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Lo sviluppo energetico italiano è nel biometano

Il biometano italiano potrebbe arrivare a coprire dal 5% al 10% del consumo lordo di energia entro il 2020, contribuendo a diminuire la dipendenza energetica italiana dalle fonti estere e dalle fossili
di Flavio Calcagno
Flavio Calcagno è junior project manager e si occupa principamente di project planning e opportunità di investimento. Laureato in Scienze Politiche e specializzato in Governo dell’Unione Europea e Politica Internazionale è da sempre affascinato dal mondo dell’editoria e dell’informazione digitale. Scrive per conto di diverse realtà in ambito sociale e imprenditoriale. 
Il biometano in Italia ha ancora ampi margini di sviluppo. A sottolinearlo è lo studio effettuato dall’Osservatorio Agroenergia 2013, commissionato da EnergEtica e realizzato in collaborazione con Althesys. Secondo le stime che emergono dallo studio, in Italia a fine 2012 sono risultate in funzione 850 impianti di produzione di biogas che complessivamente vantano una potenzialità di 5,6 miliardi di metri cubi all’anno, pari al 50% della produzione nazionale di gas dal sottosuolo. In particolare, nello studio si rivela che la filiera italiana del biogas ha realizzato un fatturato di 2,5 miliardi di euro, per il 70% realizzato da aziende italiane. 

Considerando che l’attività di estrazione del gas “fossile” è molto onerosa, le potenzialità del biometano, ovvero il biogas raffinato, al quale vengono tolti CO2, idrogeno solforato, ammoniaca e acqua, sono interessanti soprattutto perché si tratta di una risorsa che permetterebbe al Paese di rientrare nei parametri imposti dal trattato europeo 20-20-20

Se si guarda infatti alle prospettive di crescita del mercato, nel documento redatto dall’osservatorio si ipotizza che nel 2020 il biometano possa coprire dal 5% al 10% del consumo lordo di energia, a seconda degli scenari di crescita. Attualmente l’Italia, in alcuni settori come quello automobilistico, è in possesso del più vasto parco auto a metano del mondo (2% delle vetture circolanti) e una capillare rete di distribuzione. Inoltre bisogna sottolineare che nei primi dieci mesi del 2012 si è registrato addirittura un aumento del 42,6% delle immatricolazioni dei veicoli green. Indubbiamente il costo di produzione del biometano non è ancora competitivo con quelli del metano ricavato dal sottosuolo, tuttavia  in alcuni casi, come quello del combustibile per veicoli, il prezzo è già concorrenziale con quello praticato ai distributori. 

Nessun dubbio invece sulle capacità di riduzione delle emissioni: nel settore dei trasporti ad esempio, se allo stato attuale l’utilizzo di un’auto a metano consente un risparmio di emissioni del 21% rispetto al gasolio e del 24% rispetto alla benzina, in futuro una miscela con il 20% di biometano potrebbe portare ad un’ulteriore riduzione del 19%, permettendo a un veicolo alimentato al 100% con biometano, di emettere 5 grammi di CO2 equivalente al chilometro. 

Non è un caso che tutti i paesi più avanzati stanno già puntando su questa fonte energetica per la mobilità, anche perché, come rivela l’Osservatorio, il metano ottenuto da biogas, considerato una fonte energetica rinnovabile, è in grado di sostituire il gas naturale contribuendo alla riduzione dell’inquinamento e all’effetto serra. Infine, considerando che l’Italia ogni anno importa 70 miliardi di metri cubi di gas fossile, puntando sul biometano si potrebbe raggiungere nel giro di alcuni anni la copertura del 10% del consumo energetico lordo, un risultato che potrebbe rendere finalmente l’Italia indipendente dalle importazioni di gas.

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