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PMI Dome

Mafia nel fotovoltaico ed eolico. Confisca record da 1,3 miliardi

Il Tribunale di Trapani ha disposto la confisca di 1,3 miliardi di euro all’imprenditore Vito Nicastri, personaggio leader nel settore della produzione alternativa dell'energia elettrica
di Flavio Calcagno
Flavio Calcagno è junior project manager e si occupa principamente di project planning e opportunitĂ  di investimento. Laureato in Scienze Politiche e specializzato in Governo dell’Unione Europea e Politica Internazionale è da sempre affascinato dal mondo dell’editoria e dell’informazione digitale. Scrive per conto di diverse realtĂ  in ambito sociale e imprenditoriale. 
Energia pulita con denaro sporco. In questo consisteva il business messo in piedi dal cinquantasettenne alcamese Vito Nicastri che, in Sicilia, era diventato personaggio leader nel settore della produzione alternativa dell'energia elettrica, segnatamente fotovoltaico ed eolico. Il “re del vento” era riuscito ad ottenere dall’attività imprenditoriale beni pari a un miliardo e trecento milioni di euro, sul quale però, a quanto pare, c’è l’ombra del numero uno di Cosa Nostra ancora in libertà, Matteo Messina Denaro

L'imprenditore infatti, è accusato di aver operato in una “contiguitĂ  consapevole” con gli interessi della mafia e di aver agevolato l'organizzazione criminale. Delle vicende imprenditoriali di Nicastri infatti, secondo la Dia, veniva riferito ai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, come risulta dai “pizzini” sequestrati in occasione del loro arresto. 

Da semplice elettricista, Nicastri è presto diventato imprenditore di successo nel settore dell’energia eolica, specializzato nello sviluppo di impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili, nella realizzazione e vendita “chiavi in mano” di parchi eolici e fotovoltaici, con ricavi milionari. Un cammino imprenditoriale che non poteva non destare sospetti. Da qui l’avvio delle indagini economico-patrimoniali sull’imprenditore alcamese, del quale è stato ricostruito il patrimonio accumulato negli ultimi trent’anni, che presenta una sperequazione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati. Dal lavoro investigativo è emerso un quadro di relazioni con esponenti mafiosi, elementi legati a Cosa nostra, e personaggi a loro volta entrati in contatto con pregiudicati, anche della criminalità organizzata.
La Dia lo ritiene il “volto pulito” della Mafia, nonchĂ© il prestanome del latitante Matteo Messina Denaro, e per questo motivo all’uomo è stata imposta la sorveglianza speciale per tre anni, con obbligo di soggiorno ad Alcamo. 

La confisca, disposta dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani presieduta da Piero Grillo, riguarda 43 tra societĂ  e partecipazioni societarie, 98 immobili (palazzine, ville, magazzini e terreni), 7 beni mobili registrati (autovetture, motocicli ed imbarcazioni), 66 disponibilitĂ  finanziarie (rapporti di conto corrente, polizze ramo vita, depositi titoli, carte di credito, carte prepagate e fondi di investimento), con alcuni di questi che erano intestati a familiari o a persone vicine a Nicastri.

Finora si tratta dell’operazione di confisca più cospicua effettuata in Italia, che ha interessato oltre la Sicilia, anche la Lombardia, il Lazio e la Calabria.

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