Dato che a torto o ragione gli "addetti ai lavori",
pur nelle difficoltà o tra mille segnali di segno opposto, continuano
a tentare di farsi strada nel mercato dell'e-commerce, continuiamo ad interrogarci
su questo argomento.
Molto è già stato detto, dagli analisti, dai siti informativi
- questo come molti altri - dagli imprenditori ed investitori. Eppure a volte
si ha la netta sensazione che i fatti seguano una logica differente per nulla
in linea con le parole dette.
Perchè nonostante i molti investimenti, gli oggettivi vantaggi, la crescente diffusione di Internet, l'e-commerce prosegue invece solo a stento?
Certo le previsioni
parlano di crescita - sempre che non vengano smentite il giorno dopo da nuovi
dati - ma sempre affermando come questo mercato sia ancora troppo ristretto
rispetto alle possibilità.
A questo punto - assumendo il ruolo "dell'avvocato del diavolo" -
viene da chiedersi: "ristretto alle reali possibilità o ad esagerate
aspettative?"
Ognuno sembra proporre una propria soluzione:
Se davvero fosse così semplice seguire queste indicazioni e metterle
in pratica il commercio elettronico ci avrebbe regalato quel boom che tutti
annunciano ma che non arriva mai. Quindi?
Certo esistono casi di successo, non sono nemmeno pochi! Ma quanti in realtà
non riescono? Molti.
E soprattutto, quanti, anche ora, stanno lavorando in perdita attentendo che
questo agognato bomm dell'e-commerce si scateni?
Le tecnologie avanzano, le persone però non seguono la
"velocità di Internet".
Quanti imprenditori sono stati resi, anche brutalmente, consapevoli dei rischi
e delle difficoltà che avrebbero dovuto affrontare nell'online?
Non molti temo.
C'è chi dice che l'era dell'alfabetizzazione è già finita,
ma a mio parere non è nemmeno iniziata.
Siamo ancora nella fase in cui mettendo una "e-"
davanti alla propria attività si entra di diritto nel fantastico
(e potrebbe non essere un complimento) mondo del business online.
Una volta che il proprio e-shop si aprirà, come un mondo parallelo, sul
monitor del Pc, il gioco sarà fatto.
Gli affari, i clienti, i ritorni arriveranno.
Quello che non si dice è che prevedere un mercato che
ancora, in realtà, non esiste è ancora più difficile di
uno che già c'è; si rasenta quasi la fantasia pura.
Non si dice che l'e-commerce non è altro da sè, dalla propria
attività, dalle caratteristiche della propria impresa e che senza una
base già molto solida offline, la caduta - tutt'altro che virtuale -
è più facile e decisamente più dolorosa.
Non si parla di come Internet non sia solo un mezzo che avvicina, ma anche un
formidabile strumento che può suscitare negli utenti l'irresistibile
voglia di scappare.
Dove?
Nel mondo reale dove non è necessario essere un "esperto informatico"
per capire come completare la procedura d'ordine per un prodotto; dove mentre
faccio i miei acquisti posso anche pensare ad altro, e divertirmi.
Dove non ho costantemente la paura - fondata o meno - che qualcuno mi ripulisca
il conto in banca mentre io, ignaro, aspetto il corriere...che poi magari arriva
anche con una settimana di ritardo e mi costa il 50% del prezzo del prodotto.
Un paradosso forse, ma l'idea di potere, anzi dovere, trovare
tutto online non è necessariamente divertente, anzi confonde; è
come un menù con troppi piatti da scegliere; quasi infastidisce. Soprattutto
se la scelta costa troppa fatica e tutto sommato non si hanno particolari guadagni.
Se pensiamo che ancora si stenta a tradurre in realtà la più banale
delle aspettative del cliente: comprare un oggetto
che da virtuale diventi reale nelle proprie mani...solo questo dovrebbe
far pensare, e molto.
Non che si pretenda di dare una soluzione, nemmeno la si intravede, ma forse prima di parlare di e-commerce andrebbero risolti, nell'offline, tutti quei "se" e quei "quando".
Emanuela Pasino