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PMI Dome

Cloud working: la nuova frontiera lavorativa

Tanti professionisti cercano e svolgono il proprio lavoro direttamente online grazie a piattaforme Web di cloud working che fanno incontrare domanda e offerta di lavoro. Il fenomeno è in crescita: +375% delle adesioni nel 2012
di Flavio Calcagno
Flavio Calcagno è junior project manager e si occupa principamente di project planning e opportunità di investimento. Laureato in Scienze Politiche e specializzato in Governo dell’Unione Europea e Politica Internazionale è da sempre affascinato dal mondo dell’editoria e dell’informazione digitale. Scrive per conto di diverse realtà in ambito sociale e imprenditoriale. 
In un momento di crisi del mercato del lavoro come quella attuale, la maggior parte delle aziende hanno deciso di utilizzare maggiormente  l’outsourcing, ovvero affidare i propri servizi a professionisti esterni. Se da un lato cresce l’esercito dei senza lavoro, una massa di persone scoraggiate che non cercano più un impiego aspettando magari che il lavoro “cada dalle nuvole”, dall’altro c’è, invece, chi ha deciso di dire basta al “ricatto” della flessibilità e dei posti precari e ha voluto mettersi definitivamente in proprio, utilizzando Internet come strumento per rendere visibili, e spendibili, il proprio valore e la propria utilità

Queste ultime sono persone che credono sul serio che il lavoro “cada dalle nuvole” perché aspettano proprio che le aziende gli affidino degli incarichi attraverso le piattaforme Web previste dalla nuvola informatica. Si tratta del fenomeno lavorativo del momento, il cloud working, che permette ai cosiddetti freelance di offrire, volta per volta, la propria professionalità a singoli progetti che le imprese propongono. Il tutto senza alcun tipo di contratto, ma attraverso prestazioni singole, a retribuzione garantita, in virtù delle quali l’azienda chiede, attraverso il cloud, e il lavoratore risponde.  

Questo fenomeno, presente negli Stati Uniti fin dal 1999, si sta diffondendo con grande successo in tutto il mondo, dato che, stando alle rilevazioni eseguite dalla società McKinsey, il self employment, ovvero il lavoro fai da te, ha fatto segnare un +375% delle adesioni nel 2012. Una crescita esponenziale che non sembra poter dare segni di interruzione nel prossimo futuro, dato che, secondo uno studio condotto negli USA, nei prossimi due anni è stimato che ben 30 lavoratori su 100 lavoreranno online come freelance e che 9 aziende su 10 affideranno i loro servizi in outsourcing.

Questo anche per via della crisi del mercato del lavoro, che da un lato ha costretto le aziende a ricorrere in misura sempre maggiore all’outsourcing, poiché non più in grado di gestire internamente la totalità del loro business, dall’altro ha determinato un incremento del numero dei freelance in circolazione disposti ad offrire i propri servizi alle imprese.

Così, dopo aver invaso ogni aspetto della nostra vita digitale, il cloud computing è approdato anche nel mondo delle professioni, determinando di fatto il superamento del telelavoro e rendendo obsoleta qualsiasi polemica attorno all’efficacia della vita lavorativa al di fuori dell’ufficio e gestita da remoto. Per molti commentatori infatti, il lavoro da remoto impedisce la creatività dei dipendenti, con effetti negativi sulla redditività dell’azienda. Altri invece, sostengono che lavorare da soli trasforma le persone in meri esecutori di processi produttivi che fanno capo ad altre persone “senza volto”. Persone che, considerata la tipologia “distaccata” di rapporto lavorativo, in qualsiasi momento possono decidere di licenziare senza farsi alcun scrupolo. Cero è però che, nel momento in cui si profila la prospettiva di ottenere un incarico, un appalto o un impiego direttamente online, si effettua lo svolgimento della determinata mansione concordata esclusivamente in Rete e si riceve il compenso pattuito sempre tramite il Web, qualsiasi polemica sull’opportunità di svolgere le proprie attività all’interno di una sede fisica appare quanto mai superflua e retrograda. 

I vantaggi infatti sono evidenti: niente spostamenti, niente orari fissi, niente discriminazioni, niente gioco al ribasso, niente sfruttamento. Non a caso, con la crisi del mercato del lavoro, la corsa spasmodica della tecnologia, la globalizzazione e la compressione dei contratti la crescita, il modello di “lavoro remoto” del Cloud working si sta sviluppando rapidamente anche in Europa, dove si prevede che le postazioni lavorative fisiche si possano dimezzare entro il 2020, spingendo i lavoratori ad alternare le prestazioni lavorative dentro e fuori l’ufficio.

Numerosi professionisti freelance quali ad esempio giornalisti, programmatori, grafici, designer, web editor e blogger, filmaker, sviluppatori di app per iPhone e Android, copywriter, programmatori HTML5 e Javascript, hanno così la possibilità di aumentare le proprie opportunità professionali e arricchire contemporaneamente il proprio curriculum citando collaborazioni con importanti aziende nazionali e internazionali senza essere costretti a trasferirsi da un posto all’altro. 

Come fare per trovare lavoro?
La procedura per farsi conoscere è semplice. L’azienda che cerca un professionista inserisce su piattaforme Web ad hoc dedicate al cloud working  il progetto che intende realizzare, comprensivo di budget e tempistiche di consegna. Dal canto loro i freelance iscritti, se interessati, inviano il loro preventivo al cliente. Il committente, così, dopo una attenta valutazione, sceglie la figura professionale a cui affidare l’incarico. La piattaforma guadagna una commissione su ogni progetto portato a termine e, per quanto riguarda i pagamenti, tutto viene gestito mediante un metodo noto come Safe-pay, volto a garantire la massima sicurezza ad entrambe le parti. Infatti, nel momento in cui viene assegnato il progetto, l’azienda procede a versare il compenso su un conto terzi dove resterà bloccato fino a quando sia l’azienda che il libero professionista non indicheranno concluso il lavoro. Questa procedura elimina ogni possibile insicurezza e mancanza di fiducia verso persone sconosciute a cui non è necessario anticipare nessuna somma prima di iniziare il progetto.

Quali sono le piattaforme a cui affidarsi?
Le piattaforme di collaborazione a distanza più conosciute sono Elance, Scribox, 12designer, Twago
In particolare, Elance è il vero e proprio leader mondiale per il cloud working. La piattaforma americana è nata nel 1999 e conta ormai circa 3 milioni di offerte pubblicate per un valore che supera i tre miliardi di dollari (2,5 miliardi di euro). Su questa piattaforma, i freelance hanno l’opportunità di valorizzare al meglio le proprie competenze mediante un profilo molto dettagliato in cui è possibile inserire, oltre che al proprio CV, il proprio portfolio completo. La commissione di Elance è dell’8,75% e, in media, vengono pubblicati circa 70 mila annunci di lavoro ogni mese. Tra gli strumenti maggiormente apprezzati dai professionisti, vi è la possibilità di rimanere in contatto con il project manager e di condividere con l’azienda il progressivo sviluppo del progetto.
Un’altra piattaforma è Scribox, ideale per offrire servizi editoriali. Scribox consente agli editori di rivolgersi agli autori per la scrittura di contenuti editoriali di qualità e agli autori di ricevere il pagamento sicuro al raggiungimento della soglia minima di 50 euro.
12designer invece, è specializzato nell’incontro tra designer e clienti. L’utilità di questa piattaforma risiede nella possibilità offerta ai clienti di proporre progetti creativi come ad esempio, per la realizzazione di loghi, biglietti da visita, banner, adesivi, manifesti etc, mentre ai designer è consentito di fare le loro proposte. 
Twago infine, è il riferimento principale per quanto riguarda l’Europa e  l'Italia in particolare. Il sito tedesco, nato nel 2010, ha registrato il 287% di crescita nel 2012 e viaggia stabile su un fatturato di 50, 3 milioni di euro. Permette quotidianamente a imprenditori, start-up, piccole e medie imprese, agenzie Web e di comunicazione e aziende IT di entrare in contatto con professionisti nel settore della programmazione, del graphic e web design, con esperti di marketing, traduttori, copywriter e giornalisti. Twago, prevede diverse modalità di iscrizione tra cui quella gratuita “begineer” e applica una commissione del 10% di cui il 7% come commissione per il lavoro svolto e il 3% per l’uso del metodo di pagamento Safe-pay.

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