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PMI Dome

Ritenuta su bonifici esteri: come evitarla

La Commissione europea non è del tutto convinta, però

Redazione PMI-dome

Dal 1° febbraio, le banche sono obbligate a trattenere il 20% su tutti i bonifici destinati dall'estero a persone fisiche, a meno che il destinatario non presenti un'autocertificazione per evitare la ritenuta. Ma di quale documentazione si tratta, precisamente? Stando agli esperti interpellati dal Sole 24 ore, si tratta dell'autocertificazione con cui il destinatario delle somme di danaro dimostri che queste non abbiano natura di “reddito” di capitale (art. 44 co. 1, lett a), c), d), h) del TUIR) o un reddito diverso di cui all'art. 67 co. 1, lett. b),c),f), e) e h) del TUIR. È consigliabile allegare all'autocertificazione anche tutti i documenti a supporto della stessa, in particolare il quadro Rw o la dichiarazione di mancata compilazione dello stesso. Potrebbe essere utile allegare anche il Modello Unico, da cui si evinca che la somma percepita non sia ricollegabile ad investimenti all'estero, o che non si disponga di alcun bene o capitale all'estero.

Nel caso l'intermediario abbia già operato in automatico la trattenuta, in mancanza dei presupposti, è possibile attivarsi per la restituzione della cifra in due modi: chiedere all'intermediario il rimborso entro il 28 febbraio dell'anno successivo, come disposto dal DPR n. 445/97; oppure presentare istanza di rimborso con le modalità ed i termini dell'art. 38 del DPR n. 602/73, entro i 48 mesi successivi all'erronea ritenuta.

A ogni modo, la Commissione europea ha espresso qualche perplessità su questo nuovo balzello, come espresso dal commissario Algirdas Semeta, per bocca della propria portavoce Emer Traynor. "Durante il press briefing di questa mattina ho detto che stiamo esaminando la norma introdotta dall’Italia che prevede una tassazione del 20% sui prelievi sui bonifici dall’estero ricevuti dai correntisti italiani, "ha dichiarato la Traynor, come riportato da ItaliaOggi. "Dobbiamo stabilire se ci siano dei limiti alla libera circolazione dei capitali. Al momento, tuttavia è troppo presto per dire che la Commissione è preoccupata dalla norma italiana o che prenderemo un provvedimento nei confronti dell’Italia. Dobbiamo ancora analizzare nello specifico la legge prima di emettere un giudizio."


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