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Collaborative: la nuova frontiera del marketing online

Internet si dimostra sempre di più un flessibile e potente strumento di marketing, come dimostrato dalla piattaforma Crowdtap
di Nicodemo Angì
Il marketing non è certamente un'attività semplice, implicando innumerevoli variabili e decisioni spesso in contrasto fra di loro: migliorare un aspetto può inficiarne un altro (o molti altri). 

Si tratta di una disciplina che ha conosciuto sviluppi e teorizzazioni rigorose a partire dai primi decenni del secolo scorso ed è quindi abbastanza giovane. L'avvento di Internet non poteva certamente lasciarla “indenne” ed in effetti il Web ne ha profondamente influenzato la direzione e gli strumenti.

Al giorno d'oggi, in effetti, nessuna azienda o istituzione che si rispetti può fare a meno di un sito ma quel che sembrava ormai consolidato, in questi tempi di connettività – in senso esteso, ad esempio anche fra le persone - sempre più pervasiva, può essere stravolto in pochi anni.

In effetti il marketing sta mettendo in discussione i siti Internet sostenendo che essi, almeno in certi casi, sono meno efficaci della presenza aziendale nei social network. Si è quindi data enfasi al social marketing, ritenendolo in grado di “ascoltare” meglio i consumatori, instaurando con essi conversazioni e interazioni personalizzate e molto flessibili.

Non è però finita qui, dato che un'attività del genere, pur molto vicina ai clienti, è comunque marketing verso di loro e non con loro.
Il passo successivo, quello che in qualche maniera splitta le attività di marketing esternalizzandone una parte presso il consumatore e superando anche il social marketing, è il collaborative marketing.

Sulla base di questa idea nasce, a New York, la società Crowdtap. Già il nome è indicativo, abbinando al vocabolo crowd (folla) il suffisso tap, che può essere inteso sia come rubinetto (oggetto che compare anche nel loro logo) sia come il verbo picchiettare.
Crowdtap mette a disposizione dei marketeer due suite (Social Advocay e Insight Community) il cui scopo è raccogliere opinioni, condividere materiali di ogni tipo, organizzare test di prodotti e molto altro ancora.

Questo tipo di “collaborazione” fra clienti e aziende è molto promettente: Crowdtap segnala, per esempio, che il 97% dei consumatori acquisterebbe uno dei prodotti che ha contribuito a definire con i suoi suggerimenti.
Crowdtap cita diversi esempi di questo tipo di attività e qui ne riportiamo solotanto due: Pepsi ha un sistema che permette di creare e votare il sapore di un nuovo soft drink, mentre Texas Instruments ha “reclutato” 300.000 insegnanti perché partecipassero online alla progettazione di una nuova calcolatrice, in modo che essa soddisfacesse le loro necessità.

La partecipazione del cliente all'ideazione e al testing di un prodotto ha molte ricadute positive, certificate da un'indagine condotta su 1.000 persone. Gli intervistati di Crowdtap mettono infatti al primo posto - fra i fattori che determinano la fedeltà del consumatore – il fatto che l’azienda ascolti le opinioni dei clienti sul prodotto (73%), seguito dal prezzo (54%) e dalla disponibilità della compagnia ad ascoltarne le idee in fase di creazione (42%).

Consultare i consumatori ha un altro effetto positivo: la partecipazione alla creazione di prodotti, li trasforma infatti in “militanti” del marchio, che lo promuovono e ne condividono la filosofia 4 volte più dei clienti normali. Questi consumatori simpatizzanti di un brand spendono inoltre il doppio (per il marchio che li ha coinvolti) di quelli neutri.

Crowdtap ha poi elencato 5 passi fondamentali per l'implementazione delle strategie di marketing collaborativo.
Il primo è trovare qualcuno interessato alla partecipazione nella definizione di un prodotto/servizio. I fattori chiave possono essere diversi – dal proporre un'idea alla ricerca dell'affare – ma in ogni caso vale la pena di scandagliare i database dei sistemi CRM ed i propri seguaci su Facebook, Twitter e simili per trovare persone da interessare.
Molto importante è poi il coinvolgere i consumatori più fedeli e trovare la maniera di renderli degli “evangelizzatori” del marchio, un ruolo più prezioso perfino rispetto a quello del cliente fidelizzato.
Il terzo punto sottolinea l'importanza di mirare i contenuti ai diversi target, dato che i contenuti virali possono essere anche imprevedibili. È invece più affidabile segmentare i contenuti e aggiornali di frequente, in modo da “rifornire” i clienti più attivi con materiale nuovo.
Direttamente legata alla dinamicità del Web è poi la necessità di essere “veloci”. L'azienda deve essere con le antenne ben alzate per captare subito le novità (nella fruizione dei contenuti, nei network sociali, nei modi di acquisto...) e adeguarsi rapidamente.
L'ultimo punto è il credere nella filosofia collaborativa e concepirla come un impegno a lungo termine. Il coinvolgimento attivo dei clienti infatti non nasce dall'oggi al domani ma va preparato e pianificato nel tempo.


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Commenti
1Commento

social media marketing

Perché considerare il collaborative marketing come il superamento del social marketing, quando invece ne è probabilmente lo stato dell'arte? Agenzie come Gaffstrategy ad esempio utilizzano i social network principalmente come dispositivi per le digital PR cercando innanzitutto la collaborazione con gli utenti definiti influencer, i grandi starnutitori che catalizzano l'attenzione su determinati argomenti. È essenzialmente il cuore del web marketing :-)

Inviato da francesco margherita

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