Nome
Cognome
Email
Password
Ho letto e accetto l'informativa sulla privacy
Vi autorizzo al trattamento dei miei dati per ricevere informazioni promozionali mediante posta, telefono, posta elettronica, sms, mms, effettuare analisi statistiche, sondaggi d'opinione da parte di Edizioni Master S.p.A.
Si No
Vi autorizzo alla comunicazione dei miei dati per ricevere informazioni promozionali mediante posta, telefono, posta elettronica, sms, mms, effettuare analisi statistiche, sondaggi d'opinione da parte di aziende terze.
Si No
FacebookTwitterRSS
PMI Dome

Obsolescenza programmata: quando l’industria ci obbliga a comprare

I prodotti di largo consumo che l’industria ci propone oggi nascono con una speranza di vita limitata: belli, forti ma resistenti per poco tempo. Una strategia di mercato molto diffusa
di Mirko Zago
Mirko Zago è laureato in scienze della comunicazione all'università di Bologna e appassionato di editoria online. Da sempre attratto dal mondo della Rete e del business, scrive per diverse realtà, trattando di imprenditoria, nuove tecnologie e IT
La stampante smette di funzionare improvvisamente, la lavatrice non risciacqua piĂą, la lampada della camera da letto non illumina, le batterie del lettore Mp3 non durano piĂą di mezzora . Sostituire è la cosa piĂą ovvia da fare. Ma non lo era anni fa, quando un elettrodomestico era progettato per durare decenni e deliziare il cliente per buona parte della sua vita. La robustezza costruttiva trovava espressione anche e soprattutto in una durata prolungata. I prodotti di largo consumo che l’industria ci propone oggi nascono invece giĂ  con una speranza di vita limitata, belli, forti e resistenti ma per poco tempo.  C’è chi parla di naturale ciclo di vita del prodotto, chi di obsolescenza programmata. In sostanza le industrie si sono accordate per “iniettare” il germe che intimerĂ  al prodotto di smettere di funzionare dopo un dato ciclo di utilizzo (spesso allo scadere della garanzia legale di conformitĂ ). 
Non si tratta di teorie di dubbia provenienza ma di certezze testimoniate e di cui esiste diversa documentazione anche se per ovvi motivi custodita gelosamente a chiave nelle scrivanie dei grandi gruppi industriali. Si tratta di una pratica introdotta per la prima volta addirittura nel 1924. Il giorno di Natale di quell’anno a Ginevra buona parte dei produttori di lampadine degli Stati Uniti ed Europa (oltre ad alcune colonie di Asia e Africa) decisero di creare il primo cartello della storia al fine di controllare il mercato mondiale della produzione di lampadine aumentandone il consumo. Per veicolare i consumatori ad acquistare sempre di più, si decise di imporre un limite di durata al prodotto. Da allora le lampadine non dovevano più essere progettate per durare a lungo ma dovevano limitarsi a garantire una durata limitata e programmata. Una lampadina acquistata dopo il cartello passò a durare da 2500 ore ad appena 1000. Non si trattava di semplici indicazioni ma di una vera e propria normativa che prevedeva sanzioni in caso di non rispetto del cartello. Philips ed Osram sono solo alcuni tra i nomi firmatari dell’accordo. Anni dopo, nel 1981, quando un’azienda della Germania dell’Est presentò alla fiera di Hannover una lampadina estremamente durevole, essa fu rifiutata dai compratori occidentali che decretarono il fallimento del progetto come effettivamente accadde dopo la caduta del muro di Berlino. Quella lampadina ora è conservata come un cimelio in un museo.

La nascita dell’usa e getta
Sono gli anni della produzione di massa. La catena di montaggio introdotta da Henry Ford per la produzione della Ford modello T è ormai parte integrante di ogni industria che voglia competere. La standardizzazione permessa da una nuova organizzazione del lavoro e nuove strumentazioni meccaniche  permette di produrre ad una velocitĂ  impensabile fino a pochi anni prima. Ma i migliaia di pezzo prodotti quotidianamente devono essere venduti e consumati in un tempo breve. L’usa e getta in un periodo storico di rinascita economica diventa una filosofia che garantisce ricchezza e prosperitĂ  alle industrie. Cambiano gli approcci dei consumatori abituati a consumare sempre piĂą in fretta pronti ad acquistare di nuovo per soddisfare i loro crescenti bisogni. Nascono rapidamente nuovi canali di vendita, migliora la logistica, il marketing si preoccupa di mantenere alto lo stimolo d’acquisto, si reperiscono materie prime a costi contenuti e anche il costo della manodopera scende in maniera sostanziale. Per far in modo che il ciclo viaggi ad una velocitĂ  costante però l’obsolescenza diventa un’arma da sfruttare in maniera strategica. Ancora una volta sono il marketing e la pubblicitĂ  ad impegnarsi per accelerare il ritmo di consumo, declinando lo stesso prodotto in mille forme diverse, sfruttando la pubblicitĂ , ricercando o imponendo nuovi bisogni e così via. A questo sforzo molte industrie hanno voluto aggiungere la garanzia che il cliente sia costretto ad intervalli predefiniti a dover far fronte ad un nuovo acquisto. Dove le leve del marketing non dovessero essere sufficienti interviene la “forza maggiore” ovvero la rottura o il blocco del prodotto

Vita breve e blocchi programmati
Il documento segreto che impose alla metĂ  degli anni ’20 di ridurre la vita delle lampadine ha stuzzicato le industrie di tutto il mondo. Negli anni ’50 lontani dalla recessione degli anni ’30 e in un periodo di rinnovo culturale è la moda ad approfittare dell’inversione di rotta ricercata negli anni. Il prodotto clou della moda femminile dell’epoca, le calze in nylon, furono riviste dai chimici della DuPont per ridurre la resistenza delle fibre. Il primo progetto presentato fu infatti bocciato proprio per l’eccessiva resistenza del prodotto. Ma l’esempio piĂą eclatante  della filosofia “use and discard”, usa e getta in fretta viene dall’industria dell’elettronica. Non è difficile programmare infatti un dato apparecchio per smettere automaticamente di funzionare. Si tratta di iniettare una sorta di bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Uno degli esempi piĂą eclatanti vede come protagonista Apple. A pochi mesi dal lancio del primo modello di iPod rilasciato nel novembre del 2001 venne alla luce che la sua batteria aveva una durata assai limitata ed essendo integrata obbligava la sostituzione prematura dell’intero apparecchio. A portarlo alla luce furono per primi dei ragazzi che avendo vissuto sulla loro pelle il sopruso decisero di inscenare una protesta personale. Ritoccarono diversi manifesti murali ricalcando il problema della scarsa durata della batteria dell’iPod e caricarono un video della loro azione su Youtube riscuotendo un enorme di successo di visite. Elisabeth Pritzcard, avvocato di San Francisco, colpita da quel video decise di indagare e citare Apple. Dai documenti tecnici si potè appurare come l’azienda di Cupertino avesse fin dall’inizio previsto una vita breve alla batteria del suo nuovo iPod. Il tribunale obbligò Apple a prolungare la garanzia, offrire una sostituzione gratuita della batteria e un indennizzo per i consumatori. 
Ulteriori esempi di riduzione volontaria della vita del prodotto provengono anche da aziende che producono stampanti. Una per tutte Epson. Se vi capita che la vostra stampante smetta di voler funzionare molto probabilmente è perchĂ© ha raggiunto il numero massimo di copie prestabilite. A conteggiarle è un chip che interagisce con la macchina affinchè  la blocchi e obblighi l’utente a ricorrere al servizio di assistenza che spesso è istruito per consigliare l’acquisto di un nuovo prodotto. La vostra stampante con buone probabilitĂ  potrebbe funzionare ancora a lungo, ma si preferisce obbligare ad un pit stop con la speranza di vendere una nuova macchina magari piĂą performante, con piĂą accessori che richiederanno nuova manutenzione e così via. Per superare il blocco è sufficiente un piccolo software chiaramente non ufficiale che resetta il chip. 
Quelli citati sono solo esempi a titolo informativo. Di casi emblematici ce ne sono a bizzeffe e molti altri si conosceranno magari tra qualche anno. 

Il problema ambientale
Il capitalismo ha dato un forte impulso al consumo garantendo da un lato una vita agiata ma dall’altro ha creato pratiche di dubbia moralità e spesso a discapito dello stesso ambiente in cui viviamo. La sostituzione dei prodotti sempre più repentina crea ogni anno montagne di tonnellate di rifiuti pericolosi allontanate dai nostri occhi e trasferite nel continente africano. Pc, schede elettroniche di ogni tipo, stampanti, televisori, fotocopiattrici vengono vivisezionati alla ricerca di metalli e parti da rivendere. Senza alcun tipo di sicurezza, esposti a fumi e sostanze tossiche orde di ragazzini raccattano i resti di quanto noi abbiamo masticato e sputato. Nell’ombra più totale, lontano da occhi indiscreti quei ragazzi cercano la sopravvivenza riciclando. Una solida politica di rispetto dell’ambiente, reinvestimento di risorse e soprattutto una forte inversione culturale potrebbe cambiare il corso delle cose. La responsabilità sociale dell’impresa rappresenta un traguardo che merita di essere esplorato in maniera più approfondita. Coscienza e morale hanno per certo anche un riscontro economico, molti l’hanno già capito, altri lo capiranno.

Per chi volesse approfondire il tema dell’obsolescenza programmata consiglio la visione del documentario “Obsolescenza programmata – il motore segreto della nostra società”  prodotto da Arte France in collaborazione con la Televisione spagnola e la Televisione della Catalogna.  

Condividi

Lascia un commento

Nome:

Mail:

Oggetto:

Commento:

CAPTCHA

Codice controllo:

I servizi di informazione di i-dome.com in Feed RSS

Perché equiparare la blogosfera con le testate giornalistiche tradizionali?

Si può fare del buon giornalismo anche senza alcuna tessera professionale, ma c’è chi afferma che nella blogosfera, c’è una netta prevalenza delle opinioni rispetto alle notizie. Riflessioni sul Fact-Checking e il Blog Power.

Pianificare le ferie con Excel

Perché aspettare l’ultimo momento per definire le vacanze in azienda? Grazie al foglio di calcolo, è facile realizzare il piano ferie e garantire, allo stesso tempo, la continuità delle attività

Come calcolare l'IMU

Due nuove aliquote e uno strumento per semplificare il calcolo

Accesso rapido