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PMI Dome

Crowdfunding Investing: la nuova frontiera sbarca in Italia

Il processo collaborativo di gruppi di finanziatori che utilizzano il proprio denaro al fine di sostenere PMI e start-up, dopo il successo ottenuto negli Stati Uniti, sta prendendo sempre più piede anche in Italia
di Flavio Calcagno
A quante persone è capitato di avere un sogno di vita irrealizzabile? Quanti progetti inerenti l’arte, l’imprenditorialità, la ricerca scientifica sono rimasti tra le scartoffie di una scrivania per non aver trovato finanziatori? Quante iniziative imprenditoriali sono andate a sbattere contro il muro delle banche sempre più restie a concedere prestiti senza ricevere enormi garanzie in cambio? Queste e tante altre storie di insuccesso purtroppo, sono all’ordine del giorno, e soprattutto in un periodo come quello attuale, caratterizzato da un forte clima di sfiducia verso il mondo della finanza, costituiscono lo specchio attraverso il quale si riflette la crisi del nostro paese.
In una situazione del genere, come bisogna affrontare il problema del credit-crunch, e dove è possibile ottenere i finanziamenti necessari per poter avviare un’attività progettuale? 

La soluzione è il  crowfunding investing
Si tratta di quel processo collaborativo portato avanti da un gruppo di finanziatori che decidono di utilizzare il proprio denaro al fine di sostenere progetti di persone ed organizzazioni (crow” in inglese sta per “folla”, mentre “funding” sta per finanziamento). Dall’unione di questi due termini trae dunque origine questo processo collettivo di supporto e sviluppo di un prodotto, di un’idea, di un progetto, che parte dal basso e mobilita un gran numero di privati e risorse. La tipologia di finanziamento, la cui diffusione avviene via Web, è già ampiamente diffusa negli Stati Uniti ed è principalmente utilizzata per sostenere progetti che non prevedono un ritorno economico, ma semplicemente una soddisfazione personale nel veder realizzato un determinato progetto.  Basti pensare che, colui che ha portato alla ribalta il crowdfunding oltreoceano è stato lo stesso presidente Barack Obama, il quale, durante le presidenziali americane del 2008, è riuscito nell’impresa di “farsi pagare”  parte della sua campagna elettorale dai suoi stessi elettori, orgogliosi di poter dare un contributo tangibile. 

Un processo valido per tutti
Il Web, come già accennato, è il luogo di incontro dei soggetti che sono coinvolti in un progetto finanziato “dalla folla”, e le iniziative si possono dividere in generaliste, che raccolgono progetti di ogni area di interesse, o verticali, specializzate in progetti di particolari settori. Questo processo di finanziamento “dal basso”, infatti,  è applicabile a processi di qualsiasi genere: arte, moda, design, tecnologia, videogiochi, pubblicazioni, imprenditorialità, ricerca scientifica, aiuto in caso di tragedie umanitarie etc. Per chi propone il progetto, il ritorno economico è ovviamente di tipo monetario, mentre per chi investe, spesso il sistema prevede due differenti tipologie di guadagno: una ricompensa o una partecipazione di tipo azionario. La ricompensa è la forma di ritorno di investimento più utilizzata e consiste in una vero e proprio “premio”, come può esserlo ad esempio, un prototipo del prodotto o altro materiale esclusivo riguardante il progetto. 

Il  crowfunding per i giovani
La nuova frontiera si sta diffondendo rapidamente a livello globale quale strumento non solo per trovare finanziamenti per realizzare un’idea o un progetto, ma anche per cercare di veder trasformato in realtà un sogno personale. Negli Stati Uniti ad esempio, dove studiare costa tanto e mandare i figli al college è per molte famiglie un grosso investimento, per molti studenti intraprendenti sono nati dei siti di crowfunding volti a far ottenere borse di studio e prestiti per entrare nei collage più famosi. Non vengono proposti oggetti tecnologici, idee innovative, cause umanitarie, ma sono gli stessi studenti che si mettono in gioco, proponendo al popolo della rete i loro desideri, le loro aspirazioni e ambizioni. Attraverso queste piattaforme cercano persone che credano in loro, che scommettano sulle loro capacità e li aiutino nel loro percorso formativo. Gli studenti usano tutti i sistemi tradizionali del crowdfunding per promuoversi: video, presentazioni, social network. Si tratta in pratica di una autopromozione finalizzata all’ottenimento di un finanziamento per la costruzione del proprio futuro. Tanti altri, così, provano a cercare attraverso il crowdfunding i soldi per sposarsi, comprare casa o fare un viaggio.

A favore della cultura
In Europa, le campagne di crowfunding hanno già dato alcuni frutti, soprattutto nel settore della cultura. Si pensi ad esempio alla campagna intitolata “Tous Mecenes” che il museo parigino del Louvre lanciò nel 2011. L’ obiettivo del progetto prevedeva la raccolta di 1 milione di euro attraverso le donazioni delle Web community per l’acquisto del capolavoro rinascimentale intitolato “Le tre grazie” dell’artista tedesco Lucas Cranach. Per raggiungere il prezzo di 4 milioni di euro, stabilito dal ex-proprietario dell’opera, scesero in campo ben 5000 donatori con un’età compresa tra gli 8 e i 96 anni. Sempre in ambito culturale, anche in Italia, ad esempio, è partita una campagna di crowdfunding per sostenere la mostra al Padiglione Italia della 55° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, sulla scia di alcune recenti esperienze internazionali di successo come la già citata campagna “Tous Mécènes” del Louvre o la campagna “Let’s Build” al Goddamn Tesla Museum negli Stati Uniti. L’iniziativa in questo caso, è stata finalizzata al sostegno delle produzioni dei 14 artisti partecipanti, alla mediazione culturale rivolta alle scuole, alle università e ai visitatori, alla promozione e comunicazione, all’organizzazione di incontri con artisti e opinion leader ed infine all’allestimento di un convegno sui temi del Padiglione. In un paese come il nostro, dove il governo continua a perpetrare tagli alla cultura, un tale sistema di finanziamento “partecipato”, rappresenta indubbiamente una soluzione per tutti quei progetti che possiedono i requisiti per potersi affermare, ma che purtroppo, complici le istituzioni e i meccanismi di mercato, rimangono sopraffatti dal peso della recessione economica e culturale italiana. 

Il regolamento della Consob
L’Italia però, sembra orientata a puntare su questa nuova forma di finanziamento, e a breve, potrebbe diventare il primo paese a regolare il crowdfunding investing, imponendosi nel panorama internazionale quale “polo di attrazione per i talenti e l'imprenditorialità europea”. Il nostro paese, infatti, sta cercando di “scollarsi di dosso” l’etichetta di fanalino di coda nel Vecchio Continente, e con un colpo di coda si sta apprestando a mettere a frutto la legge 221/2012, che ha convertito il Decreto Sviluppo Bis del governo Monti, introducendo il crowdfunding investing nel panorama degli strumenti di credito per le startup innovative. Se la Consob ufficializzerà “le regole del gioco” del nuovo processo collaborativo di finanziamento infatti, l’Italia potrebbe essere il primo Paese al mondo ad avere una legislazione completamente operativa in tema di equity crowdfunding, addirittura anticipando gli Stati Uniti dove le regole di dettaglio saranno introdotte successivamente. Il nuovo mezzo di finanziamento, si occuperà però solo di un settore, quello riguardante gli investimenti in start-up, tralasciando interi settori molto ampi del crowdfunding, quali il donation-based crowdfunding, il reward-based crowdfunding e il social lending crowdfunding basato sui prestiti diretti tra utenti della piattaforma. Lo scopo principale sarà quello di fornire liquidità al sistema e sostenere l'innovazione in Italia. 

Le piattaforme in Italia
Fino alla fine dello scorso anno infatti, le piattaforme di crowdfunding attive erano 16, suddivise in quattro modelli: reward, lending, donation e equity, la maggior parte concentrate nel Nord del paese e 5 in fase di lancio. Sono stati presentati oltre 30.000 progetti, con quasi 9.000 approvati e pubblicati per un valore finanziato pari a 13 milioni di euro.
Queste piattaforme si differenziano per la finalità: in quelle reward-based si richiede un importo per finanziare un progetto, che viene solitamente presentato attraverso una clip e viene assegnato un premio al crescere del contributo dato; le piattaforme equity, sono quelle in cui il finanziatore diviene anche un piccolo azionista dell’azienda; quelle donation, tipologia nata da poco, sono piattaforme in cui si fanno, come suggerisce il nome, anche donazioni. Le più significative al momento però  sono le piattaforme del Social Lending, delle community, in cui coloro che prestano denaro e coloro che lo richiedono possono interfacciarsi senza dover ricorrere ad intermediari. Si tratta infatti di finanziamenti legali e tutelati dalla Banca d’Italia, che presentano il vantaggio non da poco di offrire tassi di interessi molto vantaggiosi e tempi di erogazione rapidi.

Moda del momento o investimenti utili? 
Secondo Roberto Calugi, dirigente della Camera di Commercio di Milano, il meccanismo del crowdfunding investing che mette in diretto contatto il risparmio privato per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni, è un fenomeno che, prendendo spunto dalla esperienze internazionali nel settore, può dare un forte impulso alla crescita del Paese, riducendo l’effetto di indebitamento delle imprese italiane sui canali tradizionali. Se si considera infatti che, dati della Banca d'Italia alla mano, in Italia “il 70% delle imprese trae le proprie risorse finanziarie dal canale bancario contro una media europea pari al 50%, che scende al 30% nei Paesi anglosassoni”, il crowdfunding  può essere visto, secondo Calugi, come “una risposta oggettiva anche a questo tipo di aspetto della domanda”. Dal lato dell’offerta invece, seppur in difficoltà a causa della crisi, le famiglie italiane continuano a mostrare “una fortissima propensione al risparmio con un totale di 3,5 miliardi di euro detenuti in termini in risorse finanziarie, di cui il 30% è mantenuto sotto forma di liquidità in conti correnti postali e conti correnti bancari”. Secondo il dirigente della Camera di Commercio di Milano, mettere in connessione quest'ultimi con un sistema produttivo che fatica a trovare canali alternativi per finanziare le proprie attività è il compito ideale del crowdfunding investing, cui le Cciaa del nostro Paese stanno guardando via via con maggiore interesse. 

Truffe in agguato
Nella ricerca di prestiti personali però, bisogna prestare attenzione a non incorrere in truffe. Esistono infatti diversi canali privati “fantoccio”, per lo più attivati da persone straniere, disposti a fornire anche somme cospicue di denaro in tempi brevi, senza richiedere alcuna garanzia, né la firma di un contratto che menzioni gli interessi da restituire, ma che in cambio richiedono moltissime informazioni personali. Opportuno è dunque rivolgersi a canali conosciuti, che possono offrire numerosi vantaggi a livello economico, tutelando però l’identità del consumatore, affinché questo non si ritrovi in situazioni spiacevoli determinate dal furto d’identità, fenomeno che purtroppo si sta diffondendo in concomitanza della diffusione dei prestiti personali offerti via Web.

Italian Crowdfunding Network
Di fronte a questo panorama di piattaforme, è nata l’Italian Crowdfunding Network (ICN), la prima associazione nazionale per il crowdfunding in Italia. Il suo intento, come organizzazione indipendente e senza scopo di lucro, è garantire un completo riconoscimento del settore nella legislazione, rappresentare gli interessi delle varie piattaforme ricercando la loro collaborazione, favorire una mappatura del fenomeno, promuovere e diffondere la cultura del crowdfunding. “Siamo davanti ad un cambio di paradigma” spiega Claudio Bedino, tra i co-fondatori dell’associazione, dato che “il crowdfunding può ampliare la possibilità di accedere a finanziamenti a progetti innovativi avvalendosi del contributo della “folla” tramite Internet”. Secondo Bedino, questa modalità può essere particolarmente efficace nella fase di avvio di una qualsiasi attività imprenditoriale e non va a sostituire il ruolo rappresentato dal mondo bancario, piuttosto integra l’attività di valutazione, spesso inefficace e troppo onerosa, operando una selezione iniziale. “Dal lato dell’utenza - aggiunge Claudio Bedino - rappresenta invece un modo nuovo di partecipare alla creazione di progetti e qualora diventasse un investimento sarebbe diretto, più etico e responsabile. Sotto questo aspetto uno dei punti di forza del crowdfunding è il fatto che l’investitore, piccolo o grande, oltre ad un interesse economico riesce a soddisfare un bisogno emotivo. Questa componente fondamentale viene alla luce ad esempio in casi legati ad iniziative sul territorio o là dove viene creato un prodotto o un servizio in cui la persona che investe è coinvolta e interessata potendo essere gratificata dal successo dell’operazione”. Secondo Bedino, anche gli investitori professionali, come i business angel, possono trarne un vantaggio avendo a disposizione uno strumento che consente una diversificazione dell’investimento limitando il rischio.

Insomma, il momento è delicato per lo sviluppo del crowdfunding nel nostro paese e si spera che la normativa approvata nel Decreto Sviluppo 2.0, possa far acquisire finalmente all’Italia quella posizione di primato in Europa in un settore innovativo particolarmente sensibile alle esigenze delle imprese. 


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