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PMI Dome

Crowdfunding per start-up di successo

Condividere denaro e sostenere gli sforzi di persone specializzate è l'arma vincente per superare questo periodo di crisi  
di Antonia Fontana, Alessio Barollo, Linda Comerlati
In questo periodo di crisi che attanaglia moltissime imprese, nessun'altra soluzione sembra essere più adatta di quella del crowdfunding alla problematica del reperimento di liquidità da parte delle piccole e medie imprese. Quando oramai i finanziamenti concessi dalle banche sono solo un lontano miraggio, ecco che la condivisione di denaro, esperienze e conoscenze può essere il giusto compromesso per risollevare le sorti di molte aziende e per stimolare la nascita di nuove ed innovative start-up. 

Il fenomendo del crowdfunding sta diffondendosi sempre più, anche nel nostro Paese. Per capire meglio di cosa si tratta abbiamo deciso di parlarne con Linda Comerlati ed Alessio Barollo, due architetti  che hanno collaborato al progetto Crowd Future, tenutosi nel mese di Ottobre a Roma, gestendo uno dei workshop presenti durante l’evento.

Il 27 Ottobre si è tenuta la prima convention in Italia interamente dedicata al crowdfunding. Come  è nata l’idea di Crowd Future?
L’idea nasce da un fenomeno in costante aumento. A livello mondiale attualmente esistono  452 piattaforme di crowdfunding, con un ritmo di crescita del 63% annuo. Se digitiamo la parola “crowdsourcing” su google appaiono circa 11 milioni di risultati, è evidente che stiamo parlando del fenomeno del momento che può portare ad una rivoluzione del modo di progettare, lavorare e finanziare progetti.
Premettiamo che noi non siamo gli organizzatori dell’evento ma abbiamo gestito uno dei workshop presenti a Roma, cercando di portare i partecipanti alla conoscenza di più sfaccettature del mondo crowd oltre a quella del crowdfunding. 
La convention è stata organizzata da Twintangibles (società di consulenza e ricerca aziendale che assiste organizzazioni e imprese nell’identifcare e sfruttare opportunità e potenziale offerte dai social media) e da noise3lab (All Media Agency con sede a Roma, si occupa principalmente di webdesign, comunicazione ed organizzazione di eventi). Gli obiettivi dell’incontro sono ben spiegati attraverso le parole di Daniela Castrataro, promotrice dell’evento; “si presenta come una convention che ha come primo obiettivo quello di aumentare la consapevolezza e l'esistenza del fenomeno del crowdfunding tra la “crowd” che ne è parte integrante e partecipante, e sicuramente di sfatare alcuni miti, perché non esiste solo Kickstarter ma tanti altri modelli e sfumature da considerare e perché il crowdfunding non è una miniera d'oro e non è un modo più semplice di altri di raccogliere fondi per il proprio progetto, solo un modo più partecipativo, trasparente e, forse, sostenibile.”

Un evento molto intenso che ha riscosso tanto successo e approvazione. Era quello che vi aspettavate?
Sinceramente non avevamo idea di cosa aspettarci, ma sapevamo che erano state coinvolte molte persone e molte organizzazioni  di alto livello, tutte le principali piattaforme crowdfunding italiane ma anche esperti come Dan Maron (consulente strategico e ricercatore in Finanza presso la Hebrew University di Gerusalemme) o Oliver Gajda (co-chair e co-founder della European Crowdfunding Network, rete professionale che ha come obiettivo primario la creazione di un quadro europeo più favorevole al finanziamento a startup e progetti di minore entità). A parte tutti questi eccellenti ospiti l’elemento di differenza è stato il pubblico, veramente numeroso, attento e partecipativo, infatti non possiamo che essere soddisfatti dei feedback ottenuti.

Ma entriamo più nel dettaglio. Cosa rappresenta realmente il crowdfunding  in questo particolare e difficoltoso periodo che imprese e startup si trovano ad affrontare? E soprattutto è vero che sarà la chiave del successo in termini di crescita economica e innovazione?
Il crowdfunding è una chiave possibile per portare all’attuazione effettiva il processo di orizzontalizzazione del sapere. Infatti ogni progettista con una carica di creatività ma senza mezzi può pensare di poter realizzare la propria idea. Con la crisi abbiamo capito che il modello da perseguire è l’innovazione attraverso la creatività piuttosto che il perseguimento di modelli già consolidati ma che purtroppo stanno lentamente fallendo, proprio a causa della loro immobilità. Servono imprese più agili e veloci, anche di una singola persona, in grado di svilupparsi e cambiare in breve tempo, il crowdfundig è un ottimo strumento in questa ottica.
Dalla convention abbiamo imparato che il crowd non sia adatto a tutti i tipi di progetto ma a molti. Il minimo comune denominatore è l’aspetto collaborativo e partecipativo dei progetti, e l’impatto futuro di essi sulla società o la comunità a cui si propongono. Il crowdfunding si sposa particolarmente bene con i progetti di cittadinanza partecipativa; progetti che possono far leva su passioni ed emozioni; progetti che possono offrire reward tangibili. Certamente il crowdfunding non e’ un metodo più semplice di altri per raccogliere finanziamenti e necessita tra l’altro di un buon  capitale sociale (networks e contatti) su cui far leva per innescare il meccanismo del passa parola che porterà eventualmente un progetto al successo.

Nel 2011 le piattaforme di crowdfunding hanno raccolto 1.5 miliardi di dollari, finanziando un milione di progetti. Nel 2012 il crowdfunding è in crescita esponenziale. Possiamo dire che il successo delle startup passa anche dal crowdfunding?
Possiamo sicuramente dire che il successo di molte startup può passare per il crowdfunding. Come in qualsiasi impresa lo sviluppo è legato all’investimento di partenza, quindi si, naturalmente il crowdfunding è un motivo del successo delle start up, in un periodo in cui ricevere finanziamenti da istituti di credito o da università è molto difficile.
Abbiamo imparato che crowdfunding non significa solamente raccogliere denaro, c’è molto di più. La riuscita di una campagna di questo genere sta nella capacità di costruire una community attorno all’idea che si vuole perseguire, attivando cosi una rete di collaborazioni che permettano al progetto si di svilupparsi ma in particolare di essere generativo perché la community, una volta costituita, sarà pronta a supportare, implementare e contribuire a progetti simili. C’è molto lavoro da fare on-line ma anche molto da fare off-line, quindi per raggiungere gli obiettivi non basta scrivere un post in un portale ma bisogna credere in quello che si sta facendo.

Nella convention è stato dedicato un interessante intervento al crowdfunding reward-based. Di cosa si tratta?
Riuscire a motivare gli utenti ad un continuo coinvolgimento al progetto rimane uno degli elementi chiave per il successo dello stesso.
Reward-based, letteralmente significa “basato sulle ricompense”, il temine rappresenta un metodo che sfrutta delle “reward”, infatti, ogni persona che decide di investire su un progetto, o comunque di dare il suo contribuito per vederlo un giorno realizzato, riceverà una ricompensa. Tale ricompensa non è uguale per tutti e per qualunque progetto, essa varierà in base all’investimento fatto ed in base al progetto sostenuto.
Facciamo un esempio, supponiamo che partecipiamo alla produzione di un CD musicale, una nostra offerta ci farà diventare co-produttori e in base alla nostra generosità potremo ricevere un CD in largo anticipo, in formato digitale, oppure un CD vero e proprio dell’artista con tanto di dedica e di autografo e così via.
Il reward-based nel crowdfunding è sempre più in uso e riesce a regalare sorrisi e speranze non solo agli artisti, ma anche a chi crede in loro e in tutti i progetti creati. Da tale iniziativa si può imparare molto e soprattutto crescere, il crowdfunding è nato da poco ma rappresenta già un possibile futuro per lo sviluppo economico.

Il crowdfunding rappresenta ancora per molti versi una zona grigia della legislazione, sebbene negli ultimi anni siano stati fatti a riguardo passi da gigante. Quali sono state le novità apportate?
Questa domanda sarebbe più adatta ad giuristi o economi ma ci sentiamo di fare un’osservazione in merito. Giovedi 13/09/2012 si è svolto presso l’incubatore/acceleratore H-FARM il secondo ISDAY che ha avuto come oggetto la presentazione del Rapporto sulle startup, basato sui suggerimenti del primo evento e sul lavoro della task force istituita presso il ministero dello sviluppo economico.
Cento giorni dopo il primo Open Day è possibile finalmente scoprire attraverso il documento “Restart Italia” la linea che il ministro Passera intende seguire per facilitare e spingere la creazione di un ecosistema in grado di “rinnovare culturalmente” e allo stesso tempo essere volano per una nuova economia all’insegna della trasparenza. Per la prima volta nella storia troviamo la parola crowd all’interno delle linee guida sul decreto per lo sviluppo economico. Nell’ottica dell’incentivazione all’investimento privato nelle startup si parla finalmente di Crowdfunding: sono previsti snellimenti per l’avvio dell’attività e registrazione presso la CONSOB, detrazione fino al 75% in dichiarazione dei redditi per investimenti di questo tipo e un investimento massimo di 2,5 milioni di euro. L’investimento minimo possibile deve essere 20 euro e lo scopo della piattaforma ben definito al momento della costituzione. Questo potrebbe essere il segnale che i metodi crowd possono essere un’alternativa economica in una situazione di crisi in cui naviga l’Italia e buona parte d’Europa, ma soprattutto significa che si è recepito (si spera) il fatto che il crowdsourcing è un invito a connettersi alla strategia “EU2020, che pone le linee guida per lo sviluppo di regioni delle conoscenza attraverso l’apprendimento interattivo e le tecnologie WEB 2.0.

La situazione attuale in italia, sembra non essere delle migliori. Manca un’iniezione diretta di capitale pubblico e ci sono solo delle piccole agevolazioni. Il ricorso al crowdfunding potrebbe dare una spinta incredibile a progetti minori vero?
Certo, ma non sottovalutare che per avere successo con c.f ci sono delle regole molto importanti, nonostante la semplicità dell’approccio. 
Quella più importante, come abbiamo citato in precedenza,  è la creazione della community, cioè il gruppo di persone con interessi in linea con quelli del progettista, interessata a veder realizzare il progetto e a supportarne di futuri. Per fare ciò, oltre al tradizionale passaparola, è fondamentale avere una rete di conoscenze su social network e blog che si possa attivare molto velocemente attraverso post e inviti.
Con le piattaforme italiane attualmente in circolazione si parla di piccoli finanziamenti intorno ai 5.000/ 10.000 euro. Con riferimento ai partecipanti al Crowdfuture di Roma del 27 ottobre scorso, ecco le principali:
  • Kapipal di Alberto Falossi, si occupa sia di progetti in ambito pubblico, come beneficenza, start up e politica, sia di piccoli progetti riguardanti la sfera personale, come eventi, corsi universitari, spese mediche, hobby, sport, ecc;
  • Eppela di Chiara Spinelli, per progetti in ambito arte e intrattenimento, lifestyle e tecnologia oppure, seppure ancora debole, innovazione social;
  • Starteed di Claudio Bedino e  altri, oltre al crowdfunding propone una piattaforma di vendita dei prodotti finanziati;
  • Smartika di Maurizio Sella, propone il social lending con finanziamenti distribuiti direttamente ai progettisti con il sistema P2P;
  • Siamosoci, altra piattaforma di social lending.

Prima di lasciarci, vorreste dire qualcosa ai lettori di PMI-Dome che avrebbero intenzione di investire nelle loro idee e nei loro progetti ma sono restii a farlo data la situazione economica attuale? 
Utilizzare i metodi crowd non è semplice ma ha grandi potenzialità, noi l’abbiamo sperimentato direttamente attraverso il workshop che abbiamo gestito a Roma, il nostro obiettivo era quello di indagare le metodologie crowdsourcing e crowdfunding rendendo consapevoli i partecipanti di come poterle usare, sperimentando pregi e difetti di ognuna.
Nel fare un progetto crowd è importante seguire un’agenda definita per non andare fuori tema o fuori tempo, ma soprattutto avere l’accortezza di proporre o inserire le idee all’interno di progetti o linee guida di scala superiore in modo tale che non siano fine a sé stesse ma rientrino in un processo tecnico, scientifico, culturale e sociale più ampio.
Non bisogna avere paura di fallire perché se si sarà in grado di creare una community che crede nelle proprie idee questa, oltre a supportare il progetto, potrebbe innescare un sistema di relazioni e collaborazioni che porta a nuovo sviluppo. Le grandi rivoluzioni legate all’innovazione sono sempre state legate a un momento di crisi ma alla fine innovare è risultato sempre vincente.

Alessio Barollo (@alessiobarollo)




Linda Comerlati (@lindacomerlati)


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Commenti
1Commento

piattaforma siamosoci

Vorremmo fare una doverosa precisazione all'intervista attraverso le parole di Dario Giudici (co-fondatore e CEO di SiamoSoci). "SiamoSoci è quanto di più vicino all'equity-crowdfunding ci sia in Italia, si mettono in contatto le startup con investitori che acquisiscono quote societarie, quindi appunto equity. Lo facciamo con un assetto che rimane all'interno delle regole attuali, ed è un sistema che funziona. Lo testimoniano le 7 startup finanziate in meno di un anno, più 2 in closing entro fine anno, su un centinaio di startup proposte. Significa un tasso di successo del 7-8%, ben più alto dell'1-1,5% dei VC professionali. Penso che sia una bella storia da raccontare, una prima dimostrazione che l'Italia non è indietro, casomai avanti."

Inviato da Alessio Barollo

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