Continuano le riflessioni di Giancarlo Livraghi su Internet ed il suo legame con il denaro. Nei seguenti due articoli, questo ed il prossimo, la discussione si incentrerà sul problema dei contenuti online, ed il loro valore che, se di qualità, esula dagli stretti termini monetari; mezzo con cui, quasi unico, si tende invece a misurarlo.
(E.P.)
La situazione è più complessa quando si tratta di attività online che offrono "contenuti". Prima di entrare nel merito... mi scuso per la ripetizione di cose che ho già scritto in questa rubrica e altrove... ma è necessario ribadire due concetti.
Se con queste premesse abbiamo tolto di mezzo tutti fuorché chi per professione e "missione" è un fornitore di contenuti cioè di notizie, informazioni e approfondimenti) finalmente arriviamo con un minimo di chiarezza a un problema reale e non risolto.
C’è un’enorme quantità di contenuti gratuiti in rete. Molti sono scadenti, ma ce ne sono di ottima qualità e continueranno a esserci. È recente la notizia che il MIT ha deciso di mettere online tutti i contenuti che ha, compresi i corsi universitari. Ben sapendo che in quel modo non avrà un solo studente pagante in meno nelle sue aule, mentre avrà rafforzato il suo ruolo come istituzione culturale.
Questo è tutt’altro che un caso isolato. Sono infiniti gli esempi di organizzazioni e strutture che offrono e offriranno contenuti di valore in rete senza pretendere alcun pagamento. Quindi allo stato dell’arte (e per il prevedibile futuro) la partita è persa per chi pensa di poter vendere "contenuti" (se non nel caso di servizi fortemente specialistici che già oggi sono "chiusi" e a pagamento).
Come se ne esce?
Se avessi una formula magica per risolvere questo problema sarei un mago. Credo che le soluzioni debbano essere sperimentate e verificate in ciascun caso specifico. Ma, in generale, si possono fare alcune ipotesi.
Una è che molti servizi di "informazione" online, nati senz’altro obiettivo che far soldi in fretta offrendo "contenuti purchessia", ci facciano la cortesia di chiudere e lasciare spazio a chi lavora più seriamente.
La rete ha bisogno di grande varietà, diversità e molteplicità. Non si tratta quindi di auspicare una catastrofe ecologica che lasci in piedi solo pochi grandi operatori. Al contrario, dobbiamo desiderare che continui a moltiplicarsi la diversità. Molte strutture "piccole e dedicate" continueranno a offrire qualità migliore di qualsiasi grande e indistinto calderone.
Ma le erbacce sono troppe, non ci sono mondine e sarebbe pericolosissimo usare diserbanti, quindi dobbiamo augurarci che l’asfissia (per mancanza di "denaro facile") porti all’estinzione di almeno qualcuna delle infinite specie di gramigna di cui è infestata l’ecologia della rete.
...continua
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