Il dibattito "Gratis
o non gratis?" è l'argomento principe tra coloro che scrivono o operano
nella New Economy.
Se fino ad oggi in molti sono stati pronti a scommettere che il modello gratis-like
fosse sufficiente a garantire adeguate entrate nelle casse degli operatori (fino
a tentare di far aumentare l'audience consentendo alle persone di accedere alla
rete anche attraverso strumenti poco "ortodossi" quali la tv, il telefonino,
ecc.) altrettanti operatori sono convinti che far pagare i contenuti possa
diventare la chiave di volta per risollevare le sorti dell'eBusiness.
In effetti ritenere che in rete fosse realizzabile un'economia fondata sul solo
gratis è una bufala che in molti hanno cercato di far passare per la nuova frontiera
dell'Economia. Informazioni e servizi offerti gratuitamente al vasto pubblico
in forte crescita e unica condizione "for profit" legata alla vendita di prodotti
online (il tanto famoso e discusso ecommerce).
Ma l'economia come
ci ha insegnato il buon Adam Smith è una scienza sociale basata sulla
volontà del consumatore di soddisfare un bisogno accaparrandosi una risorsa
a fronte di un valore economico. E zero non è un valore economico.
Le risorse a disposizione non sono sufficienti a soddisfare i bisogni di tutti
i consumatori e questa scarsità le rende ambite. Ma oltre a dover essere sufficientemente
scarsa (e quindi vi sia un senso egoistico nel volersela accaparrare) è necessario
che una risorsa sia anche utile rispetto ai bisogni del consumatore.
Altrimenti non ha senso spendere del denaro per assicurarsela.
Alcuni economisti hanno definito l'economia come "la scienza sociale delle
risorse scarse" e questa definizione dovrebbe rendere bene l'idea di quale
sia il contesto di riferimento quando si parla di Economia e quindi di modelli
di business. Se una risorsa è utile e scarsa (quindi ambita) può aver senso
produrla: e dico può perché tale affermazione ha senso solo se la somma delle
risorse (economiche) necessarie alla sua produzione risultano inferiori al valore
economico che il consumatore sarà disposto a sborsare per tale risorsa.
Mi scuso per la
micro lezione di economia: questa necessaria premessa mi serve da supporto all'analisi
che segue e che rappresenta il vero cuore del problema.
Ho letto tanti interventi su Mlist (la lista di marketing di Elena Antognazza)
e su newsgroup nei quali tanti autori hanno affermato un principio che suona
più o meno così: "Internet sovverte le leggi dell'economia. Nel passato una
risorsa ha avuto valore in funzione della sua scarsità, con la New Economy accade
esattamente il contrario!".
Ecco la spiegazione
(secondo gli autori) del proliferare di tanti progetti content-oriented volti
ad offrire contenuti in grandi quantità in forma per lo più gratuita (per
non dire solo gratuita) pur di accaparrarsi una quota di mercato (in
termini di share) più alta possibile.
Ma l'ipotesi sulla quale è fondata questa l'analisi è probabilmente poco corretta.
In realtà la risorsa scarsa, in questo modello di business tipico della scorsa
e-generazione (modello, ovviamente, da me non condiviso), non era il
contenuto del sito (informazione/servizio) bensì l'attenzione del consumatore.
In un ambiente affollato (molte aziende, molti media e moltissimi messaggi)
è difficile far si che il consumatore conceda alle aziende la propria attenzione.
L'attenzione diventa così una risorsa utile (permette di veicolare un
messaggio) ed ambita (non la si può concedere a tutti per motivi di tempo).
In un solo termine: scarsa.
continua nella prossima puntata....
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