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L’Italia verso la chiusura della procedura di deficit: c’è il sì dell’UE!

Tra un paio di giorni l’Italia dovrebbe finalmente uscire dalla procedura di deficit eccessivo che era stata avviata nel 2009 quando il rapporto Deficit/PIL era del 5,3%
di Giovanni Garro
1970. Esperto in tecnologie e consulente informatico. Collabora con diverse testate giornalistiche e siti internet nel settore IT, prima tra tutte Edizioni Master (Win Magazine, Quale Computer, Computer Di Più, Idea Web, Corso Avanzato per Mac e iPhone, App Magazine, Le Mie App).
Il 29 maggio sarà il giorno tanto atteso dall’Italia per chiudere la procedura di deficit eccessivo. Lo ha reso noto la Commissione Europea che proporrà ai 27 membri questo provvedimento dopo aver verificato l’operato virtuoso del nostro Paese.

Si tratterebbe di una vittoria del vecchio governo Monti che negli ultimi tempi era stato fortemente criticato per la politica di austerity che ha comportato non pochi problemi all’intero tessuto industriale del nostro Paese. Secondo l’UE, il rapporto deficiti/Pil per il 2012 è stato del 3% mentre per il 2013 dovrebbe essere del 2,9%. Questo non vuol dire che è tutto finito, perché l’Italia dovrà dimostrare anche nei prossimi due anni di proseguire sulla strada del risanamento di bilancio.

La notizia è stata favorevolmente accolta dal nuovo Governo che potrà così contare su margini di manovra più ampi per fare quegli investimenti utili alla ripresa economica e consentire a Letta di aver maggior peso politico nelle decisioni che si prenderanno nell’incontro previsto per fine giugno.

Nel caso l’Unione Europea dovesse davvero formalizzare tale provvedimento, sarebbe comunque presentato all’Italia un pacchetto di raccomandazioni da seguire per i prossimi mesi che comprende innanzitutto il proseguimento dell’azione per il consolidamento del bilancio. A seguire vengono le riforme indispensabili per la crescita, per rendere più efficiente la pubblica amministrazione e il sistema bancario. Ci si augura infine una maggiore flessibilità per il mercato del lavoro e una riduzione della pressione fiscale per le imprese, con politiche di formazioni più attinenti alle reali esigenze.  

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