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PMI Dome

Privacy a rischio con i Google Glass

Gli organismi mondiali sulla privacy chiedono delucidazioni a Google su come verranno trattati i dati raccolti dagli occhiali più discussi del momento
di Giovanni Garro
1970. Esperto in tecnologie e consulente informatico. Collabora con diverse testate giornalistiche e siti internet nel settore IT, prima tra tutte Edizioni Master (Win Magazine, Quale Computer, Computer Di Più, Idea Web, Corso Avanzato per Mac e iPhone, App Magazine, Le Mie App).
Gli occhialini con realtà aumentata preoccupano i Garanti per la privacy di tutto il Mondo perché non è ancora molto chiaro come Google intende utilizzare i dati raccolti, oltre al fatto che molte persone si troverebbero ad essere riprese e fotografate a loro insaputa.

Tutti gli organismi mondiali che fanno parte del Global Privacy Enforcement Network, tra cui anche il Garante della privacy italiano, hanno sottoscritto una lettera inviata a Google per chiedere chiarimenti su come i Google Glass gestiscano i dati raccolti e su come BigG intenda utilizzarli.

Questi occhialini di realtà aumentata, infatti, sono dotati di una fotocamera che può registrare video e scattare foto, e di un microfono per il parlato e l’audio ambientale. Attraverso la connessione dati, queste informazioni possono essere poi inviate sul Web e utilizzate per scopi ancora non molto chiari. 

Ed è proprio su questo aspetto che Antonello Soro, Garante per la privacy italiano, e gli altri membri del GPEN hanno chiesto maggiori chiarimenti. Il progresso tecnologico porta con se vantaggi ma anche rischi che vanno valutati e controllati. Nell’era digitale il furto dei dati personali rappresenta uno dei maggiori pericoli e le persone si trovano spesso derubate di frammenti della loro vita che vengono diffusi sul Web a loro insaputa con tutte le conseguenze che questo comporta.

Ci sono già leggi sulla Privacy, ma di fronte a nuovi strumenti come gli occhialini di Google possono non essere sufficienti. I Google Glass sono ancora in fase di sviluppo e dovrebbero essere immessi sul mercato per la fine dell’anno. Prima di allora, le autorità internazionali vogliono vederci chiaro. Sta ora a Larry Page e soci fornire le garanzie richieste se non vuole che il suo gadget ultratecnologico venga bloccato prima del nascere.

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