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E-commerce: Il made in Italy ha gli occhi a mandorla

Il tasso di crescita dell’e-commerce in Cina entro il 2016 aumenterà del 30%. Le imprese italiane, attratte da questa opportunità, si organizzano sviluppando siti ad hoc e implementazioni linguistiche ai siti già esistenti
di Mirko Zago
E-commerce non più come canale di vendita ma come fattore di internazionalizzazione. E’ questo il trend che numerose imprese italiane intendono seguire per potenziare il loro business. Se finora l’approdare sul Web significava perlopiù moltiplicare le possibilità di vendita catalizzando i clienti più tecnologici, oggi si carpiscono più saggiamente le vere opportunità che l’e-commerce offre a chi è disposto ad investire in un periodo difficile. Complice l’attrazione che il pubblico orientale ha verso il commercio elettronico e la crescente potenzialità di spesa del comune cittadino asiatico (si stima che nel 2011 gli acquirenti online cinesi siano stati 187 milioni), le imprese non hanno tardato ad indirizzare una parte cospicua delle energie per soddisfare le esigenze di tale clientela. In termini di e-commerce ciò si è tradotto in uno sviluppo di siti ad hoc o implementazioni linguistiche ai siti Internet già in dotazione.

Moda e vino
Secondo una ricerca condotta da Exane Bnp Paribas la Cina gode di una crescita esponenziale del commercio elettronico accompagnato da un potere d’acquisto anch’esso in forte espansione. Si è passati dal 5% di penetrazione di internet tra la popolazione nel 2002 al 42% del 2012 con stime che parlano di 46% per quest’anno pari a 600 milioni di persone e in continua crescita. L’aspetto piĂą significativo è che i Paesi come la Cina sono bacini importanti di “nuovi ricchi” disposti a mettere mano al portafoglio per acquistare prodotti di lusso che spesso fanno rima con Made in Italy. Dopo gli investimenti a tal proposito di grandi gruppi di retail, come Zara e Coach, seguiti a ruota da Hugo Boss, si appresta ad aprire un nuovo store virtuale dedicato al pubblico cinese anche Gucci. La casa di moda ha annunciato che sta lavorando ad un progetto di implementazione del suo sito Gucci.com con un occhio di riguardo all’accessibilitĂ  mediante apparecchi mobili. Attualmente il canale online Europa e Usa rappresenta per il gruppo il 13% dei ricavi totali a testimonianza dell’estrema importanza che la rete ha nel commercio anche per il comparto del lusso.   
Non solo l’alta sartoria italiana è agli occhi dei vicini orientali. Anche la buona tavola e l’amore per il buon vino sembrano accompagnare i cambi di abitudine di un popolo che siamo stati abituati a valutare in piĂą occasioni con occhi critici. Ora che si cominciano ad apprezzare e valutare cambi di tendenza e assaporare buone prospettive di guadagno lo scudo ha lasciato il posto ad un vivo corteggiamento. Uno dei comparti che non ha risentito troppo della crisi e che nonostante le congiunture economiche ha saputo tessere una trama di crescita articolata e lungimirante è la viticoltura e la produzione di vino. Giovanni Mantovani, direttore di Verona Fiere, sede espositiva di Vinitaly che prenderĂ  avvio il prossimo 7 aprile commenta così: “Un paese che nel 2012 ha visto i propri consumi di vino crescere del 6% e che è ormai diventato il terzo mercato mondiale per i vini rossi. Per questo Vinitaly dedicherĂ  proprio alla Cina uno spazio importante con la prima visita in Italia di una delegazione guidata dal ministro per il Commercio estero cinese e un seminario nel quale verrĂ  approfondita la realtĂ  del mercato cinese e verranno illustrate alcune best practices. PerchĂ© se è vero che abbiamo terreno da recuperare in Cina, questo non significa che non ci siano imprese made in Italy che abbiano avuto successo in Cina”. La kermesse dedicata al buon vino ospiterĂ  4200 produttori e commercianti tra cui 128 stranieri e attirerĂ  almeno 140 mila persone. Saranno presenti anche i tre principali player del mercato cinese offrendo un’occasione imperdibile per instaurare rapporti commerciali proficui. Presenziare il Web con un canale di vendita diretto è una prioritĂ  per chi vuole approcciare nuovi mercati. Per questo il prossimo 6 aprile al debutto della mostra-mercato verrĂ  annunciato il Vinitaly Wine Club, una piattaforma online per gli amanti del vino che potranno entrare in contatto con i produttori in maniera diretta e trattare con loro. 

Comunicazione e prodotti mirati
Netcomm, consorzio del commercio elettronico starebbe vagliando l’ipotesi di creare un portale Web per promuovere il Made in Italy in Cina. Non solo un sito vetrina ma una serie di accordi strutturati con siti Web cinesi per agevolare la penetrazione dei nostri prodotti all’interno del mercato cinese. Un progetto di coinvolgimento con la piattaforma di e-commerce Chinova, la societĂ  di processing interbancario China UnionPay e la piattaforma B2C Tmall dovrebbe partire in autunno nell’ottica di creare un portale ulteriore interamente dedicato alle nostre eccellenze. Netcomm promette inoltre di aiutare le imprese a selezionare la gamma di prodotti da offrire al mercato orientale per soddisfare le specifiche esigenze in maniera puntuale oltre che definire strategie per ovviare alle difficoltĂ  doganali che attualmente rappresentano una delle peggiori barriere di sviluppo. Per questo la partecipazione delle autoritĂ  locali e un coinvolgimento di enti certificatori internazionali risulta indispensabile. 

Prospettive per l’e-commerce
Nel 2012 il valore del commercio elettronico ha superato un miliardo di miliardi di dollari. Nel 2013 il dato sarĂ  confermato grazie alla crescita esponenziale di paesi come Cina, India e Indonesia. Rimanendo nel vecchio continente è la Gran Bretagna a detenere il primato con un valore di 124 miliardi di dollari seguito dalla Germania con 47 miliardi. Secondo Morgan Stanley nel 2016 la penetrazione complessiva dell’e-commerce raggiungerĂ  il 9,3% dall’attuale 6,5% con punte del 18% in Sud Corea e 14% negli Usa. Arranca l’Italia con l’1,5%, forse nelle dinamiche d’acquisto siamo ancora tradizionalisti ma siamo destinati ad adeguarci pian piano anche noi. La banda larga e l’azzeramento del digital divide avranno un ruolo cruciale coadiuvato dalla crescente diffusione di smartphone e tablet connessi in mobilitĂ .   
yStats.com ha presentato il rapporto “Asia B2C eCommerce Report 2013” in cui si evidenziano dati relativi a livello di sviluppo del mercato ecommerce in Asia e in termini di mercati regionali, evidenziandone volumi di vendite, ricavi per azienda, numero di utenti, tipologie di servizi offerti. Ne è emerso che il tasso di crescita dell’e-commerce in Cina entro il 2016 sarĂ  in aumento del 30%, in Corea del Sud ha giĂ  un valore di 10 miliardi di euro con una predilezione forte per gli acquisti tramite smartphone, il Giappone è al terzo posto mondiale per acquisti online. Se l’Italia vorrĂ  trarre profitto da questo trend positivo dovrĂ  dimostrare di avere la prontezza di entrare a far parte del gioco senza ritardi e in maniera preparata, per questo serve coordinazione nell’ottica di sviluppo. 

Contraffazione, un male che si può sconfiggere
Oltre alle barriere doganali un problema che affligge l’imprenditore italiano è il timore di approdare in un mercato afflitto da una feroce contraffazione che nuoce il mercato (3 miliardi di valore per l’abbigliamento tra il 2008 e 2010). Si tratta di un male che si può sconfiggere attraverso la collaborazione con le autoritĂ , allo sviluppo di una coscienza d’acquisto che può trovare nella tecnologia un valido alleato. Il gruppo Versace che deve fare i conti con la contraffazione del marchio soprattutto in Cina e Sud America ha sviluppato un programma di training e formazione  per i rivenditori affinchè sappiano individuare i prodotti contraffatti e agire di conseguenza. A differenza di quanto di pensi, il 62% dei falsi risultano comprati in negozio e il 38% in internet secondo quanto sostenuto da  Daniele Sommavilla, vice president global sales di Certilogo, azienda specializzata in soluzioni di business intelligence per la protezione della marca. “Oltre il 50% delle autenticazioni effettuate sulla piattaforma Certilogo provengono da Italia, Cina, Giappone, Francia e Germania e sono fatte da uomini e donne in eguale misura", ha spiegato Sommavilla. Il servizio viene utilizzato soprattutto da consumatori al loro primo processo di acquisto (60%): questo dato mette in evidenza come la prima esperienza con la marca aumenti nel consumatore l’esigenza di verificare l’autenticitĂ  dei prodotti”. Certilogo fornisce indicazioni ogni anno su mille negozi e siti Internet che vendono prodotti falsi. Mediamente il 58% dei consumatori acquista prodotti contraffatti attraverso marketplace e il 42% su siti di e-commerce. Le autenticazioni negative erogate da Certilogo sono 87mila. 

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