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Rapporto Legambiente 2013: guardare “oltre la crisi”

Dal Rapporto Legambiente 2013 emerge il quadro di un Paese in forte declino. Problemi di traffico e smog, sulla raccolta differenziata, di dissesto idrogeologico, di disoccupazione e business delle ecomafie. Segnali positivi nel settore delle rinnovabili
di Flavio Calcagno
Flavio Calcagno è junior project manager e si occupa principamente di project planning e opportunità di investimento. Laureato in Scienze Politiche e specializzato in Governo dell’Unione Europea e Politica Internazionale è da sempre affascinato dal mondo dell’editoria e dell’informazione digitale. Scrive per conto di diverse realtà in ambito sociale e imprenditoriale. 
Pochi aspetti positivi e tanti altri negativi emergono dal Rapporto annuale di Legambiente relativo alla gestione ambientale nel Bel Paese. Le brutte notizie arrivano essenzialmente sul fronte dei disastri ambientali che, rispetto all’anno scorso, sono ancora presenti, mentre le poche notizie confortanti riguardano alcuni settori, quali ad esempio energie rinnovabili e riqualificazione energetica degli edifici, che sembrano poter aiutare l’Italia a uscire dal tunnel della crisi, sia ambientale che economica. 

Il Rapporto “Ambiente Italia 2013: idee di futuro a confronto”, realizzato a cura dell'Istituto Ambiente Italia, ha analizzato, in particolare, una serie di indicatori ambientali (mobilità, fonti di energia, emissioni, rifiuti, dissesto idrogeologico, tassazione ambientale, illegalità ambientale) e sociali (disparità di genere e disuguaglianze generazionali), facendo il punto della situazione.
Ebbene, il quadro che emerge è quello di un Paese in forte declino, in cui le città soffocano per traffico e smog, la raccolta differenziata arranca, il dissesto idrogeologico incombe sulla vita delle persone e sull’economia, l’occupazione diminuisce in maniera drammatica e le ecomafie continuano ad arricchirsi realizzando business milionari a danno del territorio e dell’intera comunità. 
Si riscontrano innumerevoli problemi su diversi fronti. Dal punto di vista sociale, si rileva la presenza di enormi diseguaglianze generazionali nell’accesso al lavoro, alla casa e ai sistemi di protezione sociale in genere, basti pensare che tra il 2008 e il 2011 il tasso di occupazione dei giovani è sceso dal 24% al 19%, contro una media europea superiore al 33%. Maggiormente penalizzate, come al solito, le donne, che hanno meno possibilità rispetto agli uomini di accedere al lavoro (il tasso di occupazione femminile è il 70% di quello maschile), al reddito (le donne italiane in media guadagnano il 54% di quanto percepito dagli uomini) e a posizioni di responsabilità.

Se si vanno a guardare i parametri ambientali, la situazione non è certo migliore anche se cominciano a vedersi segnali confortanti. La mobilità non è ancora “sostenibile”, con la motorizzazione privata e gli spostamenti in auto che restano tra i più alti d’Europa (il 22% in più rispetto alla media europea), anche se nel 2011, per la prima volta, le vendite di biciclette nuove hanno superato le immatricolazioni di nuove auto.

 Sul fronte energetico, prosegue nel 2012 il calo dei consumi, giunti a valori inferiori a quelli del 2000, non solo per via della crisi economica e di condizioni meteorologiche favorevoli, ma anche per l'introduzione di misure di efficienza energetica.

Il petrolio rimane la fonte energetica principale (37,5%), seguito dal gas naturale (35%), dalle rinnovabili (13,3%) e dal carbone (9%). Le fonti rinnovabili, comunque, sono cresciute più del doppio rispetto a dieci anni fa, e nella produzione elettrica nazionale, al 2012, valgono ormai il 28% della produzione, con margini di ampia crescita nella produzione eolica (+34%) e fotovoltaica (+72%). L'Italia inoltre, si attesta al quarto posto in Europa per emissioni di CO2, dietro a Germania, Regno Unito e Francia.

Anche il settore dei rifiuti ha conosciuto un miglioramento, con la produzione di quelli urbani che nel 2011 ha subito una lieve diminuzione, in virtù certamente di politiche virtuose portate avanti dagli enti locali, ma anche per effetto della più generale riduzione dei consumi.

I più preoccupanti segnali di crisi del Bel Paese si evidenziano soprattutto nel settore industriale: negli ultimi 10 anni sono state create vaste aree inquinate da bonificare, in sostituzione dei grandi poli chimici e manifatturieri del passato, che non hanno alcuna prospettiva di sviluppo. Ulteriori problematiche riguardano poi l’illegalità ambientale, mai diminuita in questi anni, e il dissesto idrogeologico, costantemente alla ribalta nelle pagine di cronaca del paese. 

L’associazione ambientalista spiega poi come la contrapposizione tra ecologia ed economia sia uno dei grandi problemi italiani: “Questa crisi - spiega il presidente Vittorio Cogliati Dezza - è figlia di politiche scellerate che hanno considerato l’ambiente come un freno per lo sviluppo economico o un lusso da rinviare a tempi migliori”, sottolineando che dalla crisi è possibile uscire “solo con idee differenti e con il coraggio di cambiare sul serio”.

Alleanza tra lavoro e ambiente” è la ricetta proposta da Legambiente per provare a rispondere in maniera adeguata alla drammatica situazione che sta vivendo l’Italia, e a tal proposito l’associazione ha messo in luce 5 proposte concrete, di seguito riportate, per cambiare in meglio la situazione e guardare appunto “oltre la crisi”:
  • Ridisegnare la fiscalità per spingere l'innovazione ambientale e creare lavoro, premiando l'efficienza energetica, l'innovazione, il recupero urbano, la riqualificazione ambientale ed edilizia.
  • Fermare le ecomafie, la zavorra che impedisce alla Green Economy italiana di esprimere al meglio le proprie potenzialità.
  • Rilanciare gli investimenti, evitando la politica dei tagli indiscriminati a favore di scelte ragionate e più coraggiose e cambiando le priorità di spesa.
  • Premiare l'autoproduzione energetica da rinnovabili e la riqualificazione del patrimonio edilizio.
  • Mettere al centro le città, investendo nel welfare (trasporti, istruzione, asili...).

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