conferma Forrester Research in diversi rapporti pubblicati sul cloud – dove le aziende dovranno analizzare i propri ambiti, uno per uno, per capire, in base alle loro caratteristiche, quali migrare al cloud pubblico, quali al cloud privato e quali lasciare su server tradizionali (in casa)”. Virtualizzazione e Cloud Computing in Italia condividono però gli ostacoli percepiti dalle aziende nel passaggio a queste soluzioni: costi d’avviamento e scarsa informazione. Soprattutto per quest’ultimo aspetto lo sforzo comune per tutti i fornitori di soluzioni di virtualizzazione e cloud è di mettere a punto una strategia più fluida, migliorando la percezione dei vantaggi in termini di costi e benefici, offrendo prodotti e bundle su misura per le specifiche esigenze di questo segmento di mercato.
La sicurezza dei dati
L’analisi dello stato dell’arte per quanto concerne la Cloud Strategy è stata condotta in occasione del recente convegno AFCEA. In generale, per quanto concerne il tema della sicurezza – tanto nella Cloud Privata quanto nella Cloud Pubblica – è emerso che la preoccupazione delle aziende consiste nella garanzia di preservazione della RID (Riservatezza, Integrità, Disponibilità dei dati), a cui si associa la sicurezza delle risorse all’interno del data center che supportano i servizi, quella dei clienti su cui il servizio viene fruito, nonché la tracciabilità stessa dei dati. Infatti, sia nelle implementazioni in Cloud Privata, sia in quelle di Cloud Pubblica si attua una condivisione delle risorse applicative verso un gruppo potenzialmente molto alto di utenti: se l’infrastruttura applicativa non è correttamente progettata, sia fisicamente sia applicativamente, si possono verificare rallentamenti e persino l‘interruzione del servizio inficiando la continuità operativa. Uno dei nodi cruciali resta dunque l’individuazione di processi e modelli in grado di garantire da una parte la sicurezza informatica in azienda e dall’altra la continuità del business.
Immediatamente correlate a queste sono le tematiche economiche connesse alle attrezzature hardware: realizzare una cloud Privata o Pubblica – al di là dell’ovvio e possibile riuso di server – non può prescindere dalla spesa per l’infrastruttura. Pur realizzando economie di scala secondo l’iniziale valutazione dell’utenza per la quale un determinato datacenter viene istituito, per molte aziende il dubbio è che si possa arrivare ad un picco di spesa per cui non si ha più economicità. In questo senso, la testimonianza di Telecom Italia al convegno è stata preziosa per chiarire questo dubbio, poiché ha assicurato tutti sul fatto che la tecnologia aiuta a non raggiungere mai questo picco, in quanto ogni tre anni permette la riduzione degli ingombri hardware e permette di ottimizzare le risorse a disposizione realizzando ulteriori economie di scala.
Al di là dei nuovi termini e delle accezioni, comunque, è emerso chiaramente come uniformemente accettato e condiviso il concetto trasversale per cui la risoluzione dei problemi di sicurezza nel Cloud debba necessariamente passare per la realizzazione di misure di prevenzione piuttosto che dalla sola implementazione di misure di difesa.
Come tutte le innovazioni dunque, anche l'introduzione del Cloud Computing deve essere supportata da strumenti adeguati quali:
- una cultura informatica capace di contrastare la paura legata alla sicurezza dei dati e alla privacy;
- la diffusione di adeguate soluzioni per la protezione e la sicurezza dei dati;
- accordi sullo scambio dei dati a livello internazionale, nell’assoluto rispetto dei requisiti di sicurezza e privacy;
- incentivi da parte delle istituzioni per facilitare l’accesso al Cloud delle PMI, coinvolgendo magari enti associativi, poli tecnologici e distretti industriali.


Flavio Calcagno è junior project
manager e si occupa principamente di project planning e opportunità di
investimento. Laureato in Scienze Politiche e specializzato in Governo
dell’Unione Europea e Politica Internazionale è da sempre affascinato dal mondo
dell’editoria e dell’informazione digitale. Scrive per conto di diverse realtà
in ambito sociale e imprenditoriale.



