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Fiori d’arancio all’italiana? Sì, lo voglio

Aumenta il numero di stranieri che scelgono di sposarsi nel Belpaese. Ben 6.180 le celebrazioni nel 2012, per un giro d’affari del wedding tourism di oltre 315 milioni di euro. Il matrimonio si conferma un business di successo, malgrado siano sempre meno gli italiani che compiono il grande passo
di Roberta Barbiero
Lo stanno vedendo milioni di telespettatori in tutto il mondo: Hope ha scelto la Puglia per indossare l’abito bianco e convolare a nozze con Liam. I soliti complotti, le bugie e i sotterfugi renderanno ben poco scontato l’happy ending, tuttavia questa breve parentesi di Beautiful in Italia potrebbe rappresentare un ulteriore toccasana per una tendenza che sta conoscendo, in questi ultimi anni, un incredibile aumento. 

A fronte di cali consistenti, sia in termini di fatturato sia di presenze, per il settore turismo nel suo complesso, il giro d’affari del wedding tourism sembra non conoscere la crisi, con una quota sempre maggiore di stranieri che vogliono pronunciare in Italia il fatidico sì. Panorami mozzafiato, contesti da sogno, ottimo cibo, vino pregiato e molte classiche “città degli innamorati” per poter godere la giusta atmosfera. 


Alla finzione del piccolo schermo fanno eco i matrimoni delle star, come quello indimenticabile di Tom Cruise e Katie Holmes al Castello Odescalchi sul lago di Bracciano, a pochi chilometri da Roma; o quello di Woody Allen con la giovane Soon-Yi Previn a Venezia o – ancora – quello di Sofia Coppola nel borgo di Bernalda, in provincia di Matera. 
Sulla scia della moda vip, si moltiplicano i wedding planner che propongono ai propri sposi le magnificenze paesaggistiche e le attrazioni culturali del Belpaese, si specializzano molti tour operator (soprattutto di media e piccola dimensione), esplodono i siti internet dedicati a questa formula e si ingrassano pure le casse delle amministrazioni pubbliche, che mettono a disposizione specifiche location e vari servizi a pagamento.

A rivelare i numeri di questo particolare trend è la società di consulenza turistica e marketing territoriale JFC, con la ricerca “Wedding Tourism – l’Italia è per sempre”. Alla base vi sarebbero innanzitutto alcuni fattori che riflettono i mutamenti di ordine sociologico in corso: da una parte l’abbandono delle strette regole dettate dalle consuetudini favorisce la ricerca di un’esperienza matrimoniale davvero unica e indimenticabile, dall’altra l’aumento delle seconde nozze spinge a guardare lontano per festeggiare con le sole persone care; a volte chi è già sposato usa, inoltre, il pretendo di voler rinnovare la promessa matrimoniale per compiere quel viaggio in Italia così spesso desiderato e mai realizzato.

Nel 2012 si sono celebrati nel Belpaese 6.180 matrimoni stranieri, i quali hanno generato ben 1.221.168 presenze e un fatturato complessivo pari a 315.241.000 euro. Il 40,4% è fatturato alberghiero, mentre il restante 59,6% riguarda ristorazione, location, vestito, flower design, servizio fotografico, viaggi, auto, musica, interprete per la cerimonia e altri servizi simili. La spesa complessiva per le sole cerimonie matrimoniali è stata di 87.756.000 euro, quella in capo agli ospiti costretti a soggiornare in Italia per l’occasione è stata di 204.681.000 euro. L’82% di coloro che si sono sposati in Italia ha poi scelto di fare qui anche il viaggio di nozze (in tre zone soprattutto: Costiera Amalfitana, Venezia/Verona, Roma/Firenze), con una spesa totale di 22.804.000 euro. Il costo medio sostenuto da ciascuna coppia di stranieri è stato di 51.000 euro

Quali sono le mete più gettonate? Medaglia d’oro alla Toscana (43,5% delle preferenze), a seguire la Costa Amalfitana (9,9%), l’Umbria (7,7%) ed il Veneto (7,5%), con Venezia e Verona. Apprezzati anche il lago di Garda (6,3%) e quello di Como (6,7%). Quest’ultimo, in particolare – forse grazie alla presenza di personaggi famosi, primo tra tutti George Clooney – rientra nella rosa delle mete “emergenti” destinate ad avere un ruolo da protagonista nel prossimo periodo; rosa che comprende anche la Puglia (grazie alle sue masserie) e il Friuli Venezia Giulia (grazie a Udine, a Cividale del Friuli ed alle sue eccellenze vinicole).


Tra le locations, si preferiscono hotel di charme e relais (29,6%), seguiti da ville (19,3%) e da castelli e fortezze (14,8%). Molto amati anche gli agriturismi (11,1%, quasi esclusivamente in Toscana) e i palazzi storici (9,6%). Aumentano le richieste di locations “particolari” (come cantine vinicole con festa tra i vigneti, barche a vela, conventi, masserie) e di “outdoor wedding” (matrimonio in spiaggia e in giardino).

Il wedding tourism sembra offrire un’opportunità anche per i Comuni italiani, molti dei quali hanno introdotto, a partire dal 2009, una wedding tax per poter svolgere le celebrazioni in luoghi di particolare interesse artistico: 5.000 euro per la Sala Cuoi d’oro di Cà Vendramin a Venezia, ad esempio, o per il Salone del Cinquecento di Palazzo vecchio a Firenze; 1.000 euro per il Salone del Parlamento del Castello di Udine, 800 euro per Villa Oscano – Posta dei Donini (Perugia) o per la casa di Giulietta, a Verona. Alcune amministrazioni locali offrono poi servizi aggiuntivi a pagamento, quali la diffusione in diretta web del matrimonio o l’interprete. 


Moltissimi (oltre 25) e diversi i Paesi da cui provengono gli sposi: flussi leggermente più ampi da Inghilterra (10,5%), Stati Uniti (9,4%) e Russia (9,4%); seguono Giappone (7,8%), Canada (7,6%), Irlanda e Scozia (6,4%), Arabia Saudita (6,3%), Olanda (5,8%) e Australia (5,2%). 


La scelta di un Paese estero per le celebrazioni limita ovviamente il numero dei partecipanti ospiti (36 in media), che giungono in Italia principalmente in aereo (87,5%) e che mediamente si fermano poi qui per 5,2 giorni (più è lontano il Paese di provenienza degli sposi, più gli ospiti prolungano la loro permanenza nel Belpaese).

Quali sono le motivazioni date per la scelta dell’Italia? Non certo la convenienza (sposarsi in Spagna o Grecia, ad esempio, costa il 15-18% in meno), piuttosto ad attrarre sono la storia e le attrazioni culturali (16,3%), il fascino esercitato e il sogno evocato (12,9%), il romanticismo e la bellezza (12%) e – dulcis in fundo – il cibo (11%). A spingere verso lo Stivale sono anche i racconti fatti da amici o conoscenti che già si sono sposati qui (10,5%).


Ed è proprio il passaparola uno dei canali privilegiati per la promozione del nostro Paese quale destinazione (18,1%), accanto a rete e social network, che sembrano essere in assoluto i mezzi più funzionali (40,2%). 
I promessi sposi cercano, infatti, sul Web i primi preventivi e un orientamento sull’organizzazione, per poi passare alla fase di personalizzazione della loro richiesta, avvalendosi della professionalità di un wedding planner (dei 1.092 i wedding planner italiani, il 31% dichiara di aver organizzato almeno un matrimonio per residenti all’estero nel 2012). Non sembrano esistere pacchetti e proposte standard, ogni matrimonio è studiato e organizzato in base ai desideri degli sposi.

Quello del matrimonio sembra essere, in fondo, un business piuttosto florido in Italia. Si svecchiano gli usi e i costumi, la crisi diventa sempre più pervasiva e diminuiscono, di conseguenza, i matrimoni: le ultime rilevazioni Istat  parlano di 204.830 celebrazioni nel 2011, cioè 12.870 in meno rispetto al 2010, con una flessione di 4,5 punti percentuali tra il 2007 e il 2011; tuttavia le coppie che ancora scelgono di celebrare con i fiori d’arancio il proprio amore non sembrano rinunciare alla voglia di farlo in grande stile.
Stando alle recenti stime dell’Osservatorio nazionale di Federconsumatori, che annualmente monitora la situazione, il costo di un matrimonio “tradizionale”, che prevede circa 100 invitati, va oggi da un minimo di 34.971 euro a un massimo di 58.476 euro, rispettivamente il 2% e l’1% in più sul 2012. Si tratta di cifre non certo alla portata di tutti, che impongono spesso – ci dice l’associazione – la richiesta di un prestito. La soluzione potrebbe essere quella di orientarsi su una celebrazione “low cost”, spendendo il 65% in meno, pari a 12.395 euro in media, pena la rinuncia a molti fronzoli e il ricorso al “fai da te” o all’aiuto di amici e parenti piuttosto che a quello di veri professionisti. A incidere maggiormente sulla spesa è innanzitutto il pranzo (o alla cena) nuziale: da 14.200 a 19.800 euro per un matrimonio tradizionale, 6.200 euro per una soluzione low; a ciò si aggiunge una spesa che va dai 368 ai 749 euro per la torta, che si assesta sui 120 euro in media per un matrimonio modesto. Anche il viaggio di nozze pesa notevolmente (dai 3.850 ai 6.800 euro per la celebrazione standard, 2.300 per il basso profilo). Per questo molto spesso gli sposi rinunciano al viaggio e chiedono a parenti e amici, come regalo, di contribuire al pagamento del pranzo.
Per l’abito della sposa si va da un minimo di 2.790 euro a un massimo di 6.390 (contro gli 820 euro della cerimonia low cost), senza contare scarpe (da 175 a 290 euro, contro 59 euro), lingerie (da 220 a 550 euro, contro 49,50 euro), acconciatura, trucco ed estetista (rispettivamente da 275 a 400 euro, da 184 a 290 euro, da 178 a 209 euro, contro il fai da te delle spose low cost). Per il servizio fotografico si parte dai 2.660 e si arriva ai 3.350 euro (contro 520 euro), mentre per le riprese e il montaggio video dai 980 ai 1.320 euro (spesa annullata da chi vuole risparmiare, che ricorre agli amici). Per le bomboniere dai 1.750 ai 3.250 euro (contro 700 euro), per l’affitto della sala dai 1.420 ai 2.950 euro (per non sostenere questa spesa si opta per giardini o parchi all’aperto), per la musica dai 1.200 ai 1.990 euro (per economizzare ci si fa aiutare da amici per il sottofondo sonoro).

Federconsumatori propone, infine, anche alcune idee per ridurre i costi da sostenere. Svolgere il matrimonio di sera, con una cena leggera, ad esempio, potrebbe rivelarsi molto meno impegnativo rispetto al classico e abbondante pranzo nuziale. Meglio evitare i mesi estivi (giugno-luglio-agosto), i ponti e le festività (domeniche comprese): sposandosi in bassa stagione o durante la settimana si può arrivare a risparmiare fino al 25%. 
Una tendenza evidenziata nell’ultimo periodo è poi quella di condividere le celebrazioni con un’altra coppia, risparmiando fino al 42%. È usanza recente anche quella di svolgere delle celebrazioni a impatto zero, rispettose dell’ambiente: dal mezzo scelto per recarsi in chiesa, alle bomboniere (si preferiscono prodotti artigianali), alle partecipazioni in carta riciclata, fino alla scelta di una location vicina alla chiesa. È possibile, inoltre, riutilizzare l’abito di amiche o parenti, usare solo fiori di stagione (risparmiando fino al 30%), sfruttare i pacchetti e i coupon spesso offerti in Rete e mandare gli inviti gratuitamente via mail.

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