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PMI, ICT, e-commerce. Una nuova consapevolezza?

Riflessioni sugli ultimi dati statistici per capire a che punto è arrivata, in realtà, l'innovazione tecnologica nella piccola-media impresa italiana.
di Emanuela Pasino | 12 aprile 2002
Le ultime ricerche, ed in particolare il 5° rapporto IBI 2002 (di cui abbiamo riportato i dati principali) non hanno fatto altro che confermare quali e quante siano ancora le problematiche legate alll'e-commerce italiano; ed anche come il rapportarsi, soprattutto della piccola-media impresa, al mondo dell'ICT, sia ancora viziato da alcune ingenuità o errori di valutazione.

Volendo riflettere brevemente sui dati emersi, ottiene una conferma la sensazione è che solo ora le PMI (ed ancora troppo poche)comincino a rendersi conto dei reali ostacoli che si frappongono tra l'adottare l'innovazione tecnologica e l'ottenerne un successo. Il passaggio non è automatico ma da molti viene ancora considerato tale.
Lo stesso vale, ovviamente, per l'e-commerce verso il quale prevalgono atteggiamenti di estrema prudenza, ed una visione ancora poco focalizzata sul cliente trattato nella sua "interezza".
Soprattutto sembra proprio che non sia stato ancora acquisito un concetto fondamentale.

Perchè si possa solo aspirare ad un successo in questo campo, occorre impegnarsi ed investire risorse e budget nella pianificazione iniziale, ovvero in un attenta analisi delle condizioni del mercato di riferimento, delle prospettive, del valore che a tale mercato si può aggiungere, delle soluzioni ai possibili problemi che potrebbero insorgere, ecc.
Tale momento di riflessione, costruzione di un progetto ragionato in prospettiva, ed anche di certa autocritica, è fondamentale. Non garantisce il successo da solo, ma di certo aiuta a prevenire che un'azienda perseveri in investimenti che non corrispondono ai risultati sperati...e se ne stupisca.

Non è una sorpresa, dunque, che in un panorama in cui le difficoltà, la competizione aumentano, solo in rari casi (quando di e-commerce si può parlare), esso porti al successo ed ai risultati sperati. Per tutti gli altri si tratta di investire in siti ed offerte la cui inconsistenza non fa che aumentare la sensazione dei consumatori di non potersi avvicinare con soddisfazione a tale strumento.

D'altronde è altrettanto vero come per le PMI spesso manchino risposte adeguate alle loro specifiche necessità. Se è vero che l'innovazione tecnologica è comunque costosa, in Italia si subisce una politica economica spesso svantaggiosa per queste imprese, si devono affrontare problematiche infrastrutturali che hanno un peso non indifferente, a fronte di incentivi e finanziamenti poco divulgati e spesso molto lenti nella loro erogazione.
Allo stesso tempo sono poche le proposte valide anche in materia di applicazioni disponibili (pensiamo solo all'importante settore della logistica) che risultino agevoli, efficaci ed economicamente accessibili ad un impresa di medie o piccole dimensioni.

A beneficiare di questa innovazione tecnologica sono dunque, almeno per ora, soprattutto i "big del mercato". Il motivo è semplice ed intuitivo, essi hanno la possibilità di ammortizzare i costi - comunque alti - di tale implementazione tecnologica e aziendale (ricordiamoci che introdurre tecnologia significa un totale ed equilibrato ripensamento dell'azienda nel suo complesso), ed inoltre, grazie alle maggiori risorse, possono contare su competenze tecniche, e non solo, aggiornate, e decisamente più competitive sul mercato.
Questo vale anche per le risorse umane competenti e qualificate su cui possono far affidamento con maggiore facilità, sui più consistenti investimenti che possono dirigere verso la formazione continua di tali risorse.

Nonostante queste problematiche difficili da affrontare, le aziende italiane sembrano - giustamente - non voler rinunciare ad affrontare il mercato delle new economy.
Possiedono forse una maggiore consapevolezza della difficoltà di un mercato che più di altri costringe ad un continuo aggiornamento, ripensamento, ad un'attenzione concentratata su obiettivi diversi da quelli a cui si era abituati in precedenza, ecc.

Di certo questo tipo di autocoscienza, che purtroppo non è ancora generalizzata, rappresenta un primo positivo passo per poter assistere in futuro ad una ripresa della piccola-media azienda italiana nella new economy.

di Emanuela Pasino


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