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PMI Dome

Né Valentino né Faustino, e anche su Isidoro . . .

Per introdurre la mia candidatura del Santo protettore della Net Economy: San Foca.
di Marco Tracinà | 20 febbraio 2002

Prefazione.

Non voglio allungare già il lungo articolo di oggi firmato da Marco Tracinà, tanto lungo quanto inesorabilmente vero. Personalmente lo considero una delle migliori fotografie autocritiche dell'era della New Economy. Pensieri scritti di getto, ne sono sicuro, ma permeati da una lucidità unica e da una sottile e tagliente ironia.
Uno scritto che deve e farà riflettere, e di volta in volta, lo rileggerò quando il mio pensiero si offuscherà da effimeri bit digitali.
Luca De Nardo.

-o-

Ciclicamente torna alla ribalta l’intenzione di affidare ad un Santo (nel caso, Isidoro - 4 aprile - ha sempre una buona fetta di sostenitori) il destino dei lavoratori della Net Economy, che probabilmente dopo le emancipazioni dagli schemi negli anni scorsi adesso vivono la necessità di rendere molto “old” la propria attività organizzativa.

Sui destini toccati in sorte a Valentino e Faustino, celebrati la scorsa settimana, non credo sia il caso di indagare oltre, mentre sulla questione del Santo a cui affidare il comparto della Net Economy, qualcosa da dire l’avrei. Intanto prendiamo atto che Corrado (19 febbraio) non lo prende in considerazione nessuno, e sì che gli ex-dipendenti di Matrix approfitteranno della sua ospitalità per un rimpatriata che ha tanto il sapore di preparazione ad un non meglio definibile “movimento” (favorire la nascita di una "coscienza collettiva di categoria", si legge), utile, utilissimo quanto tardivo, deja vu. Sono lontanissimi i giorni dell’orgoglio della New (sigh!) Economy, con orari prolungati all’infinito, sabati lavorativi non retribuiti, permanenza nella stessa azienda ridotta al minimo, sempre tutti pronti a passare nelle braccia della concorrenza purché questa fosse disposta a retribuzioni migliori (è vero, non per tutti, ma in molti casi talmente elevate da far comprendere immediatamente la componente altamente speculativa dell’iniziativa proposta) e tutti ben nascosti dietro l’alibi inattaccabile del “progetto più interessante". Cosa verrà fuori dalla riunione/rimpatriata degli ex abitanti di Via Parini e dintorni (che brutta definizione “tute arancioni”, così poco adatta a chi una tuta non l’ha mai indossata) non è argomento che intendo toccare, tutto quanto descritto mi è servito solo ad introdurre la mia candidatura del Santo protettore della Net Economy: San Foca.

Lascio da parte anche la descrizione di questo martire di Sinope, di professione giardiniere, che occupa meritatamente il suo spazio sul calendario il 5 marzo, ed entro immediatamente nell’argomento, spiegando senza ulteriori giri di parole (da anni non sono più un consulente…) che intendo appoggiare la candidatura del suddetto Foca in virtù dell’accezione contemporanea che riserviamo al termine, vedi anche “imbranato”, “gonzo”, “stolto”, “pollo”.

Alle fortune di chi ha assunto il ruolo di Foca dobbiamo diversi miti, quello della bolla speculativa innanzitutto, quello delle piattaforme tecnologiche in secondo luogo, quello delle sigle e degli acronimi in ultimo.

Senza una Foca speculativa il Nasdaq non avrebbe toccato i 5.000 punti, il trading online sarebbe rimasto il sogno dei vari Segre (Directa), Francesco Carlà sarebbe rimasto confinato alle sue ottime lezioni universitarie (è docente di Sistemi e Comunicazione alla Sapienza di Roma), il Nuovo Mercato italiano non avrebbe generato fenomeni (Tiscali su tutti) e derivati (come il segmento STAR, dove è più difficile accedere ma ci si quota, mentre sul Numtel l’ultima IPO è lontana anni luce).

Senza una Foca tecnologica sarebbe mancata la seconda parte, dal mio punto di vista la più importante, di questo mondo virtuale: i finanziatori reali, i clienti. Sì perché ai vari “sciur Brambilla” e “commendator Micciché” qualche genietto ha fatto credere che sarebbe stato possibile esportare in tutto il mondo - attraverso un file compresso, magari - carne di mammuth liofilizzata, con l'ausilio di un sistema che avrebbe profilato straordinariamente una lunga serie di utenti (si badi, mai nessuno ha parlato di clienti, e questo allontana l'ipotesi del reato di truffa) ai quali vendere giorno e notte qualsiasi meraviglia. Peccato che comprimere (e dimenticare in archivio) questa serie di idiozie non sia stato possibile, ed i risultati siano sotto gli occhi di tutti noi: crisi del commercio elettronico, crisi della pubblicità, crisi del free-Internet, crisi di qualunque cosa che non fosse un cavo sul quale fare correre una tariffa.
Crisi di un modello che ha creduto superflua la fase dell'alfabetizzazione del mercato, pagandone le conseguenze.

Senza una Foca dell’acronimo tutti noi saremmo da tempo senza molto da dire, perché sulla distinzione tra business-to-consumer e business-to-business, sulla definizione di web-marketing e quella di e-brand, sulle page-view e sui click-through, abbiamo parlato a lungo senza comprendere una cosa, essenziale: chi ascoltava annuiva per educazione, ma non capiva.
Abbiamo parlato un idioma noto solo a qualcuno (ed i primi a rendersene conto sono stati proprio gli ex-lavoratori del comparto, che nelle selezioni in aziende tradizionali si ritrovano spesso senza identità) credendo di rivolgerci a tutti, abbiamo tentato improbabili salvataggi incolpando le dimensioni, i formati, le risoluzioni, percorrendo la medesima folle strada che l'autore di una brutta campagna pubblicitaria televisiva potrebbe percorrere incolpando la dimensione del televisore dell'utente, come se una brutta realizzazione fosse migliore a 28 pollici rispetto ai 14.
Abbiamo parlato di commercio elettronico a governi incapaci di stabilire un minimo principio di territorialità, e la recente legge comunitaria sull'IVA è la degna cornice del panorama, ad aziende incapaci di consegnare un pacco senza farlo pagare tre volte il valore del proprio contenuto, affidando le nostre transazioni a soggetti incapaci di trasmettere al vasto pubblico l'entità minima delle frodi online, generando un senso di sfiducia che resterà a lungo nel DNA del compratore in Rete.

Piuttosto che andare avanti in questa serie di mea culpa rimbocchiamoci le maniche, torniamo a ragionare in termini di "modem" analogici in attesa che sia realtà per tutti la fibra, restituiamo all'utenza homepage di facile navigazione e, soprattutto, sosteniamo la candidatura di San Foca.

di Marco Tracinà

Per gentile concessione dell'autore, fonte NetManager.it

NetManager è un'azienda di servizi Internet che si rivolge ai manager offrendo loro una gamma di servizi online ad alto valore aggiunto volta a soddisfare esigenze professionali, di informazione e di formazione presentando, contemporaneamente, l'opportunità di entrare a far parte di un club di professionisti.
Il sito di NetManager è nato nel novembre del 2000, ed il suo obiettivo è diventare il punto di riferimento e di accesso principale ai servizi in rete per i manager e per i professionisti della net economy.


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