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PMI Dome

M-commerce, le opportunità dell'Italia

In periodo di  crisi ecco come gli acquisti in mobilità rappresentano per le PMI una buona occasione per espandere il proprio business 
di Nicodemo Angì
Cosa occorre per comprare on-line? Un sito attrezzato per l'e-commerce, un mezzo di pagamento adatto, l'attitudine giusta e, naturalmente, un hardware capace di accedere alla Rete.

La situazione del nostro Paese presenta alcune peculiarità rispetto alle altre nazioni europee sviluppate: la penetrazione della banda larga e l'uso di Internet, per esempio, risultano inferiori alla media. Percentualmente più elevata è la propensione agli acquisti in mobilità mentre ancor più rilevante è la diffusione dei telefoni cellulari e degli smartphone. Le premesse per un marcato interesse dei venditori verso l'M-commerce, la versione mobile del commercio elettronico, ci sono quindi tutte, o quasi.

Alla “lista della spesa” riportata in apertura manca ormai (dando per assodato che chi voglia comprare on-line disponga di un mezzo di pagamento funzionale) “soltantoun sito adeguato. Ed è proprio su questo punto che si potrebbe (dovrebbe?) innescare una riflessione esaminando una ricerca - condotta da GFK Eurisko per PayPal – che aveva come tema proprio l'M-commerce.
Fra i numeri emersi spiccano le percentuali relative agli smartphone: il 30% degli intervistati - fra i 18 ed i 65 anni - ne possiede uno e chi ce l'ha non riesce a farne a meno per un'intera giornata. Il 67 % del campione interpellato sa che è possibile fare acquisti in mobilità, una percentuale che, combinata con i dati dell'accesso al Web (il 70 % ha navigato nell'ultimo trimestre e quasi il 40 % accede ogni giorno) rende ottimisti riguardo i margini di sviluppo del commercio mobile in Italia.

Nascono, quindi, da basi numeriche solide le parole di Rosanna Savoldelli di GfK Eurisko: “il terreno in Italia sembra essere favorevole alla progressiva diffusione degli acquisti via mobile. Il bisogno di essere sempre online e connessi ha reso questo strumento (il telefono cellulare) sempre più alleato e indispensabile”.

Il possedere uno smartphone cambia molto le percentuali, probabilmente per l'abitudine all'acquisto on-line di app di ogni tipo.
La conoscenza del mobile commerce sale infatti al 79 % fra i possessori di smartphone mentre la propensione ad acquistare on-line in mobilità entro 2 mesi è del 18 % in media ma sale al 34 % se l'intervistato ha un “cellulare intelligente”.

A fornire un ulteriore potenziale all'M-commerce c'è poi la percezione di un livello di sicurezza apprezzabile: secondo il 70 % circa degli intervistati il cellulare è sicuro quanto il PC. 

Sembrano esserci quindi possibilità di sviluppo soddisfacenti per le PMI che decidono di entrare (o aumentare la propria presenza) nel settore del commercio mobile. Occorre però predisporre una versione specifica del proprio sito e tenere conto delle nuove modalità commerciali create dall'elettronica e dalle TLC.

L'Extended Shop, per esempio, sfrutterà le nuove opportunità di acquisto e pagamento elettroniche mentre gli Invisible Payments permetteranno transazioni sicure e trasparenti dal lato dell'utente.I POS ed i chioschi conosceranno nuove funzioni grazie ai Dynamic Warehouse Interactive Sales ed i Proximity Engagement sfrutteranno le comunicazioni a corto raggio per proporre direttamente nei cellulari (e nei tablet) offerte e sconti semplicemente avvicinandoli agli oggetti o alle vetrine.

Questi orizzonti ampi e “ariosi” si scontrano però con gli a volte angusti limiti dell'azione legislativa.Il Decreto Sviluppo 2.0 non contiene difatti azioni incisive per aumentare la quota “elettronica” dei documenti amministrativi e fiscali, non menzionando l’E-commerce, la fattura elettronica e l’E-procurement.
Una maggiore diffusione di questi mezzi avrebbe il benefico effetto di far crescere la competitività delle imprese italiane, interrompendo quel calo della produttività che è stato calcolato essere di ben 15 punti in 10 anni. 

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